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Ucraina, anche Abramovich in campo nel negoziato. Cosa c'è dietro alla mossa del magnate

(ansa)
Il miliardario ha ottimi legami con il presidente Putin, ed è considerato una figura ideale per trovare un compromesso. A spingere per un suo coinvolgimento anche la comunità ebraica ucraina
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LONDRA - Sorpresa. C’è Roman Abramovich al tavolo dei negoziati tra Russia e Ucraina. Ma perché? Il 55enne oligarca russo e padrone del Chelsea campione del mondo ha accettato l’invito di Kiev per partecipare ai delicatissimi colloqui al confine tra Bielorussia e Ucraina . Mentre oltre il confine infuria la guerra dopo l’offensiva lanciata da Vladimir Putin.


Ci sono vari motivi perché Abramovich, che ha annunciato di lasciare la gestione della sua squadra di calcio del Chelsea solo qualche giorno fa, abbia deciso di essere coinvolto in questi complicati negoziati. Il primo: è considerato l’oligarca più politico e carismatico del lotto, anche perché per Putin molti anni fa ha ricoperto la carica di governatore della remota regione artica di Chuk…

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LONDRA - Sorpresa. C’è Roman Abramovich al tavolo dei negoziati tra Russia e Ucraina. Ma perché? Il 55enne oligarca russo e padrone del Chelsea campione del mondo ha accettato l’invito di Kiev per partecipare ai delicatissimi colloqui al confine tra Bielorussia e Ucraina . Mentre oltre il confine infuria la guerra dopo l’offensiva lanciata da Vladimir Putin.


Ci sono vari motivi perché Abramovich, che ha annunciato di lasciare la gestione della sua squadra di calcio del Chelsea solo qualche giorno fa, abbia deciso di essere coinvolto in questi complicati negoziati. Il primo: è considerato l’oligarca più politico e carismatico del lotto, anche perché per Putin molti anni fa ha ricoperto la carica di governatore della remota regione artica di Chukotka, ed è considerato una figura potenzialmente ideale per trovare un compromesso.


L’altra connessione pare essere la sua religione. Abramovich è ebreo, come il presidente ucraino Zelensky e non è un caso che la notizia di un suo coinvolgimento nei negoziati sia pubblicata inizialmente dal Jerusalem Post e dalla stampa israeliana. Secondo la Reuters, sarebbe stata la comunità ebraica ucraina a consigliare al presidente e al governo di Kiev di chiedere ad Abramovich di unirsi ai colloqui di pace. Cosa che il magnate russo ha accettato. “Proverà a dare una mano”, ha detto il suo portavoce, “ma in questo momento non può dire di più perché il momento è delicato”.


Infine, è una grande occasione per il tycoon, che per Forbes ha un patrimonio di 13,3 miliardi di dollari e che ha fatto le sue fortune con Eltsin, dopo la dissoluzione dell’Urss, nei settori petrolifero, siderurgico e dell’aviazione (vedi la compagnia di bandiera Aeroflot). Perché Abramovich da tempo è nella lista nera del Regno Unito, soprattutto dopo l’avvelenamento dell’ex spia doppiogiochista Skripal a Salisbury per mano dell’intelligence militare russa Gru, che ha innescato una valanga di sospetti e veleni tra lui e il governo di Londra. Da tempo, infatti, Abramovich non torna oltremanica e se lo facesse potrebbe essere respinto alla frontiera, come ha fatto intendere il Ministero dell’Interno britannico.


Ecco però la sua grande occasione. Per i suoi critici si tratta di un whitewashing, ossia i colloqui di pace sarebbero un pretesto per rifarsi la reputazione e provare ad evitare quante più sanzioni possibili - il passo di lato il Chelsea va letto in questa maniera, in attesa di una eventuale cessione. Ma è anche vero che la partecipazione ai colloqui non è stata una sua iniziativa, bensì apparentemente una richiesta di Zelensky e della delegazione ucraina. E se Abramovich fosse decisivo a trovare una sorta di intesa tra Russia e Ucraina, di certo non si potrebbe rinfacciarglielo, vista la tragedia in corso.