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Crisi Ucraina-Russia, la Cina contro le sanzioni invita al dialogo

Pechino ritiene che la via adottata dalla comunità internazionale non è quella migliore da percorrere per risolvere i problemi. Il governo di Xi Jinping potrebbe aiutare economicamente Mosca per alleviare l'effetto delle sanzioni, ma così facendo danneggerebbe le relazioni con l'Europa 
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PECHINO - "Le sanzioni non sono mai mezzi efficaci per risolvere i problemi. Ci opponiamo a tutte le sanzioni unilaterali illegali", scandisce la portavoce del ministero degli Esteri alla domanda se Pechino si fosse unita ai Paesi occidentali nel colpire la Russia sulla questione ucraina. "La Cina - ha proseguito Hua Chunying - spera che le parti possano risolvere i loro problemi attraverso il dialogo, rimanendo calmi ed esercitando la moderazione". Un colpo al cerchio e uno alla botte è la tattica che da giorni sta portando avanti la diplomazia cinese, rivelatrice di tutti i mal di testa e le preoccupazioni che le ultime mosse di Putin stanno causando alla leadership di Xi e il difficile equilibrismo che cerca di promuovere Pechino: vicina alle rivendicazioni di Mosca e attenta a non urtare l'Occidente.

 

PECHINO - "Le sanzioni non sono mai mezzi efficaci per risolvere i problemi. Ci opponiamo a tutte le sanzioni unilaterali illegali", scandisce la portavoce del ministero degli Esteri alla domanda se Pechino si fosse unita ai Paesi occidentali nel colpire la Russia sulla questione ucraina. "La Cina - ha proseguito Hua Chunying - spera che le parti possano risolvere i loro problemi attraverso il dialogo, rimanendo calmi ed esercitando la moderazione". Un colpo al cerchio e uno alla botte è la tattica che da giorni sta portando avanti la diplomazia cinese, rivelatrice di tutti i mal di testa e le preoccupazioni che le ultime mosse di Putin stanno causando alla leadership di Xi e il difficile equilibrismo che cerca di promuovere Pechino: vicina alle rivendicazioni di Mosca e attenta a non urtare l'Occidente.

 

Una posizione ambigua che rivela le contraddizioni della partita in cui si è infilata, preoccupata di finire spalle al muro e non sapere più come uscirne. Sarà anche per questo che i magnifici sette del Politburo per una settimana non si sono fatti vedere: troppo impegnati a stare in bilico e non cadere sul dossier ucraino. Pechino - notano Jude Blanchette e Bonny Lin su Foreign Affairs - potrebbe lanciare a Mosca un'ancora di salvezza: un aiuto economico per alleviare l'effetto delle sanzioni. Ma così facendo danneggerebbe le relazioni con l'Europa e si farebbe invischiare in sanzioni secondarie che penalizzerebbero la sua economia. Se Pechino snobba Mosca, al contrario, potrebbe indebolire la sua partnership strategica in un momento in cui, in Asia, ha più bisogno di aiuto.

 

Le Olimpiadi sono state il palcoscenico per far vedere l'amicizia "senza limiti" tra Xi e Putin e l'inizio di una nuova era nelle relazioni internazionali. Ma quanto è disposto il leader cinese a sostenere l'amico, visto come si è evoluta la situazione? Pechino ha appoggiato le posizioni di Mosca sull'allargamento a Est della Nato, ma ha pure detto che la "sovranità di ogni nazione va rispettata. E l'Ucraina non fa eccezione", ritornando ad appellarsi alla via diplomatica e dicendosi "preoccupata".

I cinesi - e a Mosca lo sanno bene - l'ultima cosa che vogliono è la guerra. Luce verde ad un'invasione russa non ci sarà mai. Per la storica non interferenza negli affari interni altrui. Perché ci sono gli interessi con l'Ucraina - parte della Via della Seta, 18,98 miliardi di dollari di scambi l'anno scorso. "Non è nell'interesse di Pechino: in un colpo solo si inimicherebbe gli europei con i quali cerca di ricostruire un rapporto e farebbe risalire ancora di più la tensione con gli americani", spiega a Repubblica Margaret MacMillan, professoressa di storia internazionale a Oxford. Un appoggio troppo esplicito alle ultime mosse di Putin - come il riconoscimento delle due repubbliche separatiste - potrebbe trasformarsi in un clamoroso autogol in questo che è un anno cruciale, politicamente, visto che in autunno Xi cercherà un terzo, e inedito, mandato. Restano le contraddizioni. E i mal di testa.