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Da Garry Kasparov alla figlia di Boris Eltsin: oligarchi e star contro Putin

C'è anche il giornalista Nobel per la Pace Dmitrij Muratov e la figlia del miliardario Roman Abramovich tra i russi famosi che dicono no alla guerra. Mentre tace per ora Michail Gorbaciov
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Ci sono i russi anonimi che manifestano nelle strade di Mosca e di altre città contro la guerra in Ucraina, pagando la loro protesta con manganellate e manette: sono già state arrestate più di duemila persone in tutto il Paese. Ma ci sono anche i russi famosi che si schierano contro Putin a rischio di perdere previlegi o peggio. Un elenco che si allunga di giorno in giorno ed è per certi aspetti sorprendente.

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Tatyana Umasheva, figlia di Boris Eltsin, successore di Mikhail Gorbaciov al Cremino e colui che nel 1999 designò Vladimir Putin come proprio erede nominandolo presidente ad interim al proprio posto, ha postato un "no alla guerra" su Instagram. Lisa Peskova, figlia di Dmitrij Peskov, il portavoce del Cremlino, ha fatto altrettanto sul medesimo social media: un gesto ancora più coraggioso, da p…

Ci sono i russi anonimi che manifestano nelle strade di Mosca e di altre città contro la guerra in Ucraina, pagando la loro protesta con manganellate e manette: sono già state arrestate più di duemila persone in tutto il Paese. Ma ci sono anche i russi famosi che si schierano contro Putin a rischio di perdere previlegi o peggio. Un elenco che si allunga di giorno in giorno ed è per certi aspetti sorprendente.

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LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA

Tatyana Umasheva, figlia di Boris Eltsin, successore di Mikhail Gorbaciov al Cremino e colui che nel 1999 designò Vladimir Putin come proprio erede nominandolo presidente ad interim al proprio posto, ha postato un "no alla guerra" su Instagram. Lisa Peskova, figlia di Dmitrij Peskov, il portavoce del Cremlino, ha fatto altrettanto sul medesimo social media: un gesto ancora più coraggioso, da parte di una componente della nuova nomenklatura russa.

Sofia Abramovich, figlia del petroliere miliardario Roman Abramovich, proprietario fra molte altre cose del Chelsea Football Club e uno degli oligarchi più legati a Putin, tanto che il suo nome circola da giorni come uno dei prossimi a finire nella lista dei russi colpiti dalle sanzioni occidentali, è andata anche più in là, postando su Instagram in inglese la frase "la Russia vuole la guerra contro l'Ucraina", per poi cancellare "Russia" e sostituire la parola con "Putin", commentando più sotto: "La più grande bugia della propaganda del Cremlino è che la maggioranza dei russi appoggia Putin".

Sulle opinioni del popolo russo, per ora circola un sondaggio del Centro Levada, un istituto di statistiche indipendenti a Mosca, secondo cui il 55 per cento della popolazione era contrario al riconoscimento da parte del Cremlino delle due repubbliche filorusse del Donbass che ha preceduto l'invasione dell'Ucraina. La televisione di stato russa e i maggiori giornali, tutti sotto il controllo di Putin, dipingono naturalmente umori assai diversi. Ma la censura non è totale. Esce ancora il quotidiano Novaja Gazeta, diretto da Dmitrij Muratov, il giornalista che l'anno scorso ha vinto il premio Nobel per la pace proprio per la sua lotta per la libertà di espressione: il giorno dopo l'invasione ha fatto una prima pagina per metà in ucraino, e con i colori della bandiera ucraina, in segno di solidarietà con Kiev. "Non c'è alcun entusiasmo per questa guerra, i russi amano gli ucraini", dice Muratov.

Elena Chernenko, veterana commentatrice del settimanale Kommersant, un'altra voce della stampa russa ancora libera, ha scritto in una lettera aperta contro l'invasione: "La guerra non è mai un metodo per risolvere i conflitti e non ci sono scuse per questa operazione". Immediata la ritorsione: è stata espulsa dal gruppo di corrispondenti diplomatici che seguono il ministro degli Esteri Lavrov nei suoi viaggi e alle sue conferenze stampa. Ma più di 300 reporter russi hanno firmato la sua lettera di protesta, inclusi cronisti che lavorano per quotidiani di stato vicini al Cremlino.

Ivan Urgant, conduttore di un popolare talk-show televisivo sul primo canale pubblico, ha postato su Instagram un messaggio listato a lutto con la scritta: "Paura e dolore, no alla guerra". Il suo programma non è più andato in onda. Elena Kovalskaja, direttrice del Meyer, un noto teatro di Mosca finanziato dallo stato, ha dato le dimissioni dichiarando: "E' impossibile lavorare per un assassino e ricevere da lui lo stipendio". Commenta Yuri Shevchuk, leader del gruppo rock sovietico Ddt e attivista di campagne pacifiste: "Ci stanno portando via il futuro. Ci tirano dentro un buco nel ghiaccio, indietro verso il passato, e la gente rifiuta di accettarlo". Il noto rapper Oxxxymiron ha cancellato sei concerti già con il tutto esaurito nella capitale e a Pietroburgo affermando: "Non posso intrattenere il pubblico mentre cadono missili su Kiev".

Nel coro di proteste manca il 90enne Gorbaciov, che a trent'anni dalla fine dell'Urss mantiene un atteggiamento ambivalente verso Putin: da un lato lo sostiene per avere ristabilito l'ordine e il prestigio della Russia, dall'altro critica le restrizioni alle libertà democratiche. Fu lui a permettere ai paesi dell'Europa orientale di abbandonare il comunismo, rifiutando di usare la forza come avevano fatto i suoi predecessori. Ma l'uomo della perestrojka ha sempre vissuto l'indipendenza dell'Ucraina come una ferita mortale per l'Unione Sovietica: "Non possiamo separarci" ammoniva nel 1991. E per adesso, di fronte ai carri armati russi che avanzano su Kiev, Gorbaciov tace.

Fuori dalla Russia, al sicuro all'estero dove è andato a vivere dopo essere stato più volte arrestato a Mosca, è intervenuto intanto l'ex-campione del mondo di scacchi russo Garry Kasparov: "Questa è una guerra criminale, senza alcun supporto da parte del nostro popolo". E su Twitter esorta l'Occidente a fare di più per aiutare l'Ucraina, postando questa frase: "Putin è un nemico del mondo libero e va fermato". E il tennista russo Andrej Rublev, impegnato in un torneo in Dubai, al termine dell'incontro ha scritto con un pennarello sullo schermo della telecamera che lo riprendeva: "Fermate la guerra, per favore".