Crisi Ucraina-Russia, gli equilibrismi di Pechino: "No alle sanzioni" ma "la sovranità ucraina va rispettata"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - La Cina non ha mai pensato che le sanzioni siano il modo migliore per risolvere i problemi, ha scandito questa mattina il portavoce del ministero degli Esteri, alla domanda se la nazione asiatica si sarebbe unita ai Paesi occidentali nel sanzionare la Russia sulla questione ucraina. “La Cina - ha proseguito Hua Chunying - spera che le parti interessate possano cercare di risolvere i loro problemi attraverso il dialogo, rimanendo calmi ed esercitando la moderazione”. Un colpo al cerchio e uno alla botte la tattica che da giorni sta portando avanti la diplomazia cinese, che rivela tutti i mal di testa e le preoccupazioni che le ultime mosse di Vladimir Putin stanno causando alla leadership di Xi Jinping e il difficile equilibrismo che cerca di promuovere Pechino: vicino alle rivendicazioni di Mosca da una parte e attenta a non urtare l’Occidente per non compromettere ancora di più le proprie relazioni con i Paesi europei e con gli Stati Uniti.
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PECHINO - La Cina non ha mai pensato che le sanzioni siano il modo migliore per risolvere i problemi, ha scandito questa mattina il portavoce del ministero degli Esteri, alla domanda se la nazione asiatica si sarebbe unita ai Paesi occidentali nel sanzionare la Russia sulla questione ucraina. “La Cina - ha proseguito Hua Chunying - spera che le parti interessate possano cercare di risolvere i loro problemi attraverso il dialogo, rimanendo calmi ed esercitando la moderazione”. Un colpo al cerchio e uno alla botte la tattica che da giorni sta portando avanti la diplomazia cinese, che rivela tutti i mal di testa e le preoccupazioni che le ultime mosse di Vladimir Putin stanno causando alla leadership di Xi Jinping e il difficile equilibrismo che cerca di promuovere Pechino: vicino alle rivendicazioni di Mosca da una parte e attenta a non urtare l’Occidente per non compromettere ancora di più le proprie relazioni con i Paesi europei e con gli Stati Uniti.
Una posizione ambigua - come dimostrano le dichiarazioni degli ultimi giorni - che rivelano le contraddizioni della partita che sta giocando la diplomazia cinese, preoccupata di finire spalle al muro e non sapere più come uscirne. Pechino - facevano notare Jude Blanchette e Bonny Lin su Foreign Affairs - potrebbe lanciare a Mosca un'ancora di salvezza: un aiuto economico per alleviare l'effetto delle sanzioni. Ma così facendo danneggerebbe le relazioni con l’Europa. Se Pechino snobba Mosca, al contrario, potrebbe indebolire la sua partnership strategica divenuta sempre più stretta in un momento in cui, dato il deterioramento della sicurezza in Asia, ha più bisogno di aiuto. “Tutto sommato, una relazione commerciale più stretta con la Cina potrebbe offrire alla Russia un certo aiuto dopo le sanzioni - sostiene Alicia Garcia Herrero, capo economista per l’Asia di Natixis - ma non compenserà completamente l'impatto del crescente decoupling dall’Ue".
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi, venti giorni fa, è stato il palcoscenico mondiale per far vedere l’amicizia “senza limiti” tra Xi e Putin e l’inizio di una nuova era nelle relazioni internazionali. Ma col pentolone ucraino che ribolle ogni giorno di più, quanto è disposto il presidente cinese a sostenere l’amico Vladimir? E fino a che punto? Pechino ha appoggiato finora le rivendicazioni e le preoccupazioni di Mosca sull’allargamento a Est della Nato, si è scagliata contro “l’atteggiamento da Guerra Fredda”, ma ha pure detto chiaramente in questi giorni che la “sovranità di ogni nazione va rispettata. E l’Ucraina non fa eccezione”, ritornando ad appellarsi alla via diplomatica per risolvere la crisi, come sottolineato dal ministro degli Esteri Wang Yi sabato scorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco. Ancora l’altro ieri il rappresentante cinese all’Onu ha invitato “tutte le parti a dialogare”, e ieri, sempre Wang Yi, durante la telefonata con il segretario di Stato Usa Antony Blinken, si è detto “preoccupato”, ribadendo però che bisogna tenere conto delle “legittime preoccupazioni di ogni Paese”.
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I cinesi - e a Mosca lo sanno bene - l’ultima cosa che vogliono è la guerra. Luce verde da parte di Pechino ad un’invasione russa in Ucraina non c’è mai stata e non ci sarà mai. Primo: per la storica non interferenza negli affari interni altrui e il divieto di appoggiare interventi militari in Paesi terzi che caratterizza la diplomazia cinese da decenni. Nemmeno l’annessione della Crimea nel 2014 è mai stata riconosciuta dalla Cina. Secondo: perché ci sono gli interessi da salvaguardare con l’Ucraina - parte della Via della Seta - l’Europa e l’Occidente, rapporti indispensabili da non rovinare. Quindici i miliardi di dollari di scambi commerciali tra Pechino e Kiev nel 2020. Terzo: per non alimentare uno scontro già malmesso con gli Stati Uniti: anzi, una parte del partito spinge per ricucire con Washington e pure l’ultranazionalista Global Times scrive che bisogna trovare “un terreno comune” con gli Usa. Un appoggio troppo esplicito potrebbe trasformarsi in un clamoroso autogol. Restano le contraddizioni. E i mal di testa.