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Putin e la dichiarazione di guerra preregistrata: ecco come si è arrivati alla decisione di attaccare

La costruzione del conflitto è iniziata con le dichiarazioni sul genocidio (pretesto per l'aggressione), proseguita con lo show del Consiglio di sicurezza (in cui il presidente russo ha messo a tacere il capo dei servizi), con il riconoscimento dell'indipendenza lunedì, e la farsa dei leader separatisti che chiedono l'aiuto militare di Mosca
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Vladimir Putin è seduto alla sua scrivania, una selva di bandiere russe alle sue spalle, almeno tre telefoni con un’infinità di tastiere stazionate alla sua sinistra. “Ho deciso di autorizzare un’operazione militare speciale”, annuncia al mondo il signore del Cremlino poco prima delle 6 del mattino nel discorso mandato in onda dall’emittente Rossija-24. Un orario che ovviamente non è scelto a caso dato che in quel momento è in corso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Un ulteriore allargamento della Nato ad est è inaccettabile”, scandisce il presidente, quelli dell’Alleanza atlantica sono “comportamenti immorali” e “ogni responsabilità dello spargimento di sangue ricadrà sul regime di Kiev”. Cupo e minaccioso si rivolge al mondo intero: “Un attacco diretto alla Russia porterebbe alla sconfitta, a conseguenze terribili per qualsiasi potenziale aggre…

Vladimir Putin è seduto alla sua scrivania, una selva di bandiere russe alle sue spalle, almeno tre telefoni con un’infinità di tastiere stazionate alla sua sinistra. “Ho deciso di autorizzare un’operazione militare speciale”, annuncia al mondo il signore del Cremlino poco prima delle 6 del mattino nel discorso mandato in onda dall’emittente Rossija-24. Un orario che ovviamente non è scelto a caso dato che in quel momento è in corso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Un ulteriore allargamento della Nato ad est è inaccettabile”, scandisce il presidente, quelli dell’Alleanza atlantica sono “comportamenti immorali” e “ogni responsabilità dello spargimento di sangue ricadrà sul regime di Kiev”. Cupo e minaccioso si rivolge al mondo intero: “Un attacco diretto alla Russia porterebbe alla sconfitta, a conseguenze terribili per qualsiasi potenziale aggressore”.

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L’annuncio di guerra pre-registrato

Piccolo dettaglio: non solo la location è la stessa del discorso alla nazione pronunciato lo scorso lunedì, ma Putin indossa anche la stessa giacca e la stessa cravatta. Era il giorno in cui il signore del Cremlino ha annunciato d’aver riconosciuto le autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk, controllate dai miliziani pro-russi. Ebbene, come riferiscono sia la Novaya Gazeta che il Guardian, il discorso della scorsa notte in realtà era tutto fuorché in diretta. Il due quotidiani specificano: i metadati mostrano che il file del video è stato caricato sul sito del Cremlino il 21 febbraio. Lunedì, appunto. Per la precisione, alle 19. Gli analisti occidentali concordano: com’è evidente, la decisione di un attacco su vasta scala era stata presa da tempo.  

Qual è la strategia di Putin?

“Da molto tempo ci si chiede in quale realtà abbia deciso di vivere il presidente russo”, scrive il settimanale tedesco Der Spiegel, secondo il quale “la sua dichiarazione di guerra rappresenta una resa dei conti verso l’intero Occidente”. Colpevole, secondo Mosca, di aver allargato la Nato ad est al punto tale da aver accerchiato la Russia. Quello di stanotte è stato il terzo discorso di Putin in quattro giorni: si rivolge direttamente agli “stimati cittadini russi”, spiegando che l’obiettivo dell’operazione militare è “la protezione di persone che da otto anni sono esposte ai maltrattamenti, a un genocidio da parte del regime di Kiev”. Quel che accadrà in Ucraina, secondo la versione del capo del Cremlino, è “la smilitarizzazione e la denazificazione” del Paese, così come saranno portati davanti ad un tribunale coloro che si sarebbero resi colpevoli “di numerosi crimini sanguinosi contro cittadini pacifici, tra cui anche russi”.

