Crisi Ucraina-Russia, intervista a Francis Fukuyama: "Putin non si accontenterà di Kiev. La sua è una sfida alle democrazie"
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Francis Fukuyama avverte: "Non c'è ragione per credere che Putin si accontenti dell'Ucraina. Quindi una cosa deve essere molto chiara: se dopo passerà a minacciare i Paesi della Nato, dobbiamo essere pronti, determinati ed uniti ad applicare l'articolo 5 dell'Alleanza per fermarlo, ossia l'uso della forza militare per la difesa reciproca. Tutto è in gioco".
L'autore di "Fine della storia e l'ultimo uomo" (The End of History and the Last Man) riconosce che la storia non è finita: "Trent'anni fa sottovalutai due elementi: primo, la difficoltà di creare non solo una democrazia giusta, ma anche uno Stato moderno, imparziale e non corrotto; secondo, la possibilità della decadenza interna nelle democrazie avanzate. La loro crisi è stata alimentata da vari fattori complessi, come la globalizzazione, le disuguaglianze, lo sviluppo di internet e dei social. Nello specifico, poi,…
NEW YORK - Francis Fukuyama avverte: "Non c'è ragione per credere che Putin si accontenti dell'Ucraina. Quindi una cosa deve essere molto chiara: se dopo passerà a minacciare i Paesi della Nato, dobbiamo essere pronti, determinati ed uniti ad applicare l'articolo 5 dell'Alleanza per fermarlo, ossia l'uso della forza militare per la difesa reciproca. Tutto è in gioco".
L'autore di "Fine della storia e l'ultimo uomo" (The End of History and the Last Man) riconosce che la storia non è finita: "Trent'anni fa sottovalutai due elementi: primo, la difficoltà di creare non solo una democrazia giusta, ma anche uno Stato moderno, imparziale e non corrotto; secondo, la possibilità della decadenza interna nelle democrazie avanzate. La loro crisi è stata alimentata da vari fattori complessi, come la globalizzazione, le disuguaglianze, lo sviluppo di internet e dei social. Nello specifico, poi, l'invasione dell'Iraq e la recessione del 2008 hanno alimentato la reazione populista che viviamo oggi. Putin l'ha sfruttata per creare un nazionalismo russo basato sull'idea imperiale e il controllo dei Paesi vicini. Non ha mai accettato il crollo dell'Urss e si considera in guerra con l'Occidente".
L'invasione dell'Ucraina è già in corso?
"Presumo che se il presidente americano fa un'affermazione così definitiva ci deve essere qualcosa dietro".
Qual è l'obiettivo di queste dichiarazioni?
"Vogliono cercare di screditare in anticipo la disinformazione che Putin userà per giustificare le sue azioni".
E qual è l'obiettivo di Putin?
"Come prima cosa vuole riassorbire l'intera Ucraina nella Russia, e rimettere insieme quanto può dell'Urss. Le truppe ora in Bielorussia non andranno mai via e quel Paese è già stato riassorbito da Mosca, anche se ciò non è stato ratificato legalmente. Poi vuole estendere la sua zona di influenza sull'Europea orientale, con l'obiettivo finale dichiarato di tornare a controllare i Paesi entrati nella Nato dopo il 1991".
Ha ragione a dire che l'Alleanza non ha rispettato gli accordi con la sua espansione?
"No, assolutamente no. Molti studiosi hanno esaminato attentamente la questione, e non c'era mai stato l'impegno che la Nato non si sarebbe espansa. Quindi nessuna promessa è stata violata".
Fu un errore nel 2008 promettere all'Ucraina l'ingresso nell'Alleanza?
"All'epoca ero contrario, non perché Kiev non avesse il diritto di entrare, ma perché la Nato è un'alleanza militare basata sull'articolo 5. Sul piano logistico e pratico non c'era modo per noi di difendere Georgia e Ucraina, quindi non era saggio farlo. In realtà nessuno ha mai pensato che Kiev avrebbe aderito. Dire che poteva unirsi era allo stesso tempo un modo di compensarla e di allontanarla".
Putin chiede di cambiare l'architettura della sicurezza europea. È possibile aggiornarla?
"Ci sono temi che possono essere affrontati, come i missili di raggio medio. C'era un trattato, era buono averlo, i russi lo hanno violato, ma sarebbe utile aprire un nuovo negoziato per accordarsi. Poi ci sono molte cose che Mosca fa dall'altra parte del confine, minacciando i membri della Nato, e quindi sarebbe buono discuterle. Ci sono tante questioni concrete da affrontare in un negoziato generale, ma le richieste avanzate dai russi sono ridicole. Vogliono smantellare i guadagni fatti dalla democrazia dopo il collasso dell'Urss, e questo non è negoziabile".
Ha detto che la fine dell'Unione Sovietica è stata la più grande tragedia della storia: vuole ricostruirla?
