La Russia contro i social, dopo Facebook blocca anche Twitter
di Raffaella Menichini , di Raffaella MenichiniI principali social network sono ormai quasi inaccessibili in Russia. Da venerdì sera sono in parte ristretti i servizi di Facebook nel territorio della federazione russa dopo che il social americano aveva rifiutato di interrompere le verifiche sui contenuti dei media di Stato russi. Da stamattina appare di difficile accesso anche Twitter, secondo le analisi di Netblocks, che monitora le performance di Internet nel mondo: i principali provider di telecomunicazioni russi. Non ci sono state comunicazioni ufficiali da parte delle autorità russe circa misure restrittive negli accessi, e gli utenti possono ancora aggirare i blocchi utilizzando accessi VPN (le reti che eludono la localizzazione del device e garantiscono la privacy della navigazione).
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Twitter ha confermato di aver subito un blocco in Russia, e in un tweet …
I principali social network sono ormai quasi inaccessibili in Russia. Da venerdì sera sono in parte ristretti i servizi di Facebook nel territorio della federazione russa dopo che il social americano aveva rifiutato di interrompere le verifiche sui contenuti dei media di Stato russi. Da stamattina appare di difficile accesso anche Twitter, secondo le analisi di Netblocks, che monitora le performance di Internet nel mondo: i principali provider di telecomunicazioni russi. Non ci sono state comunicazioni ufficiali da parte delle autorità russe circa misure restrittive negli accessi, e gli utenti possono ancora aggirare i blocchi utilizzando accessi VPN (le reti che eludono la localizzazione del device e garantiscono la privacy della navigazione).
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Twitter ha confermato di aver subito un blocco in Russia, e in un tweet ha spiegato: “Sappiamo che Twitter è sottoposto a restrizioni per alcuni utenti in Russia e stiamo lavorando per mantenere sicuri e accessibili i nostri servizi. Crediamo che la gente debba avere un accesso libero e aperto a Internet, cosa particolarmente importante in tempi di crisi”.
Il riferimento è naturalmente alla battaglia informativa che si scatena sempre in momenti di conflitto o tensione politica, e che ha spesso visto la Russia coinvolta anche quando lo scenario di scontro non la coinvolgeva direttamente (come nel caso della turbativa delle elezioni presidenziali americane del 2016).
Era quindi ovvio che l’attacco militare all’Ucraina portasse con sé pesanti conseguenze sulla libera circolazione delle informazioni, in un momento in cui le persone sul campo possono filmare e condividere in tempo reale le testimonianze della guerra, ma è anche facile che attori esterni intervengano inquinando il clima con contenuti falsi, per spargere panico, deviare le operazioni, distorcere la percezione degli equlibri reali in campo. E infatti questa fase sta vedendo versioni contrastanti emergere sui fronti opposti. In Russia, i media controllati dal governo offrono una versione edulcorata delle difficoltà militari incontrate dalle proprie forze armate e pongono molto l’accento sulla sofferenza delle popolazioni nelle zone occupate dell’est dell’Ucraina.
Informazioni e immagini stanno circolando molto in queste ore soprattutto nelle chat private, protette da crittografia end to end (cioè con contenuti visibili solo ai partecipanti alla conversazione), in particolare la app di messaggistica Telegram, che è stata fondata proprio da da un russo, il pietroburghese Pavel Durov, che da anni ha abbandonato il Paese.
I grandi social network hanno ormai assimilato la lezione di tante crisi in cui il ruolo delle piattaforme nella diffusione della disinformazione e dell’odio li ha portati sul banco degli imputati, e in queste ore stanno affrontando con grande cautela la polveriera informativa dell’Ucraina. Facebook ha pubblicato le proprie linee guida per spiegare il monitoraggio dei contenuti e la protezione degli utenti più vulnerabili: squadre di moderatori madrelingua, strumenti per “schermare” il proprio account e limitare la visibilità delle liste degli amici per soggetti a rischio, blocco della pubblicità e della monetizzazione per gli account dei media di Stato russi. Misure di protezione per gli account vengono prese anche per Instagram, altra app di proprietà di Meta (l’azienda ombrello che fa capo a Mark Zuckerberg).