A Donetsk, la città sospesa: “Sogniamo la pace, ma la guerra è alle porte”
di Luca Steinmann , di Luca SteinmannDONETSK - Il giorno dopo il riconoscimento da parte di Mosca delle due repubbliche separatiste filorusse, Donetsk si sveglia in un'atmosfera di rassegnata normalità, che mischia sentimenti di paura e speranza. E soprattutto di grande incertezza per il futuro. Nella notte è arrivata la notizia dell'ingresso nel Donbass dei carri armati dell'esercito regolare russo e tutti attendono di vederli sflilare per le strade. E dai territori della Federazione russa viene segnalato il movimento di oltre 100 convogli militari verso il confine con l'Ucraina. L'attesa viene però smentita. Durante la giornata non si notano movimenti di soldati diversi rispetto al solito. In molti non escludono che i militari russi siano effettivamente presenti nella regione, emerge però come il Cremlino abbia finora deciso di rinunciare a ingessi trionfali che diano l'idea di una conquista. Se i russi ci sono si mimetizzano tra le locali milizie separatiste.
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DONETSK - Il giorno dopo il riconoscimento da parte di Mosca delle due repubbliche separatiste filorusse, Donetsk si sveglia in un'atmosfera di rassegnata normalità, che mischia sentimenti di paura e speranza. E soprattutto di grande incertezza per il futuro. Nella notte è arrivata la notizia dell'ingresso nel Donbass dei carri armati dell'esercito regolare russo e tutti attendono di vederli sflilare per le strade. E dai territori della Federazione russa viene segnalato il movimento di oltre 100 convogli militari verso il confine con l'Ucraina. L'attesa viene però smentita. Durante la giornata non si notano movimenti di soldati diversi rispetto al solito. In molti non escludono che i militari russi siano effettivamente presenti nella regione, emerge però come il Cremlino abbia finora deciso di rinunciare a ingessi trionfali che diano l'idea di una conquista. Se i russi ci sono si mimetizzano tra le locali milizie separatiste.
"Non ho ancora capito se oggi mi sono svegliata in Ucraina o in Russia", dice Ludmilla, che gestisce un baracchino sul viale principale della città. Di fronte a lei i militanti filorussi festeggiano per le strade. Lunghe colonne di macchine sfrecciano avanti e indietro sventolando bandiere russe e suonando i clacson. Come nel caso della sera prima, però, si tratta di poche decine di persone, alcune delle quali legate all'amministrazione locale. I festeggiamenti non coinvolgono le masse dei cittadini, che assumono invece un atteggiamento di discreta attesa e trascorrono la quotidianità senza particolari cambiamenti. Anziani, donne e ragazze fanno acquisti tra le bancarelle del mercato di fronte alla stazione centrale mentre in lontananza si sentono di tanto in tanto le esplosioni provenienti dai campi di battaglia. I botti sono oggi meno frequenti rispetto ai giorno precedenti.
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"Rispetto a ieri per me non è cambiato molto" racconta Titjana, che gestisce un negozio di frutta. "Nelle ultime ore i bombardamenti sono un po' diminuiti ma temiamo che riprendano presto. Sono otto anni che vanno e vengono, ormai sono abituata. Però voglio avere speranza". Più che dalle bombe Tatjana sembra preoccupata dalla crisi economica. "Con l'evacuazione dei civili e la chiamata alle armi degli uomini ho perso molti clienti. Ormai sono tutti al fronte oppure in Russia". In merito all'arrivo delle truppe russe preferisce non sbilanciarsi: "A me basta che si trovi una soluzione perché questa guerra finisca presto. Abbiamo bisogno di rompere l'isolamento internazionale in cui siamo da anni".
Come tutte le altre persone con cui si parla anche lei è convinta che la notte scorsa abbia segnato il definitivo ingresso delle zone separatiste nella Federazione russa e che l'integrazione completa sarà solo questione di tempo, come avvenuto con la Crimea. Il riconoscimento delle due repubbliche rappresenta di fatto la loro fine. Quasi tutti considerano l'Anschluss una alternativa di gran lunga migliore rispetto all'attuale presunta indipendenza. "Mia figlia ha sette anni e nella sua vita ha conosciuto solo la guerra" racconta Veronica, giovane mamma che passeggia per il mercato. "Io cerco di crescerla raccontandole un mondo diverso. Ora spero solo che la diplomazia internazionale trovi una soluzione e ci permetta di vivere da persone normali e potere viaggiare per poi tornare a casa. Io vorrei che il futuro di mia figlia fosse qui".
Le speranze che si vada verso la pace sembrano non corrispondere alle misure che le autorità filorusse, ormai sempre più integrate in quelle di Mosca, stanno adottando. Continua a ritmi serrati la mobilitazione degli uomini al fronte e l'età di reclutamento è stata alzata sopra i 56 anni. Nel frattempo le autorità della vicina repubblica di Lugansk hanno intimato all'esercito ucraino di abbandonare le proprie postazioni nelle parti di Donbass che controllano. Toni che fino a ieri sarebbero stato impensabili.
Nelle zone adiacenti alle linee del fronte gli abitanti rimasti passeggiano per le strade semi distrutte, approfittando di questa giornata in cui i rumori dei combattimenti sono meno continui. Nessuno si illude che l'integrazione nella Russia possa realmente condurre in tempi brevi alla fine dei conflitti. Semmai ci si aspetta una recrudescenza. Il quartiere di Oktoberski è adiacente all'aeroporto e si trova ad un solo chilometro dalla prima linea. Negli ultimi tempi è stato ripetutamente bombardato. "La mia scuola è stata colpita più volte e a causa della guerra ho perso due anni d'istruzione" racconta Juna, 14 anni, che vive nel quartiere. "Ieri hanno bombardato di nuovo. Il mio sogno è che il mio fratello piccolo non debba passare la stessa infanzia che ho passato io".
Con il calare del buio cala su Donetsk anche un silenzio di tomba. In pochi escono e quasi nessuno ha voglia di parlare della guerra. L'impressione è che tutti sappiano che con gli avvenimenti di ieri questo conflitto abbia raggiunto una nuova fase che difficilmente si risolverà a breve. La gente è talmente esausta da sembrare apatica rispetto a quello che sta succedendo.