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Sul fronte del Donbass avanzano i separatisti filorussi: “Conquistiamo l’Ovest”

Un veicolo militare alla periferia di Donetsk (reuters)
Le milizie filorusse sono penetrate via terra per sei-otto chilometri grazie al sostegno dell’artiglieria e degli elicotteri del Cremlino
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DONETSK - Il giorno in cui inizia ufficialmente la guerra in Ucraina a Donetsk diminuisce il rumore delle bombe. Nella settimana precedente gli intensi scambi di colpi di artiglieria tra le milizie filorusse e l'esercito ucraino, che controllava alcuni villaggi adiacenti, avevano generato esplosioni forti e costanti che accompagnato la quotidianità dei cittadini.

L'ingresso nel campo di battaglia dell'esercito regolare di Putin ha scombussolato gli equilibri. Ora si sentono di tanto in tanto delle esplosioni, che sono però ben più deboli e lontane. La linea del fronte si sta rapidamente spostamento verso Ovest ed allontanandosi così dal centro. Per gli abitanti non è cambiato troppo rispetto al giorno prima. La vita &egra…

DONETSK - Il giorno in cui inizia ufficialmente la guerra in Ucraina a Donetsk diminuisce il rumore delle bombe. Nella settimana precedente gli intensi scambi di colpi di artiglieria tra le milizie filorusse e l'esercito ucraino, che controllava alcuni villaggi adiacenti, avevano generato esplosioni forti e costanti che accompagnato la quotidianità dei cittadini.

L'ingresso nel campo di battaglia dell'esercito regolare di Putin ha scombussolato gli equilibri. Ora si sentono di tanto in tanto delle esplosioni, che sono però ben più deboli e lontane. La linea del fronte si sta rapidamente spostamento verso Ovest ed allontanandosi così dal centro. Per gli abitanti non è cambiato troppo rispetto al giorno prima. La vita è scandita da un'apparente apatia, una sorta di distacco emotivo di chi, dopo otto anni di bombardamenti, non vuole essere parte della realtà che lo circonda. In pochi si dicono stupiti di quello che sta avvenendo. Nonostante non tutti si aspettassero un'aggressione russa così massiccia, quasi nessuno dubitava che si sarebbe andati verso un escalation militare.

Nessuno aveva creduto alle parole di Andrey Turchak, segretario generale del consiglio di Russia Unita, il partito egemone in Russia di cui fa parte anche Putin. Turchak era venuto a Donetsk mercoledì per affiancare Denis Pushilin, il capo delle milizie locali, in occasione della prima conferenza stampa dopo il riconoscimento delle due repubbliche separatiste da parte di Mosca. "Non ci sono truppe russe nel Donbass" aveva detto. "Noi non vogliamo la guerra, bensì la pace e la collaborazione. Non attaccheremo mai l'Ucraina. Gli eventuali sviluppi bellici dipendono da come si comporterà la parte ucraina".


Più esemplificative erano state le parole di Pushilin, che pur non sbilanciandosi sul piano tattico sottolineava ripetutamente il concetto di Russkiy Mir: ovvero dell'idea che esista un unico popolo russo al di là dei confini degli stati. Un popolo unito dalla lingua, sulle radici storiche comuni e dalla religione ortodossa. Concetti, questi, che sono traspariti anche nel discorso con cui Putin ha riconosciuto le due repubbliche separatiste. Pushilin aveva poi sostenuto che ai cittadini del Donbass la Russia era mancata fin dai tempi dell'Unione Sovietica. Il suo discorso sembra sancire l'Anschluss ufficiale delle due repubbliche alla Federazione Russa.

Spostandosi verso la parte Ovest della città si incontrano diversi posti di blocco militari. Alcuni soldati indossano divise senza simboli, altri mostrano una toppa con il simbolo dell'esercito regolare del Cremlino. Percorrendo la strada che da Donetsk conduce verso Mariupol si arriva a Olenevka. Ufficialmente un quartiere che fa parte dell'area urbana, di fatto è un villaggio disperso nella steppa e staccato dal resto della città. Qui c'è l'ultimo avamposto dei russi prima che inizino i villaggi fino a quella mattina controllati dall'esercito ucraino.


L'atmosfera è spettrale. Il cielo è grigio, le case sono diroccate e alcune di loro hanno il tetto sfondato dai bombardamenti. Per terra c'è il segno di una grossa esplosione fresca, generata da un colpo precipitato poche ore prima. In giro non si vede un'anima, se non tre persone che aspettano un autobus che le porti a Donetsk. "Ce ne andiamo da qui" dice una signora "i bombardamenti sono troppo intensi, abbiamo paura". Chi invece rimane può trovare riparo in due bunker che la municipalità mette a disposizione. Uno di questi si trova proprio sotto il Comune. Qui un custode aspetta tutto il giorno, cucina qualcosa e riscalda l'ambiente con una stufetta, per tenerlo pronto al possibile arrivo di altri cittadini. Sulle mura sono appesi grossi poster che raffigurano la Madonna. Al piano di sopra, nell'ufficio del sindaco, campeggia un grosso ritratto di Putin.

Superato il villaggio si viene fermati ad un posto di blocco. Tre miliziani chiedono di fare marcia indietro. Alla domanda se siano del Donbass oppure russi uno di loro ride e risponde: "Ormai non c'è differenza". Dietro di loro si sentono fortissime e continue esplosioni, segno che i combattimenti sono nel vivo. Fino al giorno prima check point distava 600 metri dalle linee ucraine. "Adesso stiamo avanzando" dice un altro soldato. Di fianco ci sono dei nascondigli scavati nella roccia che vengono utilizzati dai soldati della prima linea per dormire. Per terra ci sono lattine di birra e pacchetti di sigarette finiti.


In serata la Difesa russa ha dichiarato compiuta la propria missione di oggi in Ucraina, che il canale di Crimea è stato sbloccato e che le milizie filorusse che spalleggia sono penetrate per 6-8 chilometri grazie al sostegno dell'artiglieria e degli elicotteri del Cremlino. Fonti vicine ai militari raccontano che nella regione di Donetsk l'aggressione sta avvenendo via terra, attraverso l'avanzata della fanteria. Questo è uno dei principali motivi che ha reso necessaria la mobilitazione di massa dei civili nei giorni scorsi. L'obiettivo, stando ai russi, sarebbe quello di accerchiare il nemico e costringerlo alla resa senza dovere bombardare i villaggi. Il fine ultimo è quello di inglobare permanente tutta la regione alla Russia, pertanto serve avere una popolazione non troppo ostile. Il destino del Donbass sembra ormai segnato.