François Hollande: "Massima pressione su Putin capisce solo i rapporti di forza"
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PARIGI
"Dobbiamo asfissiare l'economia russa e mettere la massima pressione su Vladimir Putin". François Hollande conosce bene il presidente russo con il quale ha negoziato, insieme ad Angela Merkel, gli accordi di Minsk ai tempi del primo attacco contro l'Ucraina. "E' un uomo che ragiona solo in termini di rapporti di forza" commenta l'ex presidente francese salutando l'unità dei governi dell'Ue davanti all'invasione dell'Ucraina. "L'Europa ha saputo reagire come non aveva mai fatto finora, ma bisogna continuare".
Cos'altro si può fare?
"Sospendere le forniture di gas e petrolio. E' l'unico modo per prosciugare le risorse finanziarie della Russia, anche se Putin ha purtroppo accumulato da anni riserve significative per far fr…
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LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA
PARIGI
"Dobbiamo asfissiare l'economia russa e mettere la massima pressione su Vladimir Putin". François Hollande conosce bene il presidente russo con il quale ha negoziato, insieme ad Angela Merkel, gli accordi di Minsk ai tempi del primo attacco contro l'Ucraina. "E' un uomo che ragiona solo in termini di rapporti di forza" commenta l'ex presidente francese salutando l'unità dei governi dell'Ue davanti all'invasione dell'Ucraina. "L'Europa ha saputo reagire come non aveva mai fatto finora, ma bisogna continuare".
Cos'altro si può fare?
"Sospendere le forniture di gas e petrolio. E' l'unico modo per prosciugare le risorse finanziarie della Russia, anche se Putin ha purtroppo accumulato da anni riserve significative per far fronte a un eventuale embargo".
Pensa che le sanzioni possano davvero convincere Putin a fermarsi?
"Dato che non interveniamo militarmente, abbiamo due strade: il sostegno attraverso la fornitura di armi all'Ucraina e le sanzioni contro Mosca. Dobbiamo paralizzare l'economia russa per spingere Putin al ritiro, al cessate il fuoco e al negoziato".
La consegna delle armi all'Ucraina può allargare il conflitto ai paesi europei?
"Penso che avrebbero dovuto essere consegnate prima, in modo da poterle già utilizzare. Ora è necessario farlo, anche se è tardi per raggiungere alcune zone del territorio ucraino".
L'impatto di un taglio del gas russo sarebbe pesante per paesi come la Germania e l'Italia.
"E' una decisione che deve essere accompagnata da una solidarietà in Europa, affinché questo sforzo non pesi solo su alcuni paesi. Bisogna anche, come sta facendo l'Italia con l'Algeria, riconsiderare le fonti di approvvigionamento e rivolgersi ad altri paesi come gli Emirati e il Qatar".
Capisce che ci siano state resistenze in Italia prima di adottare le sanzioni più dure?
"Ho apprezzato l'atteggiamento di Mario Draghi perché si è spinto il più lontano possibile, anche se questo significava mettere in difficoltà alcuni dei suoi sostenitori. L'Italia vuole far parte di questa nuova Europa della Difesa. Le reazioni dei nostri amici tedeschi e italiani vanno nella giusta direzione. L'unità europea è stata preservata anche con paesi con cui avevamo contenziosi come la Polonia e l'Ungheria, che hanno accettato di accogliere i rifugiati".
Ci saranno ripercussioni sul costo della vita degli europei.
"E' vero, ma ci sono due argomenti. La solidarietà: come possiamo deplorare quello che sta succedendo in un paese non così lontano e non fare qualche sacrificio anche noi? Poi la sicurezza: pagheremo di più certi prodotti, ma questo sarà anche il mezzo per garantire la nostra difesa. E costerà meno che fabbricare armi".
In pochi giorni Putin ha ottenuto l'esatto contrario di quello che voleva?
"Ha provocato una reazione europea che mai avrebbe potuto immaginare, un rafforzamento della Nato che temeva, e un livello di sanzioni mai sperimentato prima, per non parlare dell'isolamento internazionale. Anche la Cina, in un certo senso solidale con la Russia, non è così solidale da votare contro la risoluzione all'Onu, visto che si è astenuta".
