Zelensky e il successo della guerra via social: è nato un eroe
di Raffaella Menichini , di Raffaella Menichini"Sono l'obiettivo numero 1, la mia famiglia è l'obiettivo numero 2". "Potrebbe essere l'ultima volta che mi vedete vivo". "Non ho bisogno di un passaggio (per fuggire), ho bisogno di munizioni per i carriarmati, la lotta è qui", "La notte sarà dura, ma arriverà il mattino", "Io resto qui. La nostra arma è la nostra verità".
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Frasi brevi e a effetto, a misura di tweet. Voce ferma e sorrisi, tratti di sarcasmo alternati a empatia. Maglietta verde militare o mimetica, occhiaie e barba di qualche giorno, il telefonino tenuto in modalità selfie che traballa come capiterebbe a chiunque, sullo sfondo di luoghi di Kiev riconoscibili a tutti. La comunicazione sui social network del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è un cocktail perfetto d…
"Sono l'obiettivo numero 1, la mia famiglia è l'obiettivo numero 2". "Potrebbe essere l'ultima volta che mi vedete vivo". "Non ho bisogno di un passaggio (per fuggire), ho bisogno di munizioni per i carriarmati, la lotta è qui", "La notte sarà dura, ma arriverà il mattino", "Io resto qui. La nostra arma è la nostra verità".
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Frasi brevi e a effetto, a misura di tweet. Voce ferma e sorrisi, tratti di sarcasmo alternati a empatia. Maglietta verde militare o mimetica, occhiaie e barba di qualche giorno, il telefonino tenuto in modalità selfie che traballa come capiterebbe a chiunque, sullo sfondo di luoghi di Kiev riconoscibili a tutti. La comunicazione sui social network del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è un cocktail perfetto di sfida e di dramma, di informazioni e di retorica, di messaggi politici diretti ai politici, e di messaggi umani diretti al suo popolo e ai popoli che lo osservano dal resto del mondo, e che a milioni cominciano a cercarlo nei canali che presidia con regolarità: da Instagram a Twitter, da Youtube a Telegram.
Nei tre giorni di aggressione russa all'Ucraina, l'ex attore diventato presidente sta ribaltando i pregiudizi che molte cancellerie, e anche il suo stesso popolo, avevano sulla sua reale tenuta da leader. E lo sta facendo con la costruzione di una sorta di manuale della comunicazione social in tempo di guerra. Finora non ha sbagliato un colpo - fatta forse eccezione per l'incomprensione con il presidente del consiglio italiano Draghi alle cui preoccupazioni per non avergli potuto parlare al telefono ha risposto piccato: "La prossima volta cambierò l'agenda della guerra per parlare con Mario Draghi a un'ora precisa".
I numeri delle visualizzazioni e dei follower stanno a indicare questo successo: mezzo milione di iscritti al canale Telegram, oltre 11 milioni su Instagram, 1,7 milioni di follower su Facebook, e più di 2 milioni su Twitter, fino ai 55 milioni di iscritti al canale Youtube della presidenza ucraina.
Il 25 febbraio alle 6 del pomeriggio, mentre da Mosca cominciavano a diffondersi le voci che la leadership di Kiev era pronta ad arrendersi e a fuggire, Zelensky ha raccolto i vertici e si è piazzato con loro davanti al palazzo della presidenza, sulla Bankova. Alla luce dei lampioni, tenendo il telefonino col braccio teso, si è fatto un video selfie mostrando che nessuno di loro si era mosso, né aveva intenzione di farlo. Li ha inquadrati uno per uno: "Il leader del partito è qui", "il leader del governo è qui", poi ha girato lo schermo sul proprio volto: "Io sono qui".
Pause e solennità perfette, da grande attore verrebbe da dire se non fosse che lui un attore lo era davvero, di certo non in ruoli così drammatici. Il video girato sulla app di messaggistica russa Telegram, era diretto anche a chi lo ascoltava dalla Russia.
Così come ai russi si è rivolto (parlando la loro lingua) in un messaggio ad alto tasso emotivo, che richiama alle comuni radici: "L'Ucraina di cui leggete e quella della vita reale sono due paesi completamente diversi - e la differenza maggiore è questa: il nostro è reale". E conclude: "So che la tv russa non trasmetterà questo messaggio ma voi lo dovete vedere".
In poche ore il video ha raccolto 4 milioni di visualizzazioni su Telegram ed è diventato subito virale su Twitter, con oltre 15 milioni di visualizzazioni. E all'accusa di Putin di essere un "nazista", tira fuori la risposta più naturale per lui, discendente di ebrei: "Come può un popolo che ha perso 8 milioni di vite nella battaglia contro il nazismo essere nazista? Come posso io essere nazista?". L'interlocutore è di nuovo il popolo russo, e infatti i video sono sottotitolati anche in russo.
È invece rivolto agli europei e agli americani il sarcasmo di un altro messaggio con cui respinge le presunte offerte di aiutarlo a lasciare il paese, messaggio affidato stavolta all'account Twitter dell'ambasciata ucraina in Gran Bretagna: "La lotta è qui. Mi servono munizioni, non un passaggio".
La tempistica delle apparizioni social è fondamentale, stamattina ad esempio il presidente è ricomparso, in mimetica, a pochi passi dalla presidenza, sullo sfondo di un museo, per ribadire che non c'è alcuna resa: "Resto qui. Non deponiamo le armi. La nostra arma è la verità", ripete.
Undici milioni di visualizzazioni su Twitter, due milioni e mezzo su Facebook.
Un'evoluzione quasi paradossale se si pensa che fino a pochi anni fa il 44enne ex comico impersonava proprio un improbabile professore diventato presidente per caso. "Davvero notevole come Zelensky sia alla fine maturato nel suo ruolo", nota il corrispondente del Financial Times da Mosca Max Seddon. "Quando gli Usa lanciavano l'allarme sui piani di invasione russa, gli ucraini lo attaccavano perché non li prendeva sul serio. Ma quando la guerra è diventata inevitabile, Zelensky ha cominciato a impersonare di nuovo il presidente in Tv. E' un talento naturale".
Una mano, dicono molti utenti sui social, gliela sta dando anche Vladimir Putin. Il contrasto tra il selfie per strada in maglietta verde dell'empatico ucraino e i lunghi, inarrivabili tavoli dei finti vertici del gelido russo ha un bel peso sulla bilancia del carisma. I leader nascono nelle emergenze, osserva la giornalista britannica Carole Cadwalladr, e Zelensky non sta sbagliando un colpo. "Putin ha creato un eroe".