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Sanzioni contro la Russia: è la fine della neutralità svizzera?

Dopo l'annuncio del presidente della Confederazione Ignazio Cassis sul congelamento dei beni di persone e società russe, il Governo di Berna sta davvero abdicando al suo totem storico?
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Lunedì 28 febbraio Zurigo e Ginevra, ovvero le due capitali della piazza finanziaria svizzera, hanno vissuto una giornata a bout de souffle, come avrebbe potuto definirla Jean Luc Godard, uno dei padri della Nouvelle Vague cinematografica. In mattinata, preoccupati dalle notizie di stampa secondo cui il Governo elvetico stava per aderire, in toto, alle sanzioni contro la Russia, già messe in atto dall'Unione Europea e dagli Stat Uniti, gli oligarchi che, per anni, avevano trovato sponda nei forzieri degli istituti di credito svizzeri, si sono precipitati a ritirare contanti, gioielli e altri beni preziosi, in una vera e propria corsa contro il tempo.

"All'aeroporto di Basilea-Mulhouse - ha scritto il portale Inside Paradeplatz - non si era mai visto un via vai così intenso di jet privati"…

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Lunedì 28 febbraio Zurigo e Ginevra, ovvero le due capitali della piazza finanziaria svizzera, hanno vissuto una giornata a bout de souffle, come avrebbe potuto definirla Jean Luc Godard, uno dei padri della Nouvelle Vague cinematografica. In mattinata, preoccupati dalle notizie di stampa secondo cui il Governo elvetico stava per aderire, in toto, alle sanzioni contro la Russia, già messe in atto dall'Unione Europea e dagli Stat Uniti, gli oligarchi che, per anni, avevano trovato sponda nei forzieri degli istituti di credito svizzeri, si sono precipitati a ritirare contanti, gioielli e altri beni preziosi, in una vera e propria corsa contro il tempo.

"All'aeroporto di Basilea-Mulhouse - ha scritto il portale Inside Paradeplatz - non si era mai visto un via vai così intenso di jet privati". Di lì a poco, alle 14.30, il Presidente della Confederazione e ministro degli Esteri, Ignazio Cassis, annunciava "il congelamento dei beni di persone e società russe", analogamente a quanto deciso da Bruxelles il 23 e 25 febbraio scorsi. Compreso il divieto di sorvolo del proprio spazio aereo da parte di velivoli russi. La Svizzera, che dopo l'invasione russa dell'Ucraina, invocando la propria neutralità e proponendosi come mediatrice tra le due parti, aveva sì aderito alle sanzioni, ma in maniera più timida, consentendo ad esempio agli oligarchi residenti di continuare a operare nelle banche della Confederazione, irrigidiva decisamente la propria posizione.

"Fare il gioco dell'aggressore non è compatibile con la nostra neutralità", ha dichiarato Cassis, per spiegare il repentino cambiamento della posizione svizzera, nei confronti di Mosca. Ecco, la mitica neutralità elvetica, sancita nel 1815 dal trattato di Parigi e che consente allo Stato federale di non partecipare a conflitti armati tra Stati, sta traballando a causa di una guerra d'aggressione in Europa? Il Governo di Berna ha forse abdicato a questo totem storico, che aveva resistito persino quando le truppe naziste si erano ammassate, minacciose, ai confini della Svizzera?

"Quello della neutralità - spiega a Repubblica il politologo Nenad Stojanovic dell'università di Ginevra - è un concetto molto ambiguo, che ha conosciuto diverse interpretazioni nel corso della storia. Ancora oggi non vi è alcun consenso fra gli esperti su quale sia la vera definizione della neutralità. Vista l'elasticità del concetto, è possibile senz'altro affermare, come fa il governo svizzero e la maggioranza dei partiti, che la decisione di lunedì sia conforme alla neutralità". Va detto, oltretutto, che stando a un recente sondaggio, 9 svizzeri su 10 intendono mantenerla. La destra sovranista, di cui anche in Svizzera alcuni elementi strizzano l'occhio a Putin, non era favorevole all'adozione di tutte le sanzioni adottate dall'Ue e da altri Stati contro la Russia. "Noi pensiamo - dice a Repubblica Marco Chiesa, presidente dell'Udc il partito sovranista maggioritario al Parlamento federale - che uno Stato neutrale garantisce la sua credibilità allorquando offre i propri buoni uffici, per via diplomatica". "Con le misure decise dal Governo - prosegue Chiesa - ci siamo posizionati e abbiamo minato la nostra neutralità, mentre il nostro ruolo, è quello di essere parte di una soluzione e non parte di un conflitto".  

"È d'altronde quello che il governo svizzero - rileva dal canto suo Stojanovic - ha cercato di dire in un primo momento, ma di fronte alle critiche internazionali, oltre che come conseguenza di una forte pressione dei partiti della sinistra e del centrodestra, alla fine ha ceduto". Come dire che non si può rischiare la propria reputazione, costruita nei secoli e difesa quando è stato il caso con i denti, per i miliardi di un oligarca. Un nouveau riche venuto dal nulla e, forse, destinato a ritornarvi in breve tempo. Eppure l'Udc non molla, continua a profilarsi come il difensore dell'elvetismo più autentico, anche guardando alle elezioni federali del prossimo anno. Con la Russia gli è andata male, adesso c'è un'altra battaglia da combattere, quella relativa alla richiesta elvetica di entrare nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "La Svizzera - martella al riguardo il partito sovranista - sta annientando uno dei suoi beni più preziosi: la credibilità della sua neutralità".