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L’accusa di Nazioni Unite e G7: “Mosca firma crimini di guerra”

Riunione d’emergenza all’Onu dopo l’attacco alla centrale nucleare ucraina. “Si tratta di azioni contrarie alla legge internazionale umanitaria”
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NEW YORK - “War crimes”, crimini di guerra. Il giorno dopo l’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina, sono state queste due parole a risuonare in Europa e, in modo indiretto, a New York, nella sede delle Nazioni Unite. Quasi in contemporanea, mentre i ministri degli Esteri del G7 parlavano apertamente di “crimini di guerra” e invocavano l’Alta corte internazionale, e mentre l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Josep Borrell, diceva «vediamo potenziali crimini di guerra e crimini contro l’umanità», la sottosegretario Usa alle Nazioni Unite Rosemary DiCarlo ha aperto la riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite accusando direttamente Mosca. Ha definito gli attacchi «contrari alla legge internazionale umanitaria». «Non sono soltanto inaccettabili – ha aggiunto – ma irresponsabili».
 
Gli Us…
NEW YORK - “War crimes”, crimini di guerra. Il giorno dopo l’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina, sono state queste due parole a risuonare in Europa e, in modo indiretto, a New York, nella sede delle Nazioni Unite. Quasi in contemporanea, mentre i ministri degli Esteri del G7 parlavano apertamente di “crimini di guerra” e invocavano l’Alta corte internazionale, e mentre l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Josep Borrell, diceva «vediamo potenziali crimini di guerra e crimini contro l’umanità», la sottosegretario Usa alle Nazioni Unite Rosemary DiCarlo ha aperto la riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite accusando direttamente Mosca. Ha definito gli attacchi «contrari alla legge internazionale umanitaria». «Non sono soltanto inaccettabili – ha aggiunto – ma irresponsabili».
 
Gli Usa si sono detti pronti ad aiutare l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e hanno chiesto che sia garantito un passaggio urgente e sicuro in Ucraina al personale dell’agenzia. DiCarlo ha citato l’articolo 56 del protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra, in base al quale «le opere o installazioni che racchiudono forze pericolose, cioè le dighe di protezione o di ritenuta e le centrali nucleari per la produzione di energia elettrica, non saranno oggetto di attacchi, anche se costituiscono obiettivi militari». Violata la Convenzione, cadono le protezioni speciali. Di fatto, da ieri Putin è più isolato, legalmente senza difese sul piano del diritto internazionale. I rappresentanti di Regno Unito, Francia, Norvegia e Albania hanno parlato di «bombardamenti indiscriminati» e chiesto a Putin di «fermare i combattimenti ora».
 
 
L’intervento più atteso era quello degli Usa perché poco prima era scoppiato il giallo del tweet dell’ambasciata americana in Ucraina che aveva definito l’attacco alla centrale di Zaporizhzhia un «crimine di guerra». Washington aveva preso le distanze e invitato tutte le ambasciate americane in Europa a non ritwittare il messaggio. E la rappresentante all’Onu? I toni dell’ambasciatrice Linda Thomas-Greenfield sono stati duri. «Abbiamo appena assistito a una nuova escalation che rappresenta una immensa minaccia per l’Europa e il mondo». Solo la Cina si è mantenuta neutrale, limitandosi a ricordare come il livello delle radiazioni fosse «immutato», e invitando a «riprendere il dialogo e la diplomazia». Ma i tempi di un negoziato sembrano lontani. Dentro lo stesso Palazzo di Vetro il clima è apparso surreale. Dopo aver risolto un persistente problema al microfono, lo spazientito ambasciatore russo Vasily Nebenzya ha lanciato fendenti a tutti: «Ancora una volta abbiamo sentito bugie, è una campagna di disinformazione. L’impianto nucleare è stato conquistato il 28 febbraio, quanto successo nella notte è opera di un gruppo di sabotatori ucraini. L’impianto è al sicuro». 
 
 
E a Bruxelles, se la Nato ha escluso la creazione di una no-fly zone, i ministri degli Esteri del G7 hanno chiesto conto ai «responsabili dei crimini di guerra», e appoggiato la «raccolta di prove, in particolare da parte del procuratore del Tribunale penale internazionale». Resta l’incognita della centrale nucleare. In quali condizioni si trova? Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea, ha dato la sua disponibilità a incontrare i responsabili dell’impianto ucraino.