Crisi Ucraina. L'Italia: “Ferma condanna sul Donbass” E Draghi cerca ancora il dialogo
dal nostro inviato Tommaso Ciriaco , dal nostro inviato Tommaso CiriacoROMA - Il viaggio di Mario Draghi in Russia è congelato. Non si terrà certamente questa settimana. In attesa che il contesto geopolitico consenta di riorganizzarlo, forse già la prossima settimana, tenendo però conto dell'inasprimento dei rapporti tra Washington e Mosca.
Sono giorni carichi di apprensione, a Palazzo Chigi. Dopo dodici ore di silenzio - figlio anche di una cautela per le possibili conseguenze di una crisi energetica che finirebbe per colpire duramente l'Italia - il premier interviene sull'aggressione ordita da Mosca. Esprime la "ferma condanna" per il riconoscimento del Donbass. "Si tratta di una inaccettabile violazione della sovranità democratica e dell'integrità territoriale dell'Ucraina", dice, assicurando di essere in "costante contatto con gli alleati per trovare una soluzione pacifica ed evitare una guerra nel cuore dell'Europa". Poi ribadisce la voglia di…
ROMA - Il viaggio di Mario Draghi in Russia è congelato. Non si terrà certamente questa settimana. In attesa che il contesto geopolitico consenta di riorganizzarlo, forse già la prossima settimana, tenendo però conto dell'inasprimento dei rapporti tra Washington e Mosca.
Sono giorni carichi di apprensione, a Palazzo Chigi. Dopo dodici ore di silenzio - figlio anche di una cautela per le possibili conseguenze di una crisi energetica che finirebbe per colpire duramente l'Italia - il premier interviene sull'aggressione ordita da Mosca. Esprime la "ferma condanna" per il riconoscimento del Donbass. "Si tratta di una inaccettabile violazione della sovranità democratica e dell'integrità territoriale dell'Ucraina", dice, assicurando di essere in "costante contatto con gli alleati per trovare una soluzione pacifica ed evitare una guerra nel cuore dell'Europa". Poi ribadisce la voglia di spendersi per un esito non traumatico: "La via del dialogo resta essenziale, ma stiamo già definendo nell'ambito dell'Unione misure e sanzioni alla Russia".
Il fatto che le prime "punizioni" decise dai Paesi membri siano blande, a dire il vero, non può dispiacere a Roma. La diplomazia italiana non ha neanche dovuto combattere troppo per l'obiettivo, che al momento tiene allineati Francia e Germania. Il problema è semmai il rischio di un'ulteriore escalation di Mosca, che avrebbe un duplice effetto: inasprire le sanzioni e mettere ancora di più l'Italia nel mirino del ricatto energetico di Putin. Uno scenario che allarma l'esecutivo. Certo, la primavera è alle porte: il caldo taglierà fisiologicamente il fabbisogno e il costo delle bollette degli italiani. Ma questo ragionamento vale poco per le aziende. E poi, resta un problema: di fronte a una vera e propria guerra scatenata dalla Russia, che margini avrebbe il governo per evitare un muro contro muro sull'energia?
Nulli, o quasi. Lo si intuisce dalle parole chiare di Luigi Di Maio, che oggi riferirà in Parlamento: "Il riconoscimento del Donbass è inaccettabile. L'Italia è assolutamente convinta nel procedere sulla strada delle sanzioni". Una linea inevitabile, sia pure temperata dal lavoro diplomatico per evitare il peggio. Chi invece riesce a mostrarsi tenero verso Mosca è Matteo Salvini. Da sempre su posizioni filo-putiniane, il leader della Lega non si smentisce: "Io tifo per la pace e il dialogo. Se siamo membri di un'alleanza che fa una scelta, la sosteniamo. Ma che non sia l'Italia l'agnello sacrificale. Spero che non ci sia bisogno di sanzioni, anche perché chiamano contro-sanzioni".
Lungo questo sottile crinale dovrà muoversi la diplomazia italiana. Non certo con la preoccupazione di assecondare Salvini, semmai per evitare il rischio di uno shock energetico. È un equilibrio delicato, come dimostrano alcuni dettagli delle ultime 72 ore. In particolare, l'affondo del Wall Street Journal, che denuncia esitazioni di Roma sulle sanzioni legate allo spettro di una crisi energetica. Un segnale forte, vista la provenienza. A cui va aggiunta la posizione cauta sull'energia, che certo non avrà entusiasmato i partner anglosassoni e alcuni Stati Ue. E, infine, la postura defilata con cui il premier ha affrontato le ore più aspre della crisi, mentre Washington, Londra, Parigi e Berlino erano impegnate in un vorticoso giro diplomatico. E però, è possibile che proprio la posizione meno esposta del premier - accanto a un dna indubitabilmente atlantista - possa sbloccare la missione a Mosca per i primi di marzo. Con una precondizione - l'intesa con Biden - e un obiettivo: la mediazione tra le due superpotenze. Sempre che le condizioni sul terreno lo consentano.