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Ucraina, la Nato ora ha paura di una cyber-guerra

Le mosse del Cremlino sono state precedute da un attacco tecnologico per bloccare l'attività governativa di Kiev. Ma l'offensiva adesso potrebbe avere obiettivi più ampi
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La guerra non è solo quella cui stiamo assistendo in queste ore. Ossia bombe, razzi, caccia, fucili. E naturalmente anche tante vittime. Da qualche anno ce ne è un'altra che è meno violenta ma che può provocare danni della stessa dimensione se non superiore. È la cyber-guerra. E la preoccupazione della Nato - dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia - adesso non riguarda solo l'attività bellica tradizionale ma anche questa. Perché molti report dei servizi occidentali avvertono che la seconda fase della tattica di Putin porta in quella direzione. Per colpire gli alleati e i sostenitori di Kiev.

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Le mosse del Cremlino contro l'Ucraina, del resto, sono state precedute da un attacco tecnologico per bloccare le difese e l'attività governativa di Kiev. Ma l'offensiva adesso potrebbe avere obiettivi e effetti diversi, su scala ben…

La guerra non è solo quella cui stiamo assistendo in queste ore. Ossia bombe, razzi, caccia, fucili. E naturalmente anche tante vittime. Da qualche anno ce ne è un'altra che è meno violenta ma che può provocare danni della stessa dimensione se non superiore. È la cyber-guerra. E la preoccupazione della Nato - dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia - adesso non riguarda solo l'attività bellica tradizionale ma anche questa. Perché molti report dei servizi occidentali avvertono che la seconda fase della tattica di Putin porta in quella direzione. Per colpire gli alleati e i sostenitori di Kiev.

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Le mosse del Cremlino contro l'Ucraina, del resto, sono state precedute da un attacco tecnologico per bloccare le difese e l'attività governativa di Kiev. Ma l'offensiva adesso potrebbe avere obiettivi e effetti diversi, su scala ben più ampia. E potrebbe riguardare, ad esempio, oleodotti e gasdotti, infrastrutture essenziali di comunicazione e aziende che producono beni essenziali, pubbliche amministrazioni e siti sensibili degli esecutivi. Colpire uno di questi obiettivi (basti pensare alle reti di trasporto ferroviario e aereo, o ai ministeri) può significare la paralisi di un Paese.

Basti pensare proprio all'esperienza subìta solo pochi mesi fa dagli Stati Uniti con un'intrusione  malevola nei sistemi della "Colonial Pipeline", ossia una delle più grandi società americane di oleodotti che trasporta il 45 per cento del petrolio della costa orientale degli States. O la stessa situazione subìta dalla Jbs, una delle principali aziende di lavorazione della carne. Che ne ha bloccato la fornitura. Un baco, un hackeraggio ben riuscito può determinare uno shock o un lockdown in un settore o in un'intera area.

 

Oggi pomeriggio, allora, nel summit straordinario del Patto Atlantico uno degli argomenti principali - connessi alla risposta da dare a Mosca - concerne proprio le contromisure da adottare nei confronti di questa nuova modalità di guerra su cui Russia e Cina si stanno specializzando. Non si tratta, insomma, solo di Fake news ma del rischio di bloccare servizi essenziali e orientare di conseguenza l'opinione pubblica di Paesi democratici.

L'estate scorsa, al vertice annuale della Nato a Bruxelles, venne presa una decisione che è passata un po' inosservata. Ma gravida di conseguenze. L'Articolo 5 del Patto, quello che impone l'aiuto reciproco in caso di attacco subìto da uno dei partner, può essere attivato anche in presenza di un cyber-attacco. E la risposta può essere "tecnologica" o militare in senso stretto. Vuole dire che se la Russia o la Cina provocassero un incidente "informatico" di rilievo, la reazione sarebbe equivalente a quella di una ipotetica offensiva "boot on the ground".

L'Alleanza ha istituito una vera e propria struttura che si occupa di questo specifico pericolo. Al momento sono operativi i progetti Smart Defence nella difesa informatica che includono la Malware Information Sharing Platform (MISP) e lo Smart Defence Multinational Cyber Defence Capability Development (MN CD2). Ma è chiaro che le strutture in questo settore sono destinate a essere ampliate. Ancora di più. E nel vertice di oggi anche di questo si parlerà.

 

La scorsa settimana, solo per far capire quanto questo tipo di emergenza stia diventando immanente in tutte le scelte di Nato e Ue, il Consiglio europeo dei ministri degli Esteri si è aperto con una "esercitazione militare". Non sul terreno, ma nella sala del Consiglio dentro il Palazzo Justus Lipsius a Bruxelles. E l'esercitazione prevedeva regole di comportamento "in rete" per gli esponenti dei governi ma anche contromisure generali in caso di attacco cibernetico. E nella fattispecie si prevedeva una offensiva sui sistemi informatici di Finlandia e Repubblica Ceca. La Rete, insomma, può essere anche terreno di battaglia. Concreto e non virtuale.

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