Crisi Ucraina -Russia. Ora la Nato teme l’escalation: “Minaccia diretta sul Baltico”
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoA Washington, nelle sale più segrete del Pentagono, e a Bruxelles, in quelle del quartiere generale Nato, non immaginavano di vivere giornate simili: era dai tempi della crisi dei missili di Cuba che il mondo non si trovava così pericolosamente sull'orlo di una guerra dagli esiti imprevedibili. Le informazioni raccolte dai droni e dagli aerei spia, quelle catturate sul terreno e quelle captate intercettando le comunicazioni confermano l'impressione trasmessa dalle dichiarazioni di Vladimir Putin: la Russia non sta bluffando. Il Cremlino è convinto di potere tracciare una nuova mappa dell'Europa usando la forza delle armi. E il suo disegno va addirittura oltre il Donbass e oltre l'Ucraina.
A Washington, nelle sale più segrete del Pentagono, e a Bruxelles, in quelle del quartiere generale Nato, non immaginavano di vivere giornate simili: era dai tempi della crisi dei missili di Cuba che il mondo non si trovava così pericolosamente sull'orlo di una guerra dagli esiti imprevedibili. Le informazioni raccolte dai droni e dagli aerei spia, quelle catturate sul terreno e quelle captate intercettando le comunicazioni confermano l'impressione trasmessa dalle dichiarazioni di Vladimir Putin: la Russia non sta bluffando. Il Cremlino è convinto di potere tracciare una nuova mappa dell'Europa usando la forza delle armi. E il suo disegno va addirittura oltre il Donbass e oltre l'Ucraina.
Dalle fonti dell'Alleanza Atlantica trapela la visione di una scacchiera militare in cui le pedine chiave non sono sul Mar Nero, ma in Bielorussia. Lì sono schierate le colonne corazzate che nelle prossime ore potrebbero chiudere Kiev in una tenaglia d'acciaio, come ha sottolineato anche il presidente Biden. Ma la Casa Bianca ha insistito su un altro punto: Mosca non intende ritirare missili, aerei e tank che ha dislocato in Bielorussia. Sono mezzi come i cruise ipersonici Iskander, troppo sofisticati per il confronto con le deboli brigate ucraine. L'interpretazione è una sola: stanno lì per minacciare direttamente i confini orientali della Nato.
Basta dare un'occhiata alla cartina per comprendere la gravità della situazione. Il confine bielorusso è a soli 150 chilometri da quello di Kaliningrad, l'unica terra rimasta russa nel Baltico: una distesa di campagne senza barriere naturali, che i blindati potrebbero attraversare in tre ore. Così Lettonia, Lituania ed Estonia, un tempo parte dell'Urss e oggi membri della Ue e della Nato, si ritroverebbero nuovamente circondate dalla Russia. Riportando indietro la storia di trent'anni.
Una follia? La strategia del Cremlino è chiara. Kaliningrad era l'antica capitale dei cavalieri teutonici: l'Armata Rossa l'ha conquistata nella seconda guerra mondiale e non l'ha abbandonata neppure nella dissoluzione dell'impero sovietico, contando sul sostegno di una popolazione interamente russa. Putin nell'ultimo decennio ha trasformato il porto franco del commercio con l'Occidente in una fortezza munita di falangi di missili, pronta a sbarrare a chiunque l'accesso al Baltico. Due settimane fa, l'ha ulteriormente potenziata con i velocissimi Mig-31 dotati di quella che lui stesso ha definito "la super-arma invincibile". E da allora l'avamposto della Madre Russia è in stato di massima allerta.
Da ieri lo è pure la Nato. Il presidente Biden ha promesso di "difendere gli alleati" e il Pentagono ha ordinato l'invio immediato di venti elicotteri Apache sul Baltico e di dodici in Polonia: sono elicotteri corazzati, progettati proprio per distruggere i carri armati che avanzano nelle pianure. Una deterrenza mirata per dissuadere il Cremlino da qualsiasi sortita verso Kaliningrad. Altri 800 soldati statunitensi si aggiungeranno nelle prossime ore ai battlegroup atlantici già presenti in quei Paesi, dove opera pure un reparto di alpini della Taurinense. Lituania, Lettonia ed Estonia sono piccole nazioni, senza aviazione: la protezione dei cieli ora è affidata a 18 intercettori dell'Alleanza, inclusi sei F15 Eagle americani. E sempre ieri notte è stato deciso lo schieramento di otto F35, "l'aereo invisibile ai radar".
Parla Aleksandr Borodaj: "Finché l'Ucraina resterà un Paese anti-Russia, la guerra sarà inevitabile"
"Questo è il momento più pericoloso per la sicurezza europea da generazioni, ci sono i preparativi per un attacco su vasta scala", ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. La crisi si è già allargata dall'Ucraina al Baltico, aprendo la strada a una sfida diretta tra Russia e Nato. Il fronte dove si concentra la paura però resta il Donbass, con i timori di un'imminente offensiva. I tank di Mosca sono ormai sul confine e mostrano nuovi "colori di guerra" verniciati sulle fiancate.
Dopo la misteriosa "Z" bianca, si sono aggiunti grandi triangoli e cerchi. L'interpretazione è che servano a distinguere le formazioni d'assalto, poiché i "gruppi tattici" sono addestrati ad avanzare in maniera indipendente per poi convergere sugli obiettivi. Le voci trapelate dal campo sostengono che quelli con la "Z" punteranno su Kharkiv; quelli con il "triangolo" dirigeranno su Slavyansk e Kramatorsk mentre quelli con il "cerchio" saranno la riserva mobile.
Sono cittadine nella parte ucraina del Donbass, quella rivendicata dalle repubbliche separatiste: si configura l'ipotesi di una morsa che chiuda alle spalle le difese di Kiev. Invece in Crimea sui blindati sono apparse strisce orizzontali bianche: l'avanguardia che muoverà da sud. Nella storia militare russa c'è un unico precedente di questi "colori di guerra", assai preoccupant