"Certo, lo ha dichiarato. Ha ragione a sostenere che l'Ucraina è una minaccia per lui, ma non nel senso militare che intende. Putin ha affermato che la democrazia non si adatta ai popoli slavi, e quindi se riuscisse a prosperare a Kiev, anche se in maniera imperfetta, dimostrerebbe che lo stesso può accadere in Russia, senza di lui. Ma la minaccia militare è inesistente".
Quindi la strategia generale è sfidare la democrazia insieme alla Cina?
"Ovviamente. È un'affermazione esplicita dei governi autoritari, e su questo punto è Putin che li guida. Io ho passato molto tempo in Ucraina durante gli ultimi sette anni, perché abbiamo programmi per addestrare i giovani locali. Ogni volta che vado ripeto loro che lo faccio perché Kiev è il fronte della lotta globale per la democrazia. Se l'Ucraina avrà successo, sarà un successo in generale per la democrazia. Anche Putin crede a questo, ma nella sua versione. Se la democrazia avrà successo a Kiev, potrà averlo anche in altri Paesi, e ciò è per lui una minaccia letale".
Le democrazie però lo aiutano, con i loro problemi interni. Perché sono in difficoltà?
"In generale servirebbe un livello di solidarietà più alto fra le democrazie. Presentare un fronte unito davanti a queste sfide è importante, ma finora non è avvenuto. I tedeschi in particolare hanno molti interessi economici in Russia, e spesso sembra che diano la priorità a questi interessi, invece della soldarietà con le altre democrazie. L'accordo per fronte unito contro l'autoritarismo è fondamentale. Poi c'è questo nuovo fenomeno dei partiti di destra, inclusi gli Usa, favorevoli a Mosca. Gente nella destra estrema americana dice che la Russia ha diritto ad una sfera di influenza e ammira Putin, perché è un forte leader autoritario. Ci sono forze estremiste anche in Europa che credono a questa versione, come Le Pen e Zemmour in Francia, o Salvini in Italia. In pratica sono dalla parte della Russia. Come Trump, che non ha fatto dichiarazioni di sostegno aperto per Putin, ma simpatizza con lui".
Le autocrazie e le loro quinte colonne possono prevalere?
"Uno dei Paesi più vulnerabili sono proprio gli Usa, perché il Partito repubblicano è stato catturato da Trump, e approva leggi a livello statale per rovesciare le presidenziali del 2024, se non andranno come vogliono. Se ciò succedesse sarebbe un grande disastro. Se la democrazia fosse sfidata e rovesciata negli Usa, come Trump ha cercato di fare nel 2020, rappresenterebbe un pericolo esistenziale per la sua sopravvivenza. Da questo punto di vista l'Europa occidentale sta meglio. Ci sono movimenti populisti in ogni Paese, ma negli Usa sono più profondi e la polarizzazione è paralizzante. Ciò è male enorme, quando succede nella democrazia più grande e potente".
I sostenitori di Putin dicono che ha già vinto, perché ha attirato tutta l'attenzione e detta l'agenda.
"È un'interpretazione sbagliata. Gli piace che Macron, Scholz e i britannici vadano a Mosca a pregarlo di non attaccare, ma dall'altra parte la Nato è stata unita e rienergizzata da questa crisi. Anche dopo, resterà un'organizzazione molto più unita di prima. Finlandia e Svezia discutono se entrare. Alla fine non dichiarerei la vittoria politica di Putin".
Come giudica la strategia di Biden?
"Era quello che doveva fare. Nessuno vuole mandare truppe a combattere per l'Ucraina, ma rafforzare la sua capacità di combattere e difendersi è importante. Le sanzioni economiche, inclusa la cancellazione immediata del gasdotto Nord Stream 2, hanno un grande peso".
Se ci sarà l'invasione basteranno?
"Le sanzioni sono la condizione minima. Possono prendere di mira le elite russe, cioè tutti i ricchi vicini a Putin che mettono i loro soldi a Londra e nelle altre capitali occidentali, bloccando le loro attività. Non ci vuole molto. Si doveva fare prima della crisi, ma certamente se ci sarà l'invasione".
E basterà a fermare Putin in Ucraina?
"Non lo so, ma non sembra che si possa fermare ora".
E dopo cos'altro andrebbe fatto?
"Non c'è ragione per credere che riprendersi l'Ucraina sarà abbastanza per lui. Se guardiamo le richieste fatte, vuole la completa cessazione delle attività Nato in tutto l'ex Patto di Varsavia, Repubblica ceca, Polonia, Paesi baltici. Se riprenderà l'Ucraina andrà avanti a domandare altre cose, partendo da Georgia, Moldova e altri Paesi".
Se minaccerà i membri della Nato bisognerà applicare l'articolo 5?
"Assolutamente sì. È una cosa molto buona che stiamo rafforzando le forze Usa e occidentali nei Paesi più esposti".