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A Kherson nella morsa russa, nel Sud ucraino un’avanzata nel sangue: “Ma sarà vendetta”

La città in serata è stata totalmente conquistata dalle forze del Cremlino. L’esercito ucraino in ritirata
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KHERSON - Le impronte rosse delle mani di Misha sono tatuate sui tubi azzurri che portavano l'acqua calda nella stazione ferroviaria Kindyika. Ha cercato di aggrapparsi per non cadere e sorridere ancora un istante. Accompagnava al treno la moglie e i loro tre bambini, in fuga verso Odessa. Salutava: se l'avessero visto andare giù avrebbero rinunciato a tentare di sottrarsi alla trappola che i russi hanno chiuso su Kherson. L'ultimo regalo del soldato ucraino, centrato durante gli scontri attorno allo scalo, è stato rimanere in piedi per nascondere ai figli cosa succede quando si muore. La neve che copre l'erba davanti al muro della stazione conquistata dalle milizie di Putin è ora impregnata di un liquido scuro.


Con Misha sono caduti altri tre volontari della difesa territoriale della città. "Li vendicheremo - dice Oleksandr, sfuggito al massacro - : Mosca può conquistare la nostra terra, non chi ci è nato". La …

KHERSON - Le impronte rosse delle mani di Misha sono tatuate sui tubi azzurri che portavano l'acqua calda nella stazione ferroviaria Kindyika. Ha cercato di aggrapparsi per non cadere e sorridere ancora un istante. Accompagnava al treno la moglie e i loro tre bambini, in fuga verso Odessa. Salutava: se l'avessero visto andare giù avrebbero rinunciato a tentare di sottrarsi alla trappola che i russi hanno chiuso su Kherson. L'ultimo regalo del soldato ucraino, centrato durante gli scontri attorno allo scalo, è stato rimanere in piedi per nascondere ai figli cosa succede quando si muore. La neve che copre l'erba davanti al muro della stazione conquistata dalle milizie di Putin è ora impregnata di un liquido scuro.


Con Misha sono caduti altri tre volontari della difesa territoriale della città. "Li vendicheremo - dice Oleksandr, sfuggito al massacro - : Mosca può conquistare la nostra terra, non chi ci è nato". La gente di Kherson resiste con coraggio. I cadaveri per le strade di Suvurov confermano che l'offensiva russa nel Sud, per il controllo del Mar Nero fino a Odessa, non si limita a colpire obiettivi militari. Nel quartiere, come nelle vie lungo il fiume Dnepr, a terra restano anziane e ragazzi che ieri mattina correvano verso il rifugio sotto la cattedrale di Santa Caterina, dove è sepolto il maresciallo Potemkin. Nelle automobili ci sono donne centrate dai carri armati. Nemmeno loro, russofone, sono riuscite a salvare dall'attacco vecchi e bambini, tagliando per gli acquitrini che portano a Mykolajiv.
Quanti i sono i morti e i feriti a Kherson? Decine o centinaia? Dopo una tenace resistenza, la città è stata totalmente conquistata dai russi, ha detto in serata il sindaco Igor Kolykhaiev. Un gruppo di circa dieci ufficiali delle forze d'invasione è entrato negli uffici municipali e avrebbe informato il sindaco che i russi progettano di istituire una nuova amministrazione simile a quelle delle due regioni separatiste di Donetsk e Lugansk. Sulla città da due giorni piovevano missili e bombe a grappolo. In piazza Svobody i carri armati nemici tengono ormai sotto tiro la sede del governo regionale. Davanti a loro, per quasi tre ore, un uomo disarmato ha sventolato la bandiera nazionale. Sventrata la centrale Sbu dei servizi segreti. Bombardate e conquistate due stazioni ferroviarie su tre e il porto a 30 chilometri dalla foce nel Mar Nero. Decine i palazzi residenziali presi a cannonate per uccidere gli abitanti che lanciano molotov dalle finestre, dai tetti e dagli angoli degli edifici.


Non lontano dalla sede del governo in esilio della Crimea, annessa da Mosca nel 2014, un centinaio di pensionati ha bloccato una colonna di blindati occupando la strada e alzando le borse della spesa. La violenza, nell'immediato, svela raramente il suo volto spietato. Qui ha fatto un'eccezione. Gli anziani sono stati fatti inginocchiare nel fango: la colonna russa ha proseguito e una volta passata, dei vecchi non è rimasta traccia. Portati via, chissà dove. "Resistiamo - dice Maksim, comandante regionale dell'esercito - ma la città è circondata. Presto mancheranno acqua potabile, cibo e medicine. In molte zone non c'è più energia elettrica. Senza un corridoio sicuro non possiamo portare altrove cadaveri e feriti. Quasi 300mila persone non possono soffocare, sepolte nei rifugi sotterranei con i bambini rimasti". Pericoloso anche provare a uscire dalla sacca. I posti di blocco russi, sulla strada verso Mykolajiv, temono attacchi da guerriglia e sparano sulle auto dei profughi.

Chi scappa a piedi con tutto ciò che può, rischia di venire catturato e usato come scudo umano dai tank. Può essere il prologo di un'ecatombe: la gente nascosta sotto le chiese sa bene cosa significa il silenzio che cala tra un'esplosione e l'altra. Ad ogni raffica, qui come a Mykolajiv e a Odessa, cresce l'ostinazione a non arrendersi. Nei covi della resistenza si moltiplica la produzione di molotov, la raccolta di fucili e kalashnikov, il reclutamento di volontari impazienti di combattere.


"Siamo sulla soglia di una catastrofe - dice Kolykhaiev - ma l'offerta di volontari supera di 4 volte armi e trincee disponibili". I militari ucraini non sono soli contro gli elicotteri che paracadutano i reparti speciali russi sull'estuario del Dnepr, contro le navi salpate dalla Crimea che scaricano sulle spiagge criminali ceceni. È la gente a difendere la propria città. I primi ad esserne sorpresi sono gli invasori russi, fino a pochi giorni convinti di venire accolti come "liberatori". Dichiarano Kherson "sotto controllo", ma in serata sono costretti a scatenare altri due attacchi aerei, dalle basi nel Donbass e dalla flotta visibile nel Mar Nero. "Vogliono che il martirio - dice il sindaco di Mykolajiv, Oleksandr Senkevych - serva da lezione per noi e per Odessa".


Nel tunnel scavato sotto la cattedrale dello Spirito Santo, Alina e Tymofiy questa notte però non sentono il freddo del male. Si sposano. Lei annusa il profumo di un mazzo di rose. Lui mette il kalashnikov a tracolla, spezza il pane e gliene offre un pezzo. Sorridono. La guerra già li divide. Alina prova ad andare lontano con il neonato che aspetta. Tymofiv risale a combattere. Ora solo il buio anche tra loro.