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I soldati americani in Polonia presidieranno la frontiera ucraina. Così rinasce il check point Charlie

Il confine polacco con l'Ucraina nella città di Hrebenne (ansa)
Gli Stati Uniti hanno annunciato il dispiegamento delle loro forze armate al confine ucraino. Torna a rivivere uno dei simboli della Guerra Fredda, quando Usa e Urss si fronteggiavano a Berlino
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In Europa c’è o ci sarà presto un nuovo “check-point Charlie”, come conseguenza della guerra. Forze americane sono state spostate in Polonia per fare la guardia ai posti di frontiera lungo il confine con l’Ucraina: un confine fino a ieri tra stati amici, improvvisamente reso caldo ed incerto dall’invasione russa. Poiché l’Occidente non può prevedere come si evolverà il conflitto e fino a dove si spingeranno le truppe di Putin, quei posti di frontiera potrebbero diventare l’equivalente del celebre “check-point Charlie” di Berlino, dove soldati americani e sovietici si fronteggiavano durante la guerra fredda. Senza contare che la Polonia, insieme a Estonia, Lettonia e Lituania, è uno dei paesi dell’Alleanza Atlantica che confinano direttamente con la Russia, nella regione di Kaliningrad, l’enclave russo chiuso tra Polonia e Lituania.

In Europa c’è o ci sarà presto un nuovo “check-point Charlie”, come conseguenza della guerra. Forze americane sono state spostate in Polonia per fare la guardia ai posti di frontiera lungo il confine con l’Ucraina: un confine fino a ieri tra stati amici, improvvisamente reso caldo ed incerto dall’invasione russa. Poiché l’Occidente non può prevedere come si evolverà il conflitto e fino a dove si spingeranno le truppe di Putin, quei posti di frontiera potrebbero diventare l’equivalente del celebre “check-point Charlie” di Berlino, dove soldati americani e sovietici si fronteggiavano durante la guerra fredda. Senza contare che la Polonia, insieme a Estonia, Lettonia e Lituania, è uno dei paesi dell’Alleanza Atlantica che confinano direttamente con la Russia, nella regione di Kaliningrad, l’enclave russo chiuso tra Polonia e Lituania.

È la Abc News a riportare da Washington, citando fonti del Pentagono, la notizia che un distaccamento di forze Nato sarà trasferito in Polonia da altre basi in Europa, con lo scopo di vigilare lungo la frontiera con l’Ucraina. Questo non significa che la Nato stia per partecipare al conflitto: il presidente americano Biden ha detto chiaramente che non ci saranno “boots on the ground”, cioè soldati della Nato sul terreno dello scontro, e ha ricordato che comunque la Nato è un’alleanza difensiva. Quei soldati americani inviati in Polonia, così come altri soldati Usa che secondo indiscrezioni sono stati stazionati nei paesi baltici dalle basi Nato in Italia, hanno soltanto lo scopo di rafforzare le difese europee, segnalando a Mosca che ogni eventuale sconfinamento o attacco in quella direzione metterebbe le sue forze in diretta contrapposizione contro forze americane: uno scenario che alzerebbe immediatamente il livello del conflitto.

Come che sia, la presenza di forze americane lungo la frontiera di una nazione – l’Ucraina – in questo momento invasa e attaccata dalla Russia sottolinea quanto sia pericolosa questa guerra. Quelle che durante la guerra fredda erano chiamate “le due superpotenze” sono di nuovo vicinissime, quasi una di fronte all’altro in uno scacchiere militare fragile ed instabile. Ed è il caso di ricordare da dove viene quella etichetta di “superpotenza”: dai due maggiori arsenali strategici al mondo. La Russia, da questo punto di vista, mantiene una leggera superiorità, con un numero di testate nucleari, 5977 contro 5428, ma comunque abbastanza per garantire l’autodistruzione reciproca, quel “mad”, acronimo di “mutual assured destruction” (ma significa anche “pazzo”) che ha impedito l’apocalisse atomica nell’era della guerra fredda. Non è fuor di luogo rammentarlo, perché Putin, nell’annunciare l’invasione dell’Ucraina, ha ammonito che qualunque interferenza straniera provocherebbe una risposta “come non si è mai vista”: allusione, sembra di capire, all’opzione nucleare. E’ lo scenario più estremo suscitato dal nuovo “check-point Charlie” spuntato ora in Europa.