Josep Borrell: "L'Ucraina ha una prospettiva europea, ma l'ingresso nella Ue non è in agenda".
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - “Non è in agenda”. Dopo una giornata di confusione sull’ipotesi di ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, ci pensa l’Alto Rappresentante dell’UE, Josep Borrell, a chiudere all’ipotesi di un’adesione accelerata. "L'Ucraina ha una chiara prospettiva europea – ha spiegato - ma ora dobbiamo contrastare un'aggressione e il mondo non può sopportare il fatto che un paese potente distrugga il vicino usando le sue capacità militari. Se lo consentiamo è la legge della giungla, la legge del più forte". Quindi, "oggi non è in agenda perché dobbiamo fornire una risposta per le prossime ore, non per i prossimi anni".
Una prima apertura arriva però in serata dal Parlamento Europeo, che ha messo a punto una bozza di risoluzione in cui si impegna ad "adoperarsi per concedere all'Ucraina lo status di candidato all'U…
BRUXELLES - “Non è in agenda”. Dopo una giornata di confusione sull’ipotesi di ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, ci pensa l’Alto Rappresentante dell’UE, Josep Borrell, a chiudere all’ipotesi di un’adesione accelerata. "L'Ucraina ha una chiara prospettiva europea – ha spiegato - ma ora dobbiamo contrastare un'aggressione e il mondo non può sopportare il fatto che un paese potente distrugga il vicino usando le sue capacità militari. Se lo consentiamo è la legge della giungla, la legge del più forte". Quindi, "oggi non è in agenda perché dobbiamo fornire una risposta per le prossime ore, non per i prossimi anni".
Una prima apertura arriva però in serata dal Parlamento Europeo, che ha messo a punto una bozza di risoluzione in cui si impegna ad "adoperarsi per concedere all'Ucraina lo status di candidato all'Ue, in linea con l'articolo 49 del trattato sull'Unione europea e nel frattempo, continuare a lavorare per la sua integrazione nell'Ue". Il voto è previsto domani. "Credo che la richiesta di ingresso nell'Unione Europea sia legittima" ha commentato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La candidatura di Kiev è sostenuta da 8 paesi dell'Europa dell'est: Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia.
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Il punto è questo: entrare nell’Unione prevede una procedura complessa e lunga. Che passa dalla richiesta del Paese candidato, dall’analisi della Commissione e infine dall’approvazione del Consiglio. E ogni step si concentra sulle compatibilità politiche ed economiche dello Stato richiedente.
Tutto era iniziato ieri con le parole della presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, che sembravano soprattutto un messaggio politico a Mosca. Poi stamattina ha rincarato la dose il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. "Il governo ucraino – ha riferito – sta preparando la richiesta ufficiale per aderire all'Ue. Ciò vuol dire che la Commissione dovrà prendere una posizione ufficiale" a seguito della quale "anche il Consiglio Ue dovrà prendere posizione. Io penso che il dibattito ci sarà molto presto".
Un annuncio che ha creato più di una perplessità. Tanto che lo stesso Michel poi ha dovuto puntualizzare: "E' una richiesta espressa dall'Ucraina da molto tempo. Ma ci sono opinioni e sensibilità diverse all'interno dell'Ue su un allargamento. L'Ucraina presenterà una richiesta ufficiale, la Commissione europea si esprimerà e il Consiglio si pronuncerà". E certo l’idea che l’Ue sia divisa sull’ingresso di Kiev non ha fatto piacere a molte Cancellerie. I 27, infatti, hanno fatto di tutto per mostrare al Cremlino di essere compatti ed ora questa divergenza è stata giudicata inopportuna.
Ma in ogni caso come è accaduto per tuti i Paesi che sono successivamente entrati nell’Unione, si tratta di un percorso non breve, di anni. Basti solo considerare la ridefinizione di tutte le quote di Bilancio. Per non tralasciare il fatto che è praticamente impossibile discutere ogni passo con un esecutivo in guerra. Al momento esiste un accordo di associazione. Una delle opzioni nel medio termine, e solo quando il conflitto bellico sarà esaurito, potrebbe essere quello di un ingresso nello Spazio economico europeo. Ma è comunque un’ipotesi che non si può affrontare in qualche giorno e nemmeno in qualche mese.