Crisi Ucraina-Russia, “peacekeeper” per la soluzione militare: con la guerra lampo divideranno il Paese
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoSEGUI LA DIRETTA
L'ora delle armi sembra terribilmente vicina. Il riconoscimento delle repubbliche separatiste e l'ultimatum lanciato a Kiev "di interrompere l'aggressione" troncano ogni speranza di soluzione diplomatica e aprono la strada all'intervento russo. Ora il mondo si chiede con angoscia quale sarà il piano di battaglia scelto dal Cremlino dietro l'annunciata "operazione di peacekeeping". L'armata schierata da Mosca non ha limiti: non esiste possibilità che le truppe ucraine riescano a fermare la carica dei cento gruppi d'assalto. Putin dovrà solo scegliere quanto in profondità colpire, valutando la reazione dell'Occidente e i rischi di perdite.
Due cose sono sicure. Il generale Valerij Gerasimov vuole una campagna lampo: un'offensiva di cinque giorni, come quella lanciata in Georgia nel 2008. E il baricentro delle operazioni sarà spazzare via la linea fortificata di Kiev che circonda …
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L'ora delle armi sembra terribilmente vicina. Il riconoscimento delle repubbliche separatiste e l'ultimatum lanciato a Kiev "di interrompere l'aggressione" troncano ogni speranza di soluzione diplomatica e aprono la strada all'intervento russo. Ora il mondo si chiede con angoscia quale sarà il piano di battaglia scelto dal Cremlino dietro l'annunciata "operazione di peacekeeping". L'armata schierata da Mosca non ha limiti: non esiste possibilità che le truppe ucraine riescano a fermare la carica dei cento gruppi d'assalto. Putin dovrà solo scegliere quanto in profondità colpire, valutando la reazione dell'Occidente e i rischi di perdite.
Due cose sono sicure. Il generale Valerij Gerasimov vuole una campagna lampo: un'offensiva di cinque giorni, come quella lanciata in Georgia nel 2008. E il baricentro delle operazioni sarà spazzare via la linea fortificata di Kiev che circonda il Donbass, in modo da garantire una fascia di sicurezza stabile intorno alle due repubbliche separatiste.
Con queste premesse, è possibile ipotizzare una manovra di accerchiamento che in qualche maniera ricorda quella di Annibale a Canne: due ali prenderanno alle spalle le brigate ucraine chiudendosi come un martello, mentre l'avanzata centrale dal Donbass farà da incudine. Il braccio più massiccio della tenaglia scatterà da nord: si muoveranno le brigate accumulate a Kursk e Belgorad, dove sono stati notati i mezzi con la "Z" dipinta sulla fiancata, forse a indicarne il ruolo di avanguardia. A loro toccherà anche spezzare i collegamenti tra la regione e il resto del Paese, impedendo l'afflusso di rinforzi ucraini.
Da Sud partiranno le unità posizionate a Rostov, con il contributo di sbarchi sul mare d'Azov e, forse, l'intervento di paracadutisti. L'elemento chiave sarà la velocità: bombardieri, missili, razzi, artiglieria apriranno la strada alla corsa dei carri armati, radendo al suolo qualsiasi nucleo di resistenza. Contemporaneamente una pioggia di disturbi elettromagnetici e di incursioni cyber azzererà le comunicazioni radio e telefoniche, lasciando senza coordinamento gli ufficiali di Kiev. Le avanguardie russe saranno sempre accompagnate da elicotteri da combattimento, con squadriglie di cacciabombardieri corazzati Sukhoi 25 pronti a intervenire in caso di ostacoli: lo schema classico della blitzkrieg tedesca, ma con mezzi molto più potenti.
Per questo appare improbabile che vengano investite le città più grandi, come Charkiv: sarebbero strette d'assedio, decidendone la sorte in base agli sviluppi della situazione. Affrontare combattimenti urbani significherebbe correre il rischio di gravi perdite tra i russi e tra i civili: un'eventualità che il Cremlino vuole evitare.
E Kiev? Un attacco contro la capitale avrebbe un prezzo politico e militare troppo alto. I carri armati dislocati in Bielorussia potrebbero limitarsi a incursioni simboliche, anche attraversando l'area di Chernobyl, per fare sentire la pressione della guerra anche al cuore del potere ucraino e lanciare un messaggio: dovrete sempre fare i conti con la nostra forza. Perché resti impresso nella memoria - e per semplificare l'avanzata nel Donbass - non è escluso che vengano bombardate centrali elettriche, ponti, basi militari. Tutto quello che - nelle parole del presidente Putin - rappresenta una minaccia alla Russia tornata impero.