Russia, le piazze contro Putin. E si aprono le prime crepe anche tra gli oligarchi
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiIscriviti alla newsletter quotidiana gratuita sul conflitto
LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA
MOSCA - La gente sfila sul ponte Bolshoj Moskvoretskij, sospeso sulla spianata che porta a San Basilio e alla piazza Rossa. E depone fiori nel luogo dove, a un tiro di schioppo dal Cremlino, l'oppositore Boris Nemtsov fu ucciso a revolverate il 27 febbraio di sette anni fa. Un uomo barbuto non fa in tempo a tirar fuori un cartello bianco con su scritto "Njet voyne", "No alla guerra", che viene strattonato e portato via dalla polizia anti-sommossa. Anche ieri, per il quarto giorno consecutivo, migliaia di pacifisti hanno osato sfidare i divieti delle autorità e le manganellate dei poliziotti anti-sommossa pur di scendere in strada e dire "No" all'invasione dell'Ucraina. A fine giornata, sono circa 2.100 i fermati in tutto il Paese, tra cui giornalisti, per un totale di 5.200 arresti …
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LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA
MOSCA - La gente sfila sul ponte Bolshoj Moskvoretskij, sospeso sulla spianata che porta a San Basilio e alla piazza Rossa. E depone fiori nel luogo dove, a un tiro di schioppo dal Cremlino, l'oppositore Boris Nemtsov fu ucciso a revolverate il 27 febbraio di sette anni fa. Un uomo barbuto non fa in tempo a tirar fuori un cartello bianco con su scritto "Njet voyne", "No alla guerra", che viene strattonato e portato via dalla polizia anti-sommossa. Anche ieri, per il quarto giorno consecutivo, migliaia di pacifisti hanno osato sfidare i divieti delle autorità e le manganellate dei poliziotti anti-sommossa pur di scendere in strada e dire "No" all'invasione dell'Ucraina. A fine giornata, sono circa 2.100 i fermati in tutto il Paese, tra cui giornalisti, per un totale di 5.200 arresti da giovedì. Si manifesta anche a Minsk, in Bielorussia, nel giorno del referendum sulla costituzione, per protestare contro la complicità di Aleksandr Lukashenko nella guerra di Putin.
Il Cremlino ostenta granitico consenso attorno alla sua "operazione militare speciale" per "smilitarizzare" e "denazificare" l'Ucraina, eppure qualche crepa si apre. Non solo tra la popolazione che ieri si è messa in fila ai bancomat per timore del contraccolpo delle sanzioni occidentali. Anche nel "cerchio magico" di Putin c'è chi ha osato condannare una guerra che "costerà vite e danneggerà due nazioni che sono state sorelle per centinaia di anni". Così ha scritto Mikhail Fridman, uno degli uomini più ricchi di Russia, nato e cresciuto in Ucraina, in una lettera indirizzata ai dipendenti della sua società di fondi d'investimento con base a Londra, LetterOne. "Sono convinto che la guerra non può essere una risposta", ha aggiunto. "Benché una soluzione sembri spaventosamente lontana, posso solo unirmi a quanti desiderano ferventemente che questo spargimento di sangue finisca".
Poco dopo il magnate dei metalli Oleg Deripaska, sulla lista nera Usa, esclamava su Telegram: "La pace è importante! I negoziati devono iniziare subito!". Putin aveva cercato il sostegno di oligarchi e uomini d'affari. Tanto da averli convocati al Cremlino all'indomani dell'invasione per spiegare loro che "non c'era altra scelta". Ma, stando alle stime di Bloomberg, i miliardari russi avrebbero già perso 32 miliardi di sterline dall'inizio dell'anno a causa della volatilità dei mercati legata alla crisi ucraina. E davanti alle perdite, la fedeltà inizia a vacillare.
Nella sfera politica non si sono ancora viste dimissioni, ma affiorano i primi "mea culpa". "La guerra deve essere fermata immediatamente", ha scritto sabato il deputato comunista Mikhail Matveev che pure martedì scorso aveva votato a favore del riconoscimento dell'indipendenza delle Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, in Est Ucraina, il pretesto usato da Vladimir Putin per lanciare la sua offensiva. "Quando ho votato sì, ho votato per la pace, non per la guerra. Perché la Russia potesse agire da scudo perché non bombardassero il Donbass, non perché venisse bombardata Kiev".
Su 400 deputati della Duma, l'unico ad aver votato contro era stato il comunista Oleg Smolin e si era detto che lo avesse fatto per sbaglio a causa dei suoi problemi di vista tanto da avere poi votato "sì" al secondo round. Smolin però alla fine si è scusato per non aver previsto quello che sarebbe successo dicendosi "scioccato" e "convinto che la forza militare vada usata in politica solo come ultima risorsa". Scuse "a nome di tutti i russi che non sono stati in grado di prevenire il conflitto" sono arrivate ieri anche da Oleg Anisimov, il capo della delegazione russa alla Conferenza sul clima, durante una sessione a porte chiuse. Non trovo, ha aggiunto "nessuna giustificazione all'attacco in Ucraina".
Sono voci che si sommano al dissenso delle celebrità. Il tennista Andrej Rubliov che scrive "Niente guerra per favore" su una telecamera dopo la vittoria a Dubai. Il rapper Oxxxymiron che cancella i suoi concerti perché non è tempo per il divertimento o il comico Ivan Urgant che scrive "No alla guerra" su Instagram. Dalla guerra si sono dissociate anche Elizaveta Peskova, figlia del portavoce di Putin Dmitrij Peskov, e Sofia Abramovich, erede dell'ormai ex patron del Chelsea, benché i loro post siano stati subito rimossi. Mentre alla petizione lanciata dall'attivista Lev Ponomariov, siglata da oltre un milione di persone, sono seguite le lettere aperte di operatori sanitari (6mila firme), architetti e ingegneri (3.500) e insegnanti (500). Piccoli numeri in proporzione a una popolazione da 140 milioni di abitanti, ma eroici dopo l'anno della repressione più dura che ha visto Navalnyj condannato al carcere e quasi tutti gli oppositori arrestati o costretti all'esilio.
In Russia alzare la voce costa. Lo sanno bene Ekaterina Dolinina, direttrice dell'organizzazione cinematografica Moskino, costretta a dimettersi dopo aver siglato una delle tante lettere aperte e la firma politica del giornale economico Kommersant, Elena Chernenko, espulsa dal pool di giornalisti del ministero degli Esteri per aver raccolto 300 firme sotto un suo breve testo su Telegram contro la guerra. Il Cremlino apparentemente non vacilla. "È consapevole", dice Peskov, che c'è gente che non capisce la necessità dell'operazione. La soluzione? "Faremo di meglio per spiegargliela".