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"Trump ha frodato gli Stati Uniti": la commissione di indagine sull'assalto al Campidoglio accusa l'ex presidente

(ansa)
I crimini contestati sono ostruzione di una pratica ufficiale congressuale, ossia la conta dei voti elettorali, e cospirazione per frodare gli Stati Uniti
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NEW YORK - La Commissione d'inchiesta della Camera americana sull'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 pensa di avere le prove che Donald Trump aveva commesso reati, nel tentativo di rovesciare il risultato delle elezioni presidenziali vinte da Joe Biden. Lo ha scritto in un documento presentato a un tribunale della California, per una causa civile legata all'indagine. I potenziali crimini contestati sono ostruzione di una pratica ufficiale congressuale, ossia la conta dei voti elettorali, e cospirazione per frodare gli Stati Uniti. La Commissione non ha il potere di avviare un procedimento penale, ma può trasferire le prove raccolte al dipartimento alla Giustizia affinché lo faccia.

Gli investig…

NEW YORK - La Commissione d'inchiesta della Camera americana sull'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 pensa di avere le prove che Donald Trump aveva commesso reati, nel tentativo di rovesciare il risultato delle elezioni presidenziali vinte da Joe Biden. Lo ha scritto in un documento presentato a un tribunale della California, per una causa civile legata all'indagine. I potenziali crimini contestati sono ostruzione di una pratica ufficiale congressuale, ossia la conta dei voti elettorali, e cospirazione per frodare gli Stati Uniti. La Commissione non ha il potere di avviare un procedimento penale, ma può trasferire le prove raccolte al dipartimento alla Giustizia affinché lo faccia.

Gli investigatori della Camera vorrebbero vedere circa 11mila documenti di John Eastman, l'avvocato californiano responsabile di aver messo in testa a Trump l'idea che il suo vice Mike Pence potesse rifiutarsi di certificare la vittoria di Biden, quando avrebbe presieduto la riunione congiunta delle Camere allo scopo di ufficializzare il risultato della conta dei voti elettorali. Eastman si è rifiutato di collaborare, appellandosi al diritto di un legale di mantenere il segreto sulle comunicazioni con il proprio cliente. Questo diritto però prevede un'eccezione, se la documentazione richiesta riguarda il sospetto di reati o frodi. Quindi la Commissione ha scritto al tribunale, spiegando che proprio di questo si tratta: "I fatti che abbiamo raccolto suggeriscono fortemente che le email del dottor Eastman potrebbero dimostrare che aveva aiutato Donald Trump a promuovere uno schema di corruzione per ostruire la conta dei voti del collegio elettorale, e una cospirazione per impedire il passaggio del potere".

Il testo non entra nei dettagli delle prove raccolte, ma almeno una parte di esse è stata consegnata al giudice, sollecitandolo ad esaminarle in privato. Eastman però ha partecipato a vari incontri alla Casa Bianca, briefing con parlamentari locali, e riunioni del gruppo che aveva gestito la manifestazione del 6 gennaio, proprio per spiegare la sua teoria e il suo piano. Trump era stato informato chiaramente dai propri collaboratori che aveva perso le elezioni, ma aveva deciso comunque di collaborare con l'avvocato per mettere in pratica il suo schema. La causa contiene anche le mail scambiate da Eastman con il legale di Pence, in cui prima lo spinge a violare le regole sulla conta dei voti, e poi lo rimprovera di non aver fatto.

Ora il giudice della California dovrà decidere se annullare il diritto alla riservatezza dell'avvocato, e obbligarlo a consegnare gli 11mila documenti richiesti. Questo passo della Commissione d'inchiesta rivela però la direzione in cui sta andando. Gli inquirenti della Camera pensano di aver raccolto le prove dei reati di Trump, e quindi è probabile che quando riterranno di aver completato il loro lavoro le trasferiranno al dipartimento alla Giustizia, a cui poi toccherà di prendere la decisione se incriminare l'ex presidente. Lui ha risposto che "è una caccia alle streghe per impedirmi di ricandidarmi, se deciderò di farlo". Può darsi che ci siano motivazioni politiche, ma di fronte alle prove di reati non contano più. A quel punto il caso diventerebbe una questione prettamente giudiziaria, che si risolverebbe in base ai materiali raccolti dall'accusa.