Crisi Ucraina-Russia, il viceministro degli Esteri polacco Jablonski: "Sanzioni subito. Ne va della credibilità dell'Europa"
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniSEGUI LA DIRETTA
BERLINO - Ora che Vladimir Putin ha confermato i pronostici più nefasti e ha invaso l'Ucraina, il viceministro degli Esteri polacco, Pawel Jablonski, è irritato per le esitazioni europee sul pacchetto di sanzioni da infliggere a Putin. E si riferisce soprattutto a Paesi come la Germania, la Francia e l’Italia che continuano a frenare: "Ne va della credibilità dell'Europa". La Polonia teme anche una nuova emergenza profughi, nel caso di una guerra.
Viceministro Jablonksi, Putin ha firmato i due decreti che riconoscono l’autonomia delle province ucraine di Donetsk e Lugantsk e ha mandato carri armati oltre il confine.
“Purtroppo ne eravamo certi. Osserviamo da settimane movimenti sempre più intensi di battaglioni in Russia e Bielorussia. E Putin ha trovato l’espediente. Adesso ha apposto la sua firma sotto il riconoscimento di Donetsk e Lugansk, domani la sessione congiunta del Parlament…
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BERLINO - Ora che Vladimir Putin ha confermato i pronostici più nefasti e ha invaso l'Ucraina, il viceministro degli Esteri polacco, Pawel Jablonski, è irritato per le esitazioni europee sul pacchetto di sanzioni da infliggere a Putin. E si riferisce soprattutto a Paesi come la Germania, la Francia e l’Italia che continuano a frenare: "Ne va della credibilità dell'Europa". La Polonia teme anche una nuova emergenza profughi, nel caso di una guerra.
Viceministro Jablonksi, Putin ha firmato i due decreti che riconoscono l’autonomia delle province ucraine di Donetsk e Lugantsk e ha mandato carri armati oltre il confine.
“Purtroppo ne eravamo certi. Osserviamo da settimane movimenti sempre più intensi di battaglioni in Russia e Bielorussia. E Putin ha trovato l’espediente. Adesso ha apposto la sua firma sotto il riconoscimento di Donetsk e Lugansk, domani la sessione congiunta del Parlamento russo farà lo stesso. Sarà la scusa per l'aggressione militare. La Duma l’ha già approvato la scorsa settimana. Era solo questione di tempo. Anche la narrazione diffusa in Russia, le fake news, preparano da tempo ad azioni aggressive. E’ una propaganda che rappresenta l'Ucraina come un paese ostile e aggressivo che sta minacciando la Russia insieme all'Unione europea e agli Stati Uniti. E’ totalmente folle".
L’Europa, gli Stati Uniti sono ancora in grado di fare qualcosa?
“La diplomazia è molto importante. Ogni opportunità di parlare deve essere sfruttata. Ma la diplomazia da sola non può bastare. Abbiamo gli strumenti adatti perché siamo economicamente molto più forti. Non è che l'Europa dipenda dalla Russia. La Russia è molto più dipendente dall’Europa".
Quindi lei suggerisce di far scattare le sanzioni ora?
“L’importante è che ci sia la risolutezza assoluta ad attuare le sanzioni. La data esatta non è così importante a questo punto. Ciò che è importante è che abbiamo un accordo universale in Europa che tutte le sanzioni sono sul tavolo. Purtroppo non è così, perché sono settimane che si parla di sanzioni e alcuni Paesi non sembrano convinti. Ci siamo lasciati sorprendere nel 2014. Non possiamo farci prendere alla sprovvista anche questa volta”.
Si riferisce anche all'Italia, alla Francia e alla Germania? Mario Draghi ha detto che non è d'accordo con le sanzioni energetiche, e Scholz è sempre molto riluttante a pronunciare la parola Nord Stream 2.
“Non voglio accusare nessun politico in particolare. Ma purtroppo, osserviamo che manca la volontà politica di essere decisivi. Ed è fondamentale adesso che ci muoviamo in modo molto deciso e rigoroso, o Putin non si tirerà indietro. E in futuro non possiamo più essere così dipendenti dall'energia della Russia. Anche perché Putin non si fermerà. Dobbiamo prepararci e avere le sanzioni almeno pronte da attuare ora e poi ovviamente prendere tutte le misure per sostenere le nostre imprese, le nostre economie. Certo, risentiremo delle sanzioni, ma è anche il nostro dovere. E’ in gioco la nostra credibilità come Europa, la nostra credibilità di essere un'alleanza efficace che può effettivamente fare qualcosa ed essere effettivamente importante, che può effettivamente avere un peso significativo nell'ordine geopolitico globale".
Nei rarissimi momenti di dialogo, negli ultimi giorni, si è discusso anche di una ridefinizione dell’architettura della sicurezza in Europa, ne hanno parlato sia Biden sia Putin. Quali sono le linee rosse per la Polonia, al di là dell’irricevibilità della richiesta di Putin di spostare le basi e i missili da tutto l’Est?
“Anzitutto: cosa significa una nuova architettura della difesa? Per noi c’è una sola architettura della sicurezza, ed è indivisibile. Ma si potrebbe discutere di una maggiore trasparenza nelle forze armate e nelle spese per la difesa, ma anche nella preparazione delle esercitazioni militari. Purtroppo, finora è stata la Russia a non essere mai disposta a un dialogo”.
Nel caso di un attacco temete un’emergenza profughi?
“Ci sono 1,4 milioni di ucraini in Polonia e centinaia di migliaia sono arrivati dopo il 2014, ma non come rifugiati, sono venuti come migranti per lavorare nel nostro Paese. Sì, temiamo che stavolta i numeri saranno molto, molto più rilevanti”.