Il presunto “genocidio”

È un’affermazione in linea con quanto sostenuto da tempo sia da Putin che dal suo apparato mediatico, ossia che nell’Ucraina da tempo starebbero spadroneggiando “nazisti” e non meglio specificati “nazionalisti radicali”: in pratica lo stesso argomento utilizzato nel 2014 sia per giustificare l’annessione della Crimea sia per l’occupazione delle regioni separatiste del Donbass attraverso milizie pro-russe prive di insegne militari. Per quanto riguarda l’oggi, Putin ha motivato la decisione d’invasione con le “richieste d’aiuto” arrivate dalle Repubbliche separatiste del Donbass. Ma è il presunto “genocidio” a rappresentare uno degli argomenti portanti del discorso alla nazione di lunedì scorso. In pratica, il presidente sostiene che il mondo si rifiuta di prendere atto del genocidio cui sarebbero sottoposte “4 milioni di persone”: grosso modo il numero degli abitanti dei territori separatisti (l’area di Donetsk conta circa 2,3 milioni di abitanti, Lugansk arriva a oltre 1,5 milioni). Comunque la si voglia vedere, nel complesso il conflitto nel Donbass ha causato poco meno 14.400 vittime, stando ad una stima delle Nazioni Unite. Che infatti non riconoscono alcun “genocidio” in atto nell’Ucraina orientale.

L’Ucraina, creata da Lenin?

È un passaggio cruciale, dal punto di vista dell’ex agente del Kgb Vladimir Putin: a giustificazione delle pretese di Mosca sull’intero territorio del Paese confinante, il presidente sostiene che l’Ucraina sia stata “creata dalla Russia, precisamente dai bolscevichi, dalla Russia comunista”. In particolare, secondo la versione di Putin, furono “Lenin e i suoi collaboratori” ad avviare il processo sin dal 1917, “in modo molto rude nei confronti della stessa Russia”, alla quale sarebbe stata tolta “parte dei suoi territori storici”, per di più “senza chiedere alcunché ai milioni di persone” che vivevano in quelle zone. In realtà, se è vero che la storia dei due Paesi iniziò nella monarchia medievale della “Rus’ di Kiev” nata alla fine del IX secolo, gli storici ricordano che almeno dal 1200 russi e ucraini presero prevalentemente vie separate. Gran parte dell’odierna Ucraina finì sotto il dominio del Granducato di Lituania e del regno di Polonia, una fase che dura almeno fino al Seicento, aprendo il Paese per secoli all’influenza occidentale, cosicché un sentimento nazionale ucraino in realtà si è potuto sviluppare molto presto. È questo che portò alla proclamazione della “Repubblica popolare ucraina” alla fine del 1917 e della “Repubblica popolare dell’Ucraina occidentale” l’anno seguente. Un percorso storico che Putin ignora (o finge di ignorare) completamente.

Show al Consiglio di sicurezza

La scena non potrebbe essere più imponente. In una sala enorme, da una parte, seduto alla scrivania, c’è Vladimir Putin, dall’altra, a parecchi metri di distanza, un certo numero di ministri, di consiglieri, i capo dei servizi d’intelligence. È sempre lunedì, il Consiglio di sicurezza russo è chiamato a ratificare una decisione che in sostanza è stata già presa dal signore del Cremlino, ossia il riconoscimento dell’indipendenza delle repubbliche del Donbass. Alla riunione il capo si mostra sprezzante e inquisitorio: i suoi interlocutori appaiono incerti, quasi impauriti, a cominciare dal direttore dei servizi segreti Sergej Narjshkin. Non è un caso che l’incontro venga mostrato in televisione: l’idea è di trasmettere al Paese (e al mondo) il messaggio di una Russia che è tutt’uno con il suo presidente, che la guida, la domina senza contraddittorio. Anche qui va in scena un siparietto notevole: proprio Narjshkin – certo tutt’altro che una colomba nella galassia putiniana – mostra d’aver difficoltà a seguire la sceneggiatura, parlando del riconoscimento del Donbass da parte della Russia prima del tempo. È Putin a rimetterlo in riga: “Non stiamo discutendo di questo adesso”. E ancora: “Parla chiaramente”. Al che il capo degli 007 balbetta: “Io… sosterrò, sì, io sostengo il riconoscimento”.  

L’orologio di Shoigu

Ebbene, è lo stesso Cremlino a rivelare che anche questa seduta era stata registrata anticipatamente. I media avevano notato un dettaglio distopico: la trasmissione con la riunione è andata in onda alle 17, ma l’orologio del ministro alla Difesa Sergej Shoigu segnava le 12.47. Evidentemente il Cremlino aveva puntato sull’ambiguità: annunciata d’improvviso e mandata in onda in modo senza preavviso, gli uffici del presidente avevano mancato di specificare se fosse in diretta oppure no. Il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, ha ammesso che la seduta era stata registrata prima e che alcuni passaggi “non sono stati trasmessi”, come riferito dalle agenzie di stampa russe. Qualcuno ricorda la vecchia abitudine d’era sovietica, quando personalità non più gradite sparivano d’improvviso dalle foto di gruppo del regime.