Israele condanna l'invasione russa: "La guerra non è lo strumento per risolvere i conflitti"
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinGERUSALEMME – C’è voluta l’invasione di larga scala dell’Ucraina, ma anche Israele ha preso posizione contro Mosca, dopo settimane di ambiguità. Lo ha fatto attraverso il suo Ministro degli Esteri Yair Lapid. “L'attacco russo all'Ucraina è una violazione dell'ordine mondiale e Israele lo condanna,” ha dichiarato Lapid, aggiungendo che Gerusalemme è pronta a fornire assistenza umanitaria a Kiev. “Israele ha conosciuto molte guerre. La guerra non è lo strumento per risolvere i conflitti.” Il giorno precedente, mentre le tensioni montavano, Lapid aveva espresso il sostegno del suo governo “per l’integrità territoriale e la sovranità ucraina”, senza però menzionare esplicitamente Mosca. Stessa scelta ripetuta da Bennett anche nelle ore successive all’invasione.
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“Come tutti, preghiamo per la pace e la calma in Ucraina e sp…
GERUSALEMME – C’è voluta l’invasione di larga scala dell’Ucraina, ma anche Israele ha preso posizione contro Mosca, dopo settimane di ambiguità. Lo ha fatto attraverso il suo Ministro degli Esteri Yair Lapid. “L'attacco russo all'Ucraina è una violazione dell'ordine mondiale e Israele lo condanna,” ha dichiarato Lapid, aggiungendo che Gerusalemme è pronta a fornire assistenza umanitaria a Kiev. “Israele ha conosciuto molte guerre. La guerra non è lo strumento per risolvere i conflitti.” Il giorno precedente, mentre le tensioni montavano, Lapid aveva espresso il sostegno del suo governo “per l’integrità territoriale e la sovranità ucraina”, senza però menzionare esplicitamente Mosca. Stessa scelta ripetuta da Bennett anche nelle ore successive all’invasione.
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“Come tutti, preghiamo per la pace e la calma in Ucraina e speriamo ancora che il dialogo porti a una risoluzione. Questi sono momenti difficili e tragici, i nostri cuori sono con i civili che, senza colpa, si ritrovano in questa situazione,” le parole del primo ministro che ha dedicato alle tensioni geopolitiche parte del suo discorso per la cerimonia conclusiva di un corso ufficiali dell’esercito. Bennett ha ribadito che Israele è pronta ad aiutare Kiev per quanto riguarda la crisi umanitaria ma ha evitato di citare la Russia. Una scelta non casuale. Per lo Stato ebraico, mantenere buoni rapporti con Mosca è stato particolarmente importante negli ultimi anni, in considerazione della delicata situazione in Siria, dove si trovano non solo un elevato numero di truppe russe, ma anche iraniane e del movimento libanese Hezbollah. Israele è spesso intervenuta con incursioni aree per colpire le infrastrutture militari dei suoi nemici regionali, stando attenta però a evitare di entrare in conflitto con Mosca.
A rendere la posizione di Gerusalemme complessa, anche la presenza di decine di migliaia di israeliani sia in Russia sia in Ucraina, oltre che di due delle più numerose comunità ebraiche del mondo – centinaia di migliaia di persone - come ricordato anche da Lapid nelle sue dichiarazioni. Nelle scorse settimane, il governo di Kiev e – secondo indiscrezioni della stampa israeliana – anche altri leader internazionali avevano fatto pressione perché lo Stato ebraico si pronunciasse contro Mosca.
Nel frattempo, le autorità di Gerusalemme si sono mobilitate per assistere i cittadini e anche gli ebrei che volessero fuggire: la “Legge del Ritorno” garantisce a tutti coloro che hanno almeno un nonno ebreo diritto a immigrare in Israele e secondo alcune stime in Ucraina potrebbero essere fino a 200mila persone. Nello Stato ebraico sono già oltre un milione i cittadini arrivati dall’ex Unione Sovietica dopo il crollo del Muro di Berlino.
In mattinata, il Ministero degli Esteri di Gerusalemme ha inviato un messaggio ai cittadini invitandoli a lasciare l’Ucraina via terra, e in particolare via Polonia, per essere rimpatriati. In aggiunta l’Agenzia ebraica – che si occupa di immigrazione - ha aperto una linea telefonica di emergenza. Ancora da vedere è se e in quale misura Israele parteciperà alle sanzioni internazionali contro Mosca.