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Una mediazione di Israele tra Russia e Ucraina?

Naftali Bennett (ansa)
Lo Stato ebraico è in una posizione delicata per la vicinanza delle forze russe impegnate sul fronte siriano. I buoni rapporti dell'ex premier Netanyahu con il Cremlino. La telefonata di Bennett
3 minuti di lettura

Esiste davvero la possibilità che vedremo atterrare in Israele Vladimir Putin dalla Russia e Volodymyr Zelensky dall'Ucraina per trattative mediate da Gerusalemme? Questa ipotesi, che può sembrare di primo impatto fantascienza, è stata sollevata dal presidente ucraino Zelensky in un colloquio telefonico con il premier israeliano Naftali Bennett venerdì. A riportarlo inizialmente è stata la stampa israeliana citando fonti governative, confermate poi in un’intervista alla CNN dell’Ambasciatore ucraino in Israele Yevgen Kornichuk in cui ha dichiarato che Zelensky “crede che Israele sia l'unico Stato democratico che ha sia con la Russia sia con l'Ucraina buone relazioni che possono ora essere impiegate per aiutare”.

 

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LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA

Esiste davvero la possibilità che vedremo atterrare in Israele Vladimir Putin dalla Russia e Volodymyr Zelensky dall'Ucraina per trattative mediate da Gerusalemme? Questa ipotesi, che può sembrare di primo impatto fantascienza, è stata sollevata dal presidente ucraino Zelensky in un colloquio telefonico con il premier israeliano Naftali Bennett venerdì. A riportarlo inizialmente è stata la stampa israeliana citando fonti governative, confermate poi in un’intervista alla CNN dell’Ambasciatore ucraino in Israele Yevgen Kornichuk in cui ha dichiarato che Zelensky “crede che Israele sia l'unico Stato democratico che ha sia con la Russia sia con l'Ucraina buone relazioni che possono ora essere impiegate per aiutare”.

 

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Domenica, Bennett ha anche avuto un colloquio telefonico con Putin proponendosi come mediatore. Putin tuttavia ha respinto l’opzione.

L’idea che Israele possa mediare tra Russia e Ucraina non è nuova, per quanto possa sembrare fantasiosa. Già in passato il precedente premier, Benjamin Netanyahu, si era rivolto ai leader dei due Paesi suggerendo che Israele potesse contribuire a ridurre le tensioni. E così ha fatto il neo premier Bennett, entrato in carica a giugno, anche durante il primo faccia a faccia con Putin a ottobre a Sochi.

Alcune voci in Israele – tra cui l’ex portavoce dell’esercito Ronen Manelis in una recente intervista - propongono che sia proprio l’ex premier Netanyahu, noto per avere un rapporto stretto con Putin, a mediare per conto di Israele. Difficile credere che una proposta del genere possa concretizzarsi nell’attuale atmosfera politica interna in Israele, caratterizzata ancora da grande rivalità nell’attuale governo verso Netanyahu. 

Israele si trova in una posizione molto delicata nell'attuale conflitto tra la Russia e il mondo occidentale guidato dagli Stati Uniti e dall’Unione. A Israele – in quanto Paese democratico e alleato strategico degli Usa - viene naturalmente richiesto di condannare la Russia e aggregarsi a tutte le azioni intraprese contro di essa. Tuttavia, va ricordato che le forze militari russe confinano direttamente con Israele, con la loro presenza in Siria. L'esercito siriano non è il problema principale di Israele, né tantomeno le forze militari russe in Siria intendono attaccare Israele. Il problema è che dalla tragica guerra civile siriana, l’Iran ha trovato terreno fertile per penetrare e stabilizzare le proprie forze militari al confine nord con Israele. Il regime di Bashar al-Assad è riuscito a sopravvivere alla guerra brutale contro il suo steso popolo grazie al sostegno degli Ayatollah iraniani, che hanno presentato il conto nella forma di centinaia di migliaia di armamenti presenti ora sul suolo siriano (e da lì indirizzati agli Hezbollah libanesi) e puntati contro Israele. A complicare ulteriormente la situazione è la presenza dei russi che pure hanno contribuito a difendere Assad. Dozzine, e forse già centinaia di volte, Israele ha attaccato via aerea depositi di armi iraniani in Siria. Come ciò sia possibile, considerata la presenza russa nei cieli e sulle terre siriane, lo si deve al nulla osta russo derivato da un coordinamento avviato ai tempi di Netanyahu con Putin e che sussiste anche oggi con la premiership di Bennett. Israele quindi si muove sul filo del rasoio. Lo dimostra quanto accaduto nei giorni scorsi, quando Israele ha condannato l'invasione russa dell'Ucraina con un linguaggio molto soft, affermando essenzialmente di “sostenere l'integrità territoriale dell'Ucraina”.

Tuttavia, la reazione russa non si è fatta attendere: immediatamente Mosca ha dichiarato di essere “preoccupata dalle attività di Tel Aviv per ampliare la propria sovranità sulle Alture del Golan occupate, in contravvenzione della Convenzione di Ginevra. La Russia non riconosce la sovranità israeliana sul Golan, che è parte della Siria”. 

Le Alture del Golan sono “gli occhi d’Israele” e sovrastano da nord del Lago di Tiberiade l’intero territorio israeliano. Israele le ha annesse nell’81 e gli Stati Uniti ne hanno riconosciuto la sovranità. Una dichiarazione come quella Russia è potenzialmente molto pericolosa per Gerusalemme. Tuttavia, nonostante l’irritazione di Mosca per la posizione israeliana sul conflitto con Kiev, al momento la Russia ha confermato che il coordinamento con Israele in Siria procede. “E’ un meccanismo che si è dimostrato efficace e continuerà a funzionare”, ha dichiarato sabato l’Ambasciata russa in Israele. E gli israeliani hanno tirato un sospiro di sollievo. Almeno per ora. 

Un altro punto critico che è di grande impatto nello stabilire la posizione di Gerusalemme sul conflitto in corso nell’est Europa riguarda la massiccia presenza ebraica nei due Paesi rivali. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, e dopo anni di lotta delle comunità ebraiche locali perché fosse permesso loro di trasferirsi in Israele, negli anni ’90 è arrivato in Israele oltre un milione di ebrei da quell’area, che oggi rappresenta il 10% della popolazione israeliana. La maggior parte parla ancora russo o ucraino e mantiene stretti rapporti con familiari che ancora vivono nei Paesi emersi dallo sfaldamento sovietico.

In questi giorni si svolgono grandi manifestazioni a Tel Aviv e a Haifa contro l’aggressione russa, e gli slogan di rabbia vengono urlati per la maggior parte proprio in russo. Centinaia di migliaia di ebrei vivono ancora oggi in Ucraina. Tutti questi fatti pongono Israele in una posizione delicata. Ogni giorno che passa di questa tragica crisi porta con sé sviluppi e nuove pressioni che l’Israele istituzionale, così come la maggior parte della popolazione israeliana nelle proprie case, seguono con grande preoccupazione.
(Traduzione di Sharon Nizza)