Putin chiama Macron. Il retroscena: "Vuole tutta l'Ucraina, ad ogni costo"
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - “Gli ucraini si comportano come dei nazi”, dice Vladimir Putin a Emmanuel Macron nell'ultima telefonata tra Mosca e Parigi, all'ottavo giorno della guerra in Ucraina. “Quello dici non corrisponde alla realtà. Stai mentendo a te stesso” risponde il presidente francese tornando a chiedere un cessate il fuoco e l'apertura di corridoi umanitari.
Macron è uscito da un'ora e mezza di conversazione - di primo mattino, è stato Putin a chiamarlo - con una serie di convinzioni: la Russia continuerà l'escalation militare, pone richieste inaccettabili per gli ucraini, insiste nell’ammantare l’offensiva russa con un revisionismo storico e falsificazioni della realtà, e non si accontenterà di una spartizione a metà dell'Ucraina: vuole conquistare tutto il territorio.
È un dialogo impossibile, ma qualcuno deve provarci. E quel qualcuno è Macron, diventa…
PARIGI - “Gli ucraini si comportano come dei nazi”, dice Vladimir Putin a Emmanuel Macron nell'ultima telefonata tra Mosca e Parigi, all'ottavo giorno della guerra in Ucraina. “Quello dici non corrisponde alla realtà. Stai mentendo a te stesso” risponde il presidente francese tornando a chiedere un cessate il fuoco e l'apertura di corridoi umanitari.
Macron è uscito da un'ora e mezza di conversazione - di primo mattino, è stato Putin a chiamarlo - con una serie di convinzioni: la Russia continuerà l'escalation militare, pone richieste inaccettabili per gli ucraini, insiste nell’ammantare l’offensiva russa con un revisionismo storico e falsificazioni della realtà, e non si accontenterà di una spartizione a metà dell'Ucraina: vuole conquistare tutto il territorio.
È un dialogo impossibile, ma qualcuno deve provarci. E quel qualcuno è Macron, diventato nelle ultime settimane il leader occidentale che più ha parlato con il presidente russo. Come si svolgono le conversazioni? “Putin mantiene un tono neutro, determinato, espone i suoi obiettivi in modo clinico”, quasi chirurgico, osserva uno sherpa dell'Eliseo che ha assistito ai colloqui. Solo raramente, aggiunge il diplomatico, l’ex agente del Kgb fa intravedere segni di impazienza. E qualche volta finge persino dolcezza. “Spero che un giorno ci riparleremo”, ha detto il presidente russo a Macron nella notte del 24 febbraio, quando sono cominciati i bombardamenti russi sull'Ucraina.
Macron, il nuovo interlocutore europeo
I due capi di Stato si danno del tu. Ora che non c'è più Angela Merkel, è il presidente francese che in Europa lo conosce meglio. Si è ritagliato il ruolo di intermediario diplomatico con Mosca perché la Francia ha la presidenza di turno dell'Ue e la Casa Bianca non vuole un colloquio diretto con Putin, almeno non in questa fase.
Dopo la sua elezione nel 2017, Macron aveva scommesso su un “reset” delle relazioni con la Russia nella convinzione di un comune “destino europeo”. Un fallimento totale, di cui resta però quel canale di comunicazione tra Parigi e Mosca. Ci sono state quelle sei ore passate intorno all'immenso tavolo bianco del Cremlino il 7 febbraio scorso, un secolo fa. E poi una sfilza di altri colloqui telefonici prima dell'invasione dell'Ucraina a cui Macron non voleva credere. Ingenuo o forse convinto, come altri osservatori, che l'offensiva fosse una mossa irrazionale e non consona per un giocatore di scacchi come Putin. Che oggi invece è precipitato in una sorta di delirio “paranoico”, aggettivo usato dall'Eliseo dopo una delle tante conversazioni con il Cremlino. “Sono spesso lunghi monologhi, con digressioni storiche che possono risalire fino a Pietro Il Grande”, racconta l'ex ambasciatore Gérard Araud, in contatto con l'équipe diplomatica dell'Eliseo.
Narrazione vendicativa
Anche nella telefonata di oggi il presidente russo ha ripreso la sua narrazione ossessiva e vendicativa. È tornato a illustrare le ragioni dell'aggressione militare, che lui presenta come “operazione speciale”: rifiuto degli ucraini di applicare accordi di Minsk, volontà di procedere alla “denazificazione dell’Ucraina”. Ha insistito sul fatto che gli occidentali - lui ha usato l'espressione "L'Occidente politico" - hanno una “pesante responsabilità” nel conflitto in corso. Nel corso della conversazione ha riproposto la sua logorrea su una presunta umiliazione della Russia, ha citato le guerre nell'ex Jugoslavia e il bombardamento di Belgrado.
“È stata purtroppo una nuova occasione di sentire da Putin la conferma della sua determinazione ad andare fino in fondo”, nota lo sherpa. Macron si è convinto che il peggio debba ancora venire. “Non c'è nulla in quello che ha detto oggi Putin che ci possa rassicurare”, aggiugono all'Eliseo. L'idea di una spartizione dell'Ucraina, congelando di fatto l'invasione, non è stata neanche evocata. In un quadro tremendamente buio, l’unica nota positiva è il fatto che il presidente russo non abbia brandito altre minacce, come quella nucleare.
Nel giorno in cui le delegazioni russe e ucraine tornano a incontrarsi, secondo Putin è possibile ottenere un cessate il fuoco attraverso la via diplomatica solo se Kiev accetterà neutralizzazione e disarmo dell'Ucraina. E ha aggiunto: “Se non ci sarà soluzione diplomatica alle mie condizioni, otterrò quello che voglio per via militare”. L'offensiva, ha annunciato, continuerà “secondo il ritmo previsto”. Il presidente russo ha denunciato al telefono la presenza di cecchini ucraini e scudi umani nei villaggi. “Gli ucraini si comportano come dei nazi”, ha detto a Putin che poi ha negato di aver bombardato Kiev indicando che il tiro contro la torre tv come un target mirato che “non ha fatto vittime civili”.
Un dialogo impossibile
“Quello che stai dicendo non corrisponde alla realtà. Stai mentendo a te stesso”, ha risposto il presidente francese, secondo quanto riferito dallo sherpa. “Ti stai raccontando storie, cerchi soltanto pretesti”, ha continuato Macron insistendo sul fatto che la Russia finirà isolata e indebolita da questo conflitto. Purtroppo non sembra arrivato il momento della diplomazia. “Putin non è sufficientemente indebolito, non è il momento di trattare”, suggerisce l’ex presidente François Hollande che con Merkel ha passato lunghe notti a negoziare gli accordi di Minsk. E ne ha tratto una conclusione: “Putin non è folle, ha una sua logica, anche se spaventosa”.
Dialogo impossibile, dunque. Eppure, nonostante l’impasse, Macron vuole continuare a parlare con Putin, correndo anche il rischio di essere manipolato e umiliato. Lo sherpa prende l’esempio dell’assedio di Kiev. Nei prossimi giorni potrebbe essere necessario riparlare con il presidente russo per tentare di concordare almeno l’evacuazione dei civili. Mantenere un canale aperto “per quanto possibile e necessario”, come ha sottolineato Macron, senza però fare concessioni né compromessi. Il presidente francese, che dovrà impegnarsi nelle prossime settimane anche nella campagna elettorale per la sua rielezione, l'ha detto in modo netto nel discorso tv ai francesi: “La Russia non è aggredita, è l'aggressore”.