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“Deploriamo il conflitto” in Ucraina. Ma poi la Cina frena

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi 
"La Cina deplora lo scoppio del conflitto", ha detto il ministro degli Esteri nella telefonata con l'omologo ucraino Kuleba che chiedeva una mediazione cinese. Una parola tradotta diverasmente dall'agenzia di stampa cinese e nel comunicato ufficiale. Simbolo della posizione ancora poco chiara del Paese
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PECHINO - "La situazione è cambiata rapidamente, la Cina deplora lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia ed è estremamente preoccupata per i danni ai civili". Wang Yi non è certo tipo che rilascia dichiarazioni senza prima aver pesato attentamente le parole. Peccato che, nel giro di poche ore, quelle parole cambino altrettanto rapidamente. Quel "deplora" nella traduzione della Cctv si trasforma in "lamenta" in quella della più austera agenzia di stampa Xinhua e infine, nel comunicato ufficiale del ministero degli Esteri, in un "è profondamente addolorata".

 

Sfumature verso il basso che sottolineano ancora la difficile situazione in cui si trova Pechino in questa crisi, aggiustando e riaggiustando il proprio baricentro per non abbandonare Mosca né tagliare con l'Occidente. Il potente e astuto capo della diplomazia cinese ha parlato ieri sera, su richiesta di Kiev, con il suo omolog…

PECHINO - "La situazione è cambiata rapidamente, la Cina deplora lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia ed è estremamente preoccupata per i danni ai civili". Wang Yi non è certo tipo che rilascia dichiarazioni senza prima aver pesato attentamente le parole. Peccato che, nel giro di poche ore, quelle parole cambino altrettanto rapidamente. Quel "deplora" nella traduzione della Cctv si trasforma in "lamenta" in quella della più austera agenzia di stampa Xinhua e infine, nel comunicato ufficiale del ministero degli Esteri, in un "è profondamente addolorata".

 

Sfumature verso il basso che sottolineano ancora la difficile situazione in cui si trova Pechino in questa crisi, aggiustando e riaggiustando il proprio baricentro per non abbandonare Mosca né tagliare con l'Occidente. Il potente e astuto capo della diplomazia cinese ha parlato ieri sera, su richiesta di Kiev, con il suo omologo ucraino Dmytro Kuleba, il quale ha chiesto a Pechino di usare tutti i suoi buoni uffici con Mosca per mettere la parola fine a questa guerra.

La situazione sta cambiando per la Cina? C'è un riposizionamento? Esercizio molto complicato decifrare le dichiarazioni di politica estera di Pechino, soprattutto in questa crisi. Di certo le parole di Wang rivelano che a Zhongnanhai - il cuore del potere politico accanto alla Città Proibita - c'è molta insofferenza. Per la prima volta chiama per quello che è sotto gli occhi di tutti: un conflitto, una crisi, una guerra. Sottolineatura non da poco visto che fino a qualche giorno fa i cinesi si rifiutavano persino di usare la parola "invasione".

 

"In vista della continua espansione dei combattimenti, la massima priorità è alleviare il più possibile la situazione sul campo, per evitare che il conflitto si intensifichi o addirittura sfugga di mano", dice Wang. "La Cina invita l'Ucraina e la Russia a trovare una soluzione attraverso i negoziati e sostiene tutti gli sforzi internazionali costruttivi che siano favorevoli a una soluzione politica". Ma continua a ribadire che "crede che la sicurezza di un Paese non dovrebbe essere a scapito della sicurezza di altri, e ancor meno la sicurezza regionale dovrebbe essere garantita rafforzando o addirittura espandendo i blocchi militari (leggere Nato, ndr)". Invitando infine Kiev a prendersi le sue "responsabilità internazionali" per quanto riguarda l'evacuazione dei cittadini cinesi. Ieri, infatti, ci sono stati dei feriti. Sono questi "i danni ai civili" di cui Wang è preoccupato?

"La Cina ha svolto un ruolo costruttivo", afferma Kuleba. "L'Ucraina è disposta a rafforzare la comunicazione con la Cina e attende con impazienza la mediazione cinese per la realizzazione del cessate il fuoco". Un ruolo da mediatore? "Non leggo le parole di Wang come un'espressione della volontà di mediare un cessate il fuoco", dice Taylor Fravel, esperto di politica cinese al Mit. Di sicuro lo spera l'Ucraina. E forse anche il resto del mondo inizia a comprendere che per fermare questo massacro occorre coinvolgere di più, e meglio, Pechino. A patto che Pechino lo voglia.