Ucraina, "Operazione Porcospino": così gli Usa aiuteranno la resistenza anti-russa
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliIscriviti alla newsletter quotidiana gratuita sul conflitto
LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA
NEW YORK - Questo messaggio viene da un'autorevole fonte dell'intelligence occidentale, con lunga e attiva esperienza operativa in Russia: "Il piano di Vladimir Putin è rimuovere la presidenza ucraina entro fine febbraio, e stabilire un regime fantoccio basato sui "sostenitori" interni. Ma potrebbe aver sottovalutato il consenso della resistenza nazionale che è emerso, anche nelle parti dell'Ucraina di lingua russa, per difendere il Paese a tutti i costi. Si preannuncia una guerra sanguinosa". Quindi la fonte aggiunge: "La risposta dell'Occidente sarà creare un'insurrezione, se il regime verrà rovesciato".
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NEW YORK - Questo messaggio viene da un'autorevole fonte dell'intelligence occidentale, con lunga e attiva esperienza operativa in Russia: "Il piano di Vladimir Putin è rimuovere la presidenza ucraina entro fine febbraio, e stabilire un regime fantoccio basato sui "sostenitori" interni. Ma potrebbe aver sottovalutato il consenso della resistenza nazionale che è emerso, anche nelle parti dell'Ucraina di lingua russa, per difendere il Paese a tutti i costi. Si preannuncia una guerra sanguinosa". Quindi la fonte aggiunge: "La risposta dell'Occidente sarà creare un'insurrezione, se il regime verrà rovesciato".
La vera partita dunque è questa. Come peraltro hanno confermato il capo del Pentagono Lloyd Austin, dicendo giovedì alla Camera che sta valutando come armare e addestrare la resistenza dai Paesi confinanti con l'Ucraina; e il segretario di Stato Antony Blinken, stanziando ieri altri 350 milioni di dollari allo scopo di fornire "ulteriore assistenza difensiva letale, per aiutare l'Ucraina ad affrontare le minacce corazzate, aviotrasportate e di altro tipo che fronteggia". Biden ha chiesto al Congresso 6,4 miliardi. A Washington la chiamano già informalmente "Operation Porcupine", per rendere Kiev intrattabile come un porcospino.
Le sanzioni economiche mordono e saranno importanti nel lungo periodo, al punto di mettere a rischio la sopravvivenza di Putin, se si procederà con l'espulsione da Swift, il congelamento dei fondi sovrani, il sequestro delle proprietà sue e di tutti gli oligarchi. Poi bisogna aumentare la produzione di petrolio e gas negli Usa e i Paesi mediorientali alleati, per garantire le forniture all'Europa e far calare il prezzo, riducendo la prima e quasi unica fonte di ricavi del Cremlino.
La Cina può aiutare la Russia, ma fino a un certo punto, per almeno tre ragioni: gli occidentali controllano oltre il 50% del pil mondiale, contro il 20% di Pechino e Mosca; non è facile né rapido per il Cremlino trasferire i suoi commerci e ricevere tutte le forniture dalla Repubblica popolare; Xi Jinping non ha interesse a compromettere gli enormi scambi con Usa e Ue, non rimpiazzabili con quelli di Putin. Prima di tutto questo però, nell'immediato, c'è la guerra in corso da combattere, per alzare il più possibile il costo che Mosca dovrà pagare in termini di vite umane e soldi. E trasformarla in una lunga insurrezione, tipo l'Afghanistan anni Ottanta, anche se l'esercito russo riuscirà a conquistare Kiev e ammazzare il leader Volodymyr Zelensky.
La valutazione dell'intelligence è che la guerra lampo è fallita. Putin contava di prendere Kiev nel giro di 24 o 48 ore, instaurare un regime fantoccio e andare via. Così non è stato, un po' per la resistenza degli ucraini, e un po' perché ha cercato di evitare un massacro che complicherebbe la gestione del Paese. Ora ha ordinato la seconda ondata, che sarà molto più numerosa e violenta. Difficilmente non prenderà la capitale, ma l'intervento diventa occupazione, che richiede di costruire l'infrastruttura logistica allungando la linea. La distanza dalla Bielorussia a Kiev non è molta, ma il percorso da est e da sud è lungo. Ciò espone i reparti al rischio di rappresaglie, anche perché gli Usa passano agli ucraini l'intelligence su dove sono e come si muovono. Si parla anche di una no fly zone o safe zone.
Gli americani hanno offerto a Zelensky di evacuarlo, ma lui ha rifiutato: "La lotta è qui. Mi servono munizioni, non un passaggio". Sarebbe importante salvarlo, ma l'insurrezione procederebbe anche senza lui. Gli alleati Nato confinanti, come Polonia o Romania, diventerebbero le basi per addestramento e forniture militari. Esiste poi la possibilità che il Paese si spacchi, con i russi ad Est e gli ucraini ad Ovest, creando le condizioni per un pantano modello Afghanistan. L'esercito di Mosca non è abbastanza grande per un simile impegno, e ha spostato quasi tutte le risorse da est ad ovest. Con la Cina ha firmato un patto di non aggressione, ma se riesplodesse una crisi tipo Kazakistan faticherebbe a farle fonte. Quanto a lungo potrebbe sostenerlo Putin?