«Nel corso della nostra storia abbiamo imparato questa lezione: quando i dittatori non pagano un prezzo per la loro aggressività, causano più caos. Continuano a muoversi. E i costi e le minacce per l’America e il mondo continuano ad aumentare». Sono le parole che il presidente Biden ha usato ieri notte nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione, allo scopo di compattare e mobilitare gli Usa e l’intero mondo, contro l’aggressione lanciata dal rivale Putin in Ucraina.
Il capo della Casa Bianca contava di usare il discorso per rilanciare il proprio mandato, visto che la media dei sondaggi di popolarità è scesa intorno al 40%. Voleva attirare l’attenzione sul fatto che la pandemia di Covid sta frenando, e illustrare i suoi programmi per bloccare l’inflazione e far ripartire la crescita economica su una base più inclusiva, approvando pezzo per pezzo il piano “Build Back Better” bloccato in Congresso. L’assedio di Kiev però lo ha costretto a cambiare programma, a cominciare dalla scelta di invitare tra i suoi ospiti d’onore proprio l’ambasciatrice ucraina negli Stati Uniti, Oksana Markarova.
Nella tarda mattinata aveva parlato con il collega di Kiev Zelensky, chiuso nel bunker da dove continua a guidare il Paese aggredito. Gli ha promesso di proseguire gli aiuti militari, economici ed umanitari, e le sanzioni che stanno facendo pagare cara l’invasione a Mosca, ma ha bocciato la richiesta di dichiarare una “no fly zone” sui cieli dell’Ucraina, perché vorrebbe dire coinvolgere i piloti americani nelle operazioni belliche col rischio di provocare un conflitto diretto fra Usa e Russia.
Qualche ora dopo Biden è andato al Congresso, per la prima volta riunito senza l’obbligo di usare la mascherina contro il Covid, lanciando il suo appello all’unità: «Ecco perché la Nato è stata creata, per garantire pace e stabilità in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Gli Usa sono membri insieme ad altre 29 nazioni. E la diplomazia americana conta. La guerra di Putin è stata premeditata e non provocata. Ha rifiutato gli sforzi di negoziato. Pensava che l’Occidente e la Nato non avrebbero risposto. E pensava di poterci dividere qui, a casa. Putin aveva torto. Eravamo pronti».
Subito dopo il presidente è passato ai temi domestici, fondamentali per ricostruire anche l’unità interna necessaria a fronteggiare Putin: «Abbiamo una scelta. Un modo per combattere l’inflazione è abbassare i salari e rendere gli americani più poveri. Io ho un piano migliore. Ridurre i costi, non i salari. Produrre più automobili e semiconduttori in America. Più infrastrutture e innovazione. Più merci che si spostano più velocemente ed a buon mercato. Più posti di lavori dove puoi guadagnarti da vivere. E, invece di fare affidamento su catene di approvvigionamento estere, facciamolo in America». Quindi ha concluso: «Gli economisti lo chiamano “aumento della capacità produttiva della nostra economia”. Io lo chiamo costruire un’America migliore. Il mio piano per combattere l’inflazione abbasserà i vostri costi e abbasserà il deficit».