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Negoziati Ucraina-Russia: “Presto nuovi colloqui di pace”. Ma l’Europa teme l’escalation

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Il negoziatore russo: "Terreno comune su cui lavorare nei prossimi giorni". Ma Zelensky frena: "Ancora nessun risultato". Dopo la telefonata Macron-Putin le Cancellerie temono l'inasprimento degli attacchi: "È cinico e in una logica di scontro"
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PARIGI-LEOPOLI - Piovono missili sul tavolo del negoziato. È la Putin’s Way, la maniera di condurre le trattative diplomatiche del presidente russo. Che invia il suo consigliere più fidato a incontrare la delegazione ucraina con il supposto proposito di far tacere le armi e contemporaneamente autorizza il bombardamento di palazzi residenziali di Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina, uccidendo almeno undici civili. «Abbiamo individuato alcuni punti su cui è possibile trovare un terreno comune», dice a metà pomeriggio Vladimir Medinsky, il capo della delegazione russa. Una fiammella di speranza che dura neanche mezz’ora. Mentre a Kiev ricominciano le sirene e i missili, dall’Eliseo arriva la conferma che non di vero negoziato si tratta, piuttosto della premessa…

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PARIGI-LEOPOLI - Piovono missili sul tavolo del negoziato. È la Putin’s Way, la maniera di condurre le trattative diplomatiche del presidente russo. Che invia il suo consigliere più fidato a incontrare la delegazione ucraina con il supposto proposito di far tacere le armi e contemporaneamente autorizza il bombardamento di palazzi residenziali di Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina, uccidendo almeno undici civili. «Abbiamo individuato alcuni punti su cui è possibile trovare un terreno comune», dice a metà pomeriggio Vladimir Medinsky, il capo della delegazione russa. Una fiammella di speranza che dura neanche mezz’ora. Mentre a Kiev ricominciano le sirene e i missili, dall’Eliseo arriva la conferma che non di vero negoziato si tratta, piuttosto della premessa di una catastrofe.

 

Il giorno uno dei colloqui russo-ucraini, arrivato al giorno cinque della guerra, è cominciato con una telefonata di un’ora e mezzo tra Vladimir Putin e il presidente francese Emmanuel Macron. Putin gli ha comunicato le «imprescindibili» condizioni per il cessate il fuoco: «La demilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina», ossia la sostituzione di Volodymyr Zelenskij con un presidente gradito al Cremlino; l’assicurazione sulla neutralità dello stato ucraino, dunque niente ingresso nella Nato né ora né mai; il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea. Una proposta indecente e inaccettabile per il governo di Kiev, che non si arrende, chiede il ritiro immediato delle truppe occupanti e la garanzia che non un centimetro del suo territorio gli venga sottratto.

 

L’incontro si è tenuto in una località segreta al confine tra Ucraina e Bielorussia. «Mosca non ha posto ultimatum», spiega alla fine Mykhailo Podoliak, il consigliere di Zelenskij. «Torniamo in patria per le consultazioni. I temi discussi saranno sviluppati in un altro round da tenersi il prima possibile. Ma, purtroppo, la parte russa non comprende a pieno la distruzione che ha causato e sta causando». O forse, la comprende fin troppo bene.

A sera, infatti, una fonte dell’Eliseo che ha assistito alla telefonata tra Macron e Putin racconta i dettagli e le chiose di quel drammatico dialogo. «Il presidente russo era molto calmo, quasi cinico nelle sue osservazioni. È un leader che appare determinato ma anche rinchiuso in una logica di scontro. Continua ad avere una postura offensiva, quindi esiste il rischio di vedere operazioni militari aumentare nelle prossime ore, con sempre più frequenti attacchi contro obiettivi civili e armi più devastanti delle attuali. Alcune navi nel Mar Nero sono pronte a sbarcare uomini nel sud dell’Ucraina». Si teme il bombardamento a tappeto su Kiev. Ma c’è di più, e di peggio. «Il conflitto in corso si può estendere oltre l’Ucraina, è possibile che a breve la Bielorussia sia teatro del dispiegamento di missili russi». La fonte della presidenza francese non ha specificato se intendesse l’arsenale atomico, ma è un fatto che Putin abbia messo in stato di allerta il suo sistema difensivo nucleare.


Niente di concreto per essere ottimisti, è il messaggio di Parigi. E lo stesso Zelensky in serata dice: «Dai negoziati ancora nessun risultato». Le richieste di Putin per fermare la guerra da lui scatenata sono considerate irricevibili, tant’è che i Paesi del cosiddetto “formato Quint” (Stati Uniti, Francia, Italia, Germania e Regno Unito) stanno valutando altre sanzioni: «I margini ci sono».

 

Non sembrano esserci margini, invece, per l’ingresso immediato dell’Ucraina nell’Unione Europea invocato da Zelenskij che si è fatto fotografare mentre firma la carta con la richiesta di adesione. «il nostro sogno è di stare con tutti gli europei e, soprattutto, di essere come loro». Bruxelles frema. Serve l’unanimità dei 27 Paesi membri e, come spiega il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, «finora nel dibattito generale sono emerse opinioni diverse». Quel che potrebbe accadere, però, è la concessione all’Ucraina almeno dello status di candidato. I Paesi dell’Est sono d’accordo. Il Cremlino la vede come un’aggressione alla Russia e rilancia minacciando. «Risponderemo duramente all’Unione europea per il suo ruolo negli eventi in Ucraina». Nel frattempo il negoziato, se così lo si può definire, va avanti. I cannoni non tacciono e, anzi, gridano sempre più forte. È la Putin’s Way.