Gorlowka, nella città controllata dai filorussi: "Colpite 47 case e uccisi quattro civili nell'ultima settimana"
di Luca Steinmann , di Luca SteinmannSEGUI LA DIRETTA
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La prima cosa che si nota entrando a Gorlowka è il suo grigiore. In questa cittadina controllata dai filorussi e situata a 50 chilometri a nord di Donetsk è grigio il cielo, sono grigi i palazzoni in stile sovietico, è grigia è la strada ricoperta di buche che rendono interminabile ogni spostamento in auto. L'atmosfera è spettrale. In giro non si incontra quasi nessuno e vige un silenzio gelato, interrotto dai boati delle esplosioni che risuonano in lontananza. Come nel caso di Donetsk, anche qui l'esercito ucraino controlla i villaggi adiacenti. Le due parti si scambiano costantemente colpi di artiglieria, colpendo anche obiettivi civili. Gli abitanti di Gorlowka vivono costantemente nell'allerta delle bombe.
“Patiamo questa situazione da otto anni ma da quando è partit…
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La prima cosa che si nota entrando a Gorlowka è il suo grigiore. In questa cittadina controllata dai filorussi e situata a 50 chilometri a nord di Donetsk è grigio il cielo, sono grigi i palazzoni in stile sovietico, è grigia è la strada ricoperta di buche che rendono interminabile ogni spostamento in auto. L'atmosfera è spettrale. In giro non si incontra quasi nessuno e vige un silenzio gelato, interrotto dai boati delle esplosioni che risuonano in lontananza. Come nel caso di Donetsk, anche qui l'esercito ucraino controlla i villaggi adiacenti. Le due parti si scambiano costantemente colpi di artiglieria, colpendo anche obiettivi civili. Gli abitanti di Gorlowka vivono costantemente nell'allerta delle bombe.
“Patiamo questa situazione da otto anni ma da quando è partita l'offensiva della Russia i bombardamenti sono aumentati” racconta Anna Staritskaya, presidentessa della municipalità. “Nell'ultima settimana sono state colpite 47 case e sono morti quattro civili”. I bombardamenti sulla città provengono principalmente dal villaggio di Dzerginsk, situato 20 chilometri più ad Ovest ed ultimo avamposto dell'esercito di Kiev. “Ci aspettavamo che i russi lo attaccassero via terra e lo conquistassero in breve, invece questo finora non è avvenuto. Ci troviamo così sempre esposti al fuoco” conclude Stariskaya.
Nonostante l'aggressione, infatti, il Cremlino non ha dato ordine alle sue truppe di lanciare un'offensiva via terra su questo fronte, come invece sta avvenendo a ridosso dei centri urbani più importanti come Kiev, Kharkiv e Mariupol. In questa parte del Donbass i russi non stanno avanzando e gli ucraini mantengono le posizioni. Crescono però di intensità i bombardamenti tra i due fronti, senza che nessuno provi ad avanzare. La municipalità di Gorlowka ha quindi disposto 300 bunker dove i cittadini possono rifugiarsi in caso di attacco. L'ultimo è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, quando le due parti si sono sparate addosso raffiche di missili, alcuni dei quali sono piovuti sul centro.
Tra le case colpite c'è quella di Svitlana, signora di mezza età. Un mortaio è precipitato sul tetto, sfondandolo completamente, ed è poi caduto sulla camera da letto. “Per fortuna mi ero messa a dormire in salotto” racconta Svitlana in lacrime “sapevo che la mia stanza è esposta al fuoco per cui quando ho sentito che bombardavano mi sono spostata. Se non l'avessi fatto ora sarei morta”. Per il futuro non vede alcuna speranza. “Sono rimasta sola, mio marito è andato a Dnipropetrovsk, in Ucraina, per farsi curare dal coronavirus. Scoppiata la guerra è rimasto bloccato di là. I miei vicini sono quasi tutti scappati. Mi rimaneva solo questa casa. Non ho più speranza per il futuro. Non credo che si possa mai raggiungere la pace e non credo nei russi che dicono di volercela portare. Rimarremo sempre in una situazione di guerra”.
Per le strade di Gorlowka pattugliano le milizie separatiste. Ragazzi giovani in divisa militare e kalashnikov tra le mani, al braccio o alla gamba hanno legato un nastro bianco, in segno di riconoscimento. Girano per la città e fanno delle ispezioni ai luoghi che la notte prima sono stati bombardati. Nessuno di loro sa spiegarsi perché non stiano ricevendo ordine di attaccare. “Ci hanno mobilitato in fretta e furia dicendoci di tenerci pronti al combattimento. Poi, da un momento all'altro hanno improvvisamente annunciato che dobbiamo stare fermi” racconta uno di loro che ha 22 anni.
L'unico movimento di persone rilevante è di fronte alla sede del municipio. Qui un parchetto è stato circondato da una rete di metallo e adibito a centro di addestramento delle milizie. Un paio di centinaia di ragazzi in divisa militare con in testa un elmetto verde avanzano due a due impugnano fucili e lanciarazzi. Agli ordini degli istruttori simulano la battaglia, sparando con le ari scariche. Il silenzio della città è rotto dalle loro urla. Intorno i parenti di alcuni di loro li guardano con aria triste. Soprattutto madri, mogli e fidanzate che, quando possono, fanno passare attraverso la rete qualche pacco ai loro uomini. Generalmente cibo fatto in casa oppure vestiti.
La zona più esposta alle bombe è quella di Nikitovka. Si tratta di un quartiere periferico situato su una collina che domina le pianure circostanti e dista solo qualche chilometro dalla linea di fronte. Anche qui negli ultimi giorni sono piovuti diversi mortai. Soprattutto questo quartiere è diventato l'avamposto dei filorussi per bombardare i nemici. Nel tardo pomeriggio per le strade non si vede assolutamente nessuno eppure nascosti da qualche parte ci sono i soldati che sparano i missili. Anche se non si fanno vedere il rumore dei colpi in uscita è costante e assordante e fa tremare la terra. Mentre la giornata volge al termine sta per iniziare l'ennesima notte di bombardamenti. Senza che nessun fronte avanzi di un metro.