Gli analisti Gb: "Far cadere Putin è l'unica soluzione per riportare la pace in Ucraina"
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniSEGUI LA DIRETTA
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LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA
LONDRA
"Le sanzioni occidentali mirano a far cadere Putin". Attribuita da un portavoce a Boris Johnson, la dichiarazione è stata poi smentita, sostenendo che l'obiettivo è semplicemente "fermare la guerra". Ma la caduta di Vladimir Putin viene discussa sempre più apertamente come l'unica soluzione per riportare la pace in Ucraina e la stabilità in Russia. Lo dice in modo poco diplomatico il sottosegretario agli Esteri britannico James Cleverly, lanciando di fatto un appello a un putsch contro il capo del Cremlino: "I suoi leader militari sanno che Putin è sempre più isolato e illogico, prigioniero della visione di ricreare una Russia imperiale. I generali russi hanno i mezzi per farlo cadere e noi chiediamo loro di agire".
Ne scrive Gideon Ra…
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LONDRA
"Le sanzioni occidentali mirano a far cadere Putin". Attribuita da un portavoce a Boris Johnson, la dichiarazione è stata poi smentita, sostenendo che l'obiettivo è semplicemente "fermare la guerra". Ma la caduta di Vladimir Putin viene discussa sempre più apertamente come l'unica soluzione per riportare la pace in Ucraina e la stabilità in Russia. Lo dice in modo poco diplomatico il sottosegretario agli Esteri britannico James Cleverly, lanciando di fatto un appello a un putsch contro il capo del Cremlino: "I suoi leader militari sanno che Putin è sempre più isolato e illogico, prigioniero della visione di ricreare una Russia imperiale. I generali russi hanno i mezzi per farlo cadere e noi chiediamo loro di agire".
Ne scrive Gideon Rachman, principale commentatore di affari internazionali del Financial Times: "E' verosimile che l'unica strada per la pace sia un intervento dell'élite russa per costringere Putin a cedere il potere". Ne parla Kadri Lilik, analista estone dello European Center for Foreign Relations: "La società russa è esausta e vuole un cambiamento al vertice. Potrebbe passare del tempo prima che le conseguenze della guerra in Ucraina lo producano, ma si può dire che con l'invasione Putin ha messo una bomba sotto il proprio personale sistema di potere".
Almeno tre elementi spingono in questa direzione secondo gli osservatori. La guerra non sta andando come Putin sperava, un blitz rapido e indolore tipo Crimea: gli ucraini resistono, il conflitto può essere lungo. La reazione internazionale è più dura, unita e coordinata di quanto Putin si aspettasse, con la sospensione del gasdotto Nord Stream, il blocco del sistema di pagamenti Swift, le sanzioni contro banche e individui, il congelamento delle riserve della banca centrale russa, la chiusura dei cieli di tutta Europa ai voli verso e da Mosca, gli aiuti militari all'Ucraina: la Russia ridotta a un paria per il resto del mondo o almeno per l'Occidente. Infine la reazione interna è catastrofica: crollo del rublo e della borsa di Mosca, corsa agli sportelli per ritirare contante, manifestazioni di protesta in tutto il paese, con celebrità, oligarchi e perfino figli della nomenklatura putiniana che condannano la guerra.
Un sondaggio effettuato alla vigilia della guerra dal Centro Levada, istituto indipendente di statistiche moscovita, indica che solo il 45 per cento della popolazione appoggia l'avventura militare in Ucraina: percentuale probabilmente ancora più bassa dopo cinque giorni di combattimenti contro un popolo che i russi considerano fratello. È probabile che il dissenso sia esteso alla cerchia dei ministri, consiglieri e businessmen legati al Cremlino: "La visione dei membri del Consiglio di Sicurezza russo, interrogati da Putin in diretta tivù, che cercano affannosamente di trovare le parole per compiacerlo, rivela il disagio dei suoi più stretti collaboratori", nota Lilik dello European Center for Foreign Relations.
Altre esibizioni televisive, come quella del ministro degli Esteri Lavrov ammonito a non esagerare con i negoziati o dei capi di stato maggiore delle forze armate chiamati come scolaretti ad approvare il folle stato d'allerta nucleare, trasmettono la medesima impressione: un Putin che ricorda lo Stalin della fase finale, anch'egli sempre più paranoico, al potere da troppo tempo e in preda a un delirio di onnipotenza, lasciato morire nella sauna dal capo del Kgb Berija invece di chiamare i soccorsi, dopo l'ictus che colpì il dittatore.
C'è un precedente di un leader del Cremlino costretto a dimettersi: Nikita Krusciov, deposto da Leonid Breznev e altri membri del Politbjuro nel 1964 con l'accusa di gravi errori politici. Il sistema russo odierno è "ancora meno collettivo che ai tempi di Stalin e Krusciov", conclude Rachman sul Financial Times: "Putin governa come uno zar presovietico, per cui è difficile per l'opposizione interna mobilizzarsi". Ma prima o poi la solitudine potrebbe ritorcersi contro di lui, lasciandolo senza alleati o complici: un re nudo davanti alla cupola di ministri, generali e oligarchi. Un problema di cui liberarsi.