Cosa pensa della domanda di adesione dell'Ucraina all'Ue?
"L'urgenza non è far entrare l'Ucraina nell'Ue, ma far uscire la Russia dall'Ucraina. Se questo obiettivo sarà raggiunto, ci saranno delle procedure che senza dubbio saranno molto accelerate per permettere all'Ucraina di entrare nell'Unione. Non siamo ancora a questo punto".
Dovremmo in qualche modo prevedere un intervento delle forze alleate?
"È già uno sviluppo importante per i paesi dell'Ue o della Nato consegnare armi all'Ucraina, ma non siamo paesi belligeranti come invece vorrebbe Putin. La sua dichiarazione sul nucleare ha lo scopo di provocarci, di creare pressione contro la consegna delle armi, e di designarci come belligeranti e trascinarci dentro al conflitto. E vuole spaventare la nostra opinione pubblica e creare uno stato di tensione che potrebbe indebolire le nostre democrazie. Per il momento non ci sta riuscendo".
Era già tutto previsto, e non abbiamo capito per tempo?
"Da molto tempo Putin ha in testa di riconquistare l'influenza della Russia sui paesi dell'ex Unione Sovietica. Ha proceduto per tappe, cogliendo ogni opportunità. In Siria, si è imposto e ha salvato il regime di Bashar el Assad, ha continuato in Libia, in Africa, è riuscito a mettere in ginocchio la Bielorussia. Probabilmente si è sentito ubriaco dei suoi successi e ha deciso di lanciare l'offensiva in Ucraina, pensando che non ci sarebbe stata una reazione importante. Si sbagliava".
Nel 2014 la Francia e gli altri governi europei avrebbero dovuto essere più duri nelle sanzioni?
"Lo siamo stati, tanto che questa pressione ha reso possibile con la cancelliera Merkel di firmare gli accordi di Minsk. Nel 2014 Putin non era però nella stessa situazione: era impantanato in Siria e nel Donbass, escluso dal G8, era in una situazione economicamente più fragile".
Da settimane gli americani annunciavano un'invasione. Perché gli europei non ci hanno creduto?
"Gli americani erano più informati e più lucidi, e avevano praticamente dato le date dell'intervento".
È stato un errore dialogare con Putin, come ha fatto Macron, pensando che la guerra si potesse evitare?
"Non è mai un errore dialogare e negoziare. Se c'è stato un errore, è stato quello di pensare che Putin stesse dicendo la verità e che stesse aprendo uno spazio alla discussione, mentre sbatteva la porta agli occidentali".
C'è una vena di follia nel presidente russo, come sostengono alcuni?
"Non condivido affatto l'idea di una sua crisi di follia o di paranoia. Ho sempre pensato che Putin avesse una sua logica. Una logica estremamente pericolosa".
È realistico trattare con Mosca quando ci sono bombardamenti e una minaccia nucleare?
"Può brandire una minaccia per impressionare e spaventare, ma avrebbe tutto da perdere da un conflitto nucleare che sarebbe distruttivo per il suo paese".
Dobbiamo prepararci a una guerra lunga?
"Putin ha due opzioni. O si impegna in un lungo conflitto che congela gradualmente come ha sempre fatto. Oppure il prezzo pagato per la sua invasione è tale che cercherà una soluzione. A quel punto, si può aprire il negoziato".
E' sufficientemente indebolito per accettare negoziati?
"Lo è, ma non ancora a sufficienza. Quindi il livello di pressione deve essere aumentato ancora di più. Pressione internazionale attraverso l'opinione pubblica, pressione militare attraverso la consegna di armi e pressione economica attraverso l'asfissia che provocheranno le sanzioni".
Quindi non è ancora il momento di trattare con lui?
"No, non ancora. Ha sia brandito la minaccia nucleare che proposto un negoziato con gli ucraini. È sempre lo stesso Putin: caldo e freddo, anzi direi: rovente e glaciale".