Libia, il Parlamento di Tobruk vota la fiducia al governo Bashagha
di Roberto Brunelli , di Roberto BrunelliLa frattura che spacca la Libia in due si fa ancora più profonda. Il parlamento di Tobruk ha concesso la fiducia al governo di transizione che il primo ministro incaricato Fathi Bashagha ha presentato ai deputati in contrapposizione all’esecutivo in carica di Abdel Hamid Dbeibah, capo di governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Sono stati 92 dei 101 deputati presenti a votare a favore della lista dei ministri presentati – in diretta televisiva, peraltro – da Bashagha. Il quale era stato nominato primo ministro dal parlamento di Tobruk con l’argomento che il mandato di Dbeibah sarebbe “scaduto” lo scorso 24 dicembre, giorno in cui si sarebbe dovuta tenere l’elezione presidenziale.
Insomma: due Libie, due primi ministri. Da una parte Bashagha, già titolare dell’Interno, dall’altra Dbeibah (che neanche due settimane sarebbe sfuggito ad un attentato), un magnate dell’edilizia nominato nell’ambito del process…
La frattura che spacca la Libia in due si fa ancora più profonda. Il parlamento di Tobruk ha concesso la fiducia al governo di transizione che il primo ministro incaricato Fathi Bashagha ha presentato ai deputati in contrapposizione all’esecutivo in carica di Abdel Hamid Dbeibah, capo di governo riconosciuto dalle Nazioni Unite. Sono stati 92 dei 101 deputati presenti a votare a favore della lista dei ministri presentati – in diretta televisiva, peraltro – da Bashagha. Il quale era stato nominato primo ministro dal parlamento di Tobruk con l’argomento che il mandato di Dbeibah sarebbe “scaduto” lo scorso 24 dicembre, giorno in cui si sarebbe dovuta tenere l’elezione presidenziale.
Insomma: due Libie, due primi ministri. Da una parte Bashagha, già titolare dell’Interno, dall’altra Dbeibah (che neanche due settimane sarebbe sfuggito ad un attentato), un magnate dell’edilizia nominato nell’ambito del processo di pace dell’Onu. Per quanto riguarda il voto presidenziale, che avrebbe dovuto mettere fine al mandato di Dbeibah, venne rinviato a causa di infinite liti sulle relative leggi elettorali e per il braccio di ferro intorno a candidature quanto mai controverse: tra queste quelle dell’“uomo forte della Cirenaica”, Khalifa Haftar, e del figlio di Muammar Gheddafi, ossia Saif al-Islam Gheddafi. Da allora è stata un’altra figura di primo piano del panorama politico libico, il presidente del Parlamento Aguila Saleh, a guidare le manovre interne per nominare un altro premier al posto di Dbeibah.
Un intreccio complicatissimo: l’uomo scelto dalle Nazioni Unite, chiamato a guidare un governo di transizione a Tripoli nel contesto di un complicato processo di mediazione, non aveva accettato la nomina di Bashagha avvertendo il rischio di una nuova stagione di “guerra e caos” nel Paese.
L’esecutivo di Bashagha, oltre che dal premier, è formato dai suoi tre vice Ali al-Qatrani, Salem al-Zadma e Khaled al-Osta, nonché da una trentina di ministri. Lo riferisce il sito Libya Akhabr, aggiungendo che i dicasteri “più importanti” sono stati affidati ad Hafez Abdel Hamid Kaddour agli Esteri, Hamid Hamad Ali Homa alla Difesa, Issam Mohamed Bouzreba all’Interno e Khaled Masoud Abd Rabbo alla Giustizia.
In tutto questo, la polemica non si è fatta attendere neanche per mezza giornata. Il capo del Consiglio supremo di Stato, Khaled Al-Mashri, ha accusato la Camera dei rappresentanti di aver violato l'accordo politico concedendo la fiducia a un nuovo governo, aggiungendo che il Consiglio respinge i passi compiuti dal Camera unilateralmente. È stata perciò convocata per giovedì una sessione straordinaria dell’organismo "per prendere le misure necessarie contro queste violazioni".
A fronte di 92 voti ottenuti su un quorum di 86 parlamentari, i due deputati Ibrahim Karnfouda e Mohamed Lino - considerati vicini a Dbeibah - hanno denunciato sui social media presunti brogli nella votazione. In particolare, il primo ha negato di aver preso parte alla votazione (ma il suo voto sarebbe stato conteggiato), mentre il secondo sostiene che a Tobruk erano presenti appena 78 deputati. Fatto sta che l’ex presidente dell'Alto Consiglio di Stato in Libia, Abdurrahman Sewehli, influente leader politico di Misurata, ha parlato di “pantomima in Parlamento” e di “frodi oltraggiose”.
La divisione odierna della Libia ricorda i tempi tutto sommato recenti di Fayez al-Sarraj, il premier del governo di Tripoli, riconosciuto dall'Onu, che nella primavera 2020 - anche grazie all'intervento della Turchia di Erdogan – riuscì a respingere l’offensiva da Est del generale Haftar. Il mondo continua a guardare con preoccupazione alla Libia: il timore è che i due governi “concorrenti” tornino a riportare le lancette della storia al 2014, con gli scontri tra le fazioni armate, in un Paese in preda ai conflitti interni sin dal 2011, anno della sanguinosa deposizione di Gheddafi.