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La guerra Russia-Ucraina arriva fino allo spazio. A rischio la collaborazione con gli Usa sulla Iss

(reuters)
L'Agenzia spaziale russa Roscosmos è responsabile della propulsione della stazione spaziale internazionale. Un disimpegno di Mosca potrebbe portarla alla deriva. Ma il fisico Battiston avverte: "Il pericolo non è tecnico: si mette a rischio la storica collaborazione tra le due superpotenze"
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Le bombe che cadono in Ucraina scuotono anche la Stazione spaziale internazionale a 440 chilometri di altezza. Non sono certo le esplosioni a far tremare l’unico vero insediamento umano extraterrestre, abitato ininterrottamente da vent’anni a questa parte: sono piuttosto i timori che il conflitto voluto da Mosca faccia saltare la collaborazione tra russi e americani, che ha reso possibile la Iss.

A far salire la temperatura è stato qualche giorno fa un tweet del capo dell'Agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmitry Rogozin, contenente una non troppo velata minaccia di far uscire la Stazione spaziale dalla sua orbita, “tanto non cadrebbe sul nostro Paese”

“Si tratta certamente di una provocazione, di propaganda. Ma fino a poche settimane fa non avremmo mai immaginato di poter leggere da Rogozin parole del genere”, commenta Roberto Battiston, docente di Fisica all’Università di Trento e per molti anni presidente …

Le bombe che cadono in Ucraina scuotono anche la Stazione spaziale internazionale a 440 chilometri di altezza. Non sono certo le esplosioni a far tremare l’unico vero insediamento umano extraterrestre, abitato ininterrottamente da vent’anni a questa parte: sono piuttosto i timori che il conflitto voluto da Mosca faccia saltare la collaborazione tra russi e americani, che ha reso possibile la Iss.

A far salire la temperatura è stato qualche giorno fa un tweet del capo dell'Agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmitry Rogozin, contenente una non troppo velata minaccia di far uscire la Stazione spaziale dalla sua orbita, “tanto non cadrebbe sul nostro Paese”

“Si tratta certamente di una provocazione, di propaganda. Ma fino a poche settimane fa non avremmo mai immaginato di poter leggere da Rogozin parole del genere”, commenta Roberto Battiston, docente di Fisica all’Università di Trento e per molti anni presidente dell’Agenzia spaziale italiana. “La Iss è una struttura complessa e la sua gestione dipende necessariamente da una strettissima collaborazione tra i due maggiori partner dell’impresa, la Nasa e Roscomos appunto”.

 

Le parole di Rogozin hanno allertato l’Agenzia spaziale americana che ha cominciato a elaborare piani alternativi nel caso i russi decidessero davvero di spegnere i loro motori. Uno dei problemi principali, infatti, riguarda i propulsori che permettono a una struttura metallica lunga 108 metri, larga 72 e alta 20, di operare stabilmente a 400 chilometri dalla Terra.  Lentamente la Iss infatti “perde quota” e, periodicamente, viene riportata in quota usando il motore del cargo russo Progress che rifornisce la ISS, Altri motori, permanentemente montati su moduli russi della ISS, permettono di orientare la stazione o di spostarla temporaneamente, ad esempio per evitare un detrito spaziale in rotta di collisione.

Ebbene, mentre la Nasa è sempre stata responsabile degli apparati che forniscono energia e rendono possibile la vita degli astronauti a bordo della Iss, Roscosmos si è occupata della propulsione. Se i russi spegnessero i loro razzi la “nostra casa spaziale”, come la chiama Samantha Cristoforetti, rischierebbe di andare alla deriva. Ecco perché a Houston ragionano su possibili alternative. Kathy Lueders, direttrice del Programma voli spaziali umani della Nasa, ha fatto sapere che l’azienda aerospaziale Usa Northrop Grumman si è già offerta per mettere a disposizione le sue tecnologie. “E poi ci sono i ragazzi di SpaceX”, ha aggiunto Lueders.

“In effetti”, spiega Battiston, “quando una navicella, come il Dragon di Elon Musk o il Cygnus di Northrop Grumman,  attracca alla Stazione spaziale, i suoi razzi potrebbero essere usati per alzare l’orbita di tutta la struttura. Ma qui”, continua il fisico, “non si tratta solo di una questione tecnica, di trovare motori alternativi. C’è in gioco molto di più, vale a dire l’interesse per la scienza e l’esplorazione spaziale, che ha indotto le due superpotenze a collaborare pacificamente nello spazio, indipendentemente dalle tensioni terrestri, che pure negli ultimi trent’anni non sono mancate. La ISS è stata concepita proprio assumendo una  forte, positiva, collaborazione fra le due superpotenze”.

Il niet spaziale russo in risposta alle sanzioni occidentali rischia di affossare tanti altri progetti. A cominciare da Exomars, la missione diretta verso il Pianeta rosso, frutto della collaborazione tra l’Agenzia spaziale europea e Roscosmos. Entro il 2022 sarebbe dovuto partire da Baikonur il razzo russo destinato a portare su Marte il rover di fabbricazione europea, ma ora questa finestra di lancio è molto incerta. Il rischio è che la missione debba essere rimandata di almeno due anni, per poter cogliere una nuova finestra di lancio ottimale, con la Terra alla minima distanza da Marte. Rogozin ha inoltre ritirato gli ingegneri russi impegnati nei lanci della Soyuz presso la base di lancio di Kourou, nella Guiana Francese. Senza i tecnici specializzati inutile iniziare il conto alla rovescia per la prossima missione prevista per mettere in orbita satelliti di riserva per la costellazione Galileo.

Poi c’è la formazione degli astronauti europei, che tradizionalmente si addestrano per lunghi periodi a Star City, la facility alla periferia di Mosca dove dagli anni Sessanta del secolo scorso si preparano i cosmonauti russi. “Se la Russia chiudesse le sue porte agli astronauti europei ci si dovrà rivolgere agli americani, ma non sarà così semplice”, spiega Battiston.

Venerdì, una nuova crepa si è aperta invece tra la Mosca e i Paesi Occidentali , con la decisione russa di sospendere il lancio del razzo dal cosmodromo di Baikour del razzo Soyuz-2.1b, a bordo del quale c'erano 36 satelliti della costellazione per le connessioni internet OneWeb, di proprietà anglo-indiana.

Non avrebbe invece a che fare con la crisi tra le superpotenze la variazione annunciata nelle ultime ore relativa alla missione della Cristoforetti, prevista in primavera: avrebbe dovuto ricoprire, prima donna europea, il ruolo di comandante della Stazione Spaziale. Ma il periodo di permanenza nello spazio di Astrosamantha è stato ridotto, per motivi tecnici, rispetto ai sei mesi previsti inizialmente e questo avrebbe portato a una redistribuzione dei ruoli tra i membri dell’equipaggio. Una ipotesi di cui si parlava però già a dicembre, ben prima della deflagrazione del conflitto in Ucraina.

Per ora comunque sulla Stazione spaziale internazionale il lavoro continua. E sarebbe interessante sapere come vedono e commentano le vicende terrestri da lassù, a 440 chilometri di altezza, i due cosmonauti russi presenti, Anton Shkaplerov e Pyotr Dubrov, i loro quattro colleghi americani ed il tedesco Matthias Maurer.