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Putin e Lukashenko pronti a schierare le atomiche. In Ucraina si rischia un conflitto nucleare? Russia e Usa hanno 11mila testate. Basta evocarle per far salire la tensione

L'esercitazione nucleare russa del 19 febbraio (afp)
Il leader del Cremlino minaccia "conseguenze disastrose". Gli fa eco l'alleato Lukashenko: "Disposti a schierare le atomiche in Bielorussia". La Francia ricorda che anche la Nato è una potenza nucleare. Trump ha abbandonato nel 2019 un trattato per il disarmo e la Russia ha offerto di condividere il suo arsenale con Minsk. Come il "grande gioco atomico" aiuta a spiegare la crisi attuale
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“Sconfitta e conseguenze disastrose”. E’ quello che Vladimir Putin ha promesso a chi “decidesse di attaccare il nostro paese” nel discorso di giovedì all’alba, quello che annunciava l’invasione. Non ci sono molti margini di interpretazione: il presidente russo ha minacciato una guerra atomica. Anche il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian l’ha intesa così, tanto da rispondere: “Putin deve capire che anche la Nato è un’alleanza nucleare”.

L'escalation degli annunci

Domenica mattina il leader del Cremlino ha fatto un passo avanti, ordinando alle forze di deterrenza nucleare di porsi in stato di allerta: "pronti a combattere". L'escalation - anche se solo a parole - è proseguita con …

 

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“Sconfitta e conseguenze disastrose”. E’ quello che Vladimir Putin ha promesso a chi “decidesse di attaccare il nostro paese” nel discorso di giovedì all’alba, quello che annunciava l’invasione. Non ci sono molti margini di interpretazione: il presidente russo ha minacciato una guerra atomica. Anche il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian l’ha intesa così, tanto da rispondere: “Putin deve capire che anche la Nato è un’alleanza nucleare”.

L'escalation degli annunci

Domenica mattina il leader del Cremlino ha fatto un passo avanti, ordinando alle forze di deterrenza nucleare di porsi in stato di allerta: "pronti a combattere". L'escalation - anche se solo a parole - è proseguita con il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko. Anche lui ha lanciato il suo colpo: "Siamo d'accordo con Putin di impiegare queste armi, che faranno passare ai polacchi e ai lituani la voglia di fare la guerra".

Lukashenko, in una telefonata con il presidente francese Macron, ha detto di essre pronto a schierare le atomiche russe a Minsk, qualora gli Stati Uniti o la Francia piazzassero le loro in Polonia o Lituania. "Le sanzioni - ha aggiunto il presidente bielorusso - stanno spingendo la Russia verso una terza guerra mondiale. Quindi dobbiamo mostrare moderazione per non finire nei guai. Perché una guerra atomica sarebbe un disastro". La crisi in Ucraina insomma rispolvera la paura di un confronto nucleare.

Gli arsenali attuali

Quanto giustificata? “Dalla seconda guerra mondiale, le bombe atomiche non sono mai più state usate in un conflitto, e per ottime ragioni. Non credo che per l’Ucraina si deciderà di fare un’eccezione” mette in chiaro Paolo Cotta-Ramusino, scienziato dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, professore di armi nucleari, disarmo e proliferazione nucleare all’università di Milano e segretario generale delle Pugwash Conferences, una ong internazionale che si occupa tra l’altro di disarmo nucleare e ha vinto il Nobel per la pace nel 1995.

Le due ex superpotenze dispongono insieme di 11mila testate atomiche. “Equamente suddivise fra Russia e Stati Uniti”, spiega Cotta-Ramusino. Ai tempi della Mad (mutual assured destruction, o distruzione reciproca assicurata), all’apice della guerra fredda “ce n’erano in tutto 70mila”. I passi avanti da allora non sono mancati. Ma nemmeno quelli indietro, come il ritiro dell’America di Trump nel 2019 dal trattato Inf (Intermediate Range Nuclear Force, missili capaci di viaggiare tra 500 e 5.500 chilometri), quello firmato nel 1987 nella famosa foto con Reagan e Gorbaciov.

Se poi si concretizzasse la minaccia di Dmitry Medvedev, il sistema dei controlli e delle mutue rassicurazioni verrebbe smantellato del tutto. Il vice-capo del Consiglio di Sicurezza di Mosca ha infatti avvertito che la Russia è pronta a uscire dagli ultimi trattati rimasti in piedi con gli Stati Uniti, in caso di sanzioni dell’Occidente. A decadere sarebbe in particolare quel New Start che Medvedev stesso firmò nel 2010, quando era presidente della Russia, con Barack Obama. I limiti e le ispezioni agli arsenali in quel caso cesserebbero del tutto.

La sfiducia nei trattati

Mai come oggi, è il risultato, gli sforzi per ridurre gli armamenti nucleari appaiono impolverati e démodé. La cancellazione dell'Inf da parte di Trump è in parte alla base della sfiducia e dei timori odierni di Mosca nei confronti della Nato. I paesi che partecipano in via ufficiale al Trattato di non proliferazione sono Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna. Hanno invece armi nucleari, ma non lo riconoscono, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord (che domenica nella distrazione generale ha effettuato un nuovo test missilistico).

L’invasione dell’Ucraina però ci ricorda che il fantasma delle atomiche è sempre pronto a saltar fuori dall’armadio. Il 19 febbraio, 5 giorni prima dell’attacco, Putin e il presidente bielorusso Lukashenko sono apparsi fianco a fianco accanto ai bottoni di lancio. Era solo un’esercitazione, nota come Grom. Ma l’immagine ha avuto il suo impatto e il leader del Cremlino ha offerto all'alleato alcune delle sue testate.

Le atomiche italiane

Neanche l’Italia è fuori dalla partita. “Sul nostro territorio si trovano una cinquantina di testate. A Ghedi, in provincia di Brescia, possono usare sistemi di lancio italiani. Ad Aviano, in provincia di Pordenone, sistemi di lancio americani” spiega il segretario di Pugwash. “Le armi non appartengono alla Nato, che non dispone di proprie testate nucleari. Sono di proprietà degli Stati Uniti”.

Il caso dell'Ucraina

Nessuna atomica si trova invece in Ucraina. Il paese si era risvegliato terza potenza nucleare del mondo dopo la dissoluzione dell’Urss, ma nel 1994 aveva aderito al memorandum di Budapest. In cambio di garanzie sulla propria sicurezza fornite da Mosca, Washington e Londra, Kiev rinunciò all’eredità nucleare ricevuta dall’Urss. Circa 2mila testate hanno così ripreso pacificamente la via di Mosca. Da allora il paese – così come la vicina Bielorussia – è sprovvisto di armi atomiche.

Putin, però, rifiuta di credere a questa versione. Teme che le atomiche statunitensi dispiegate in Europa vengano progressivamente spostate verso i confini russi, e che l’Ucraina, nel silenzio e con la complicità dell’occidente, si riarmi. Tutto falso, replica la Nato. Ma il leader del Cremlino – e non da oggi – sembra tormentato da questa eventualità. Il risultato? In un’epoca di cyberattacchi, droni, sanzioni economiche, il solo accenno a un’arma nucleare è ancora pienamente in grado di cambiare il corso di una guerra.