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Dal conflitto breve allo scontro mondiale: quali sono i 5 scenari di guerra

A una settimana dall'avvio dell'invasione russa ci si interroga sulla durata e sull'estensione territoriale della battaglia. Quali sono i possibili sviluppi dei combattimenti
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Dopo una settimana di guerra, che ha già fatto danni umani e materiali drammatici, oltre a causare un "esodo", come lo definisce l'Onu, di un milione di profughi, l'Ucraina, l'Europa e il mondo si chiedono quanto durerà l'invasione russa. E cominciano a domandarsi come finirà. Può essere troppo presto per prevederlo. Ma tra diplomatici, esperti di conflitti e media internazionali, circolano già diversi scenari. Tutti cupi, alcuni più degli altri.

Una breve guerra

I primi sette giorni non sono andati bene per la Russia: ha subìto più perdite di quanto si aspettava, non è riuscita ad avanzare con la velocità che sperava. I secondi sette potrebbero vedere un cambiamento di tattiche e di forze. Secondo un piano trapelato in Occidente, Putin aveva in mente di concludere l'invasione in due settimane. Viste le difficoltà iniziali, il capo del Cremlino potrebbe ora premere …

Dopo una settimana di guerra, che ha già fatto danni umani e materiali drammatici, oltre a causare un "esodo", come lo definisce l'Onu, di un milione di profughi, l'Ucraina, l'Europa e il mondo si chiedono quanto durerà l'invasione russa. E cominciano a domandarsi come finirà. Può essere troppo presto per prevederlo. Ma tra diplomatici, esperti di conflitti e media internazionali, circolano già diversi scenari. Tutti cupi, alcuni più degli altri.

Una breve guerra

I primi sette giorni non sono andati bene per la Russia: ha subìto più perdite di quanto si aspettava, non è riuscita ad avanzare con la velocità che sperava. I secondi sette potrebbero vedere un cambiamento di tattiche e di forze. Secondo un piano trapelato in Occidente, Putin aveva in mente di concludere l'invasione in due settimane. Viste le difficoltà iniziali, il capo del Cremlino potrebbe ora premere l'acceleratore: impiegare più uomini, bombardare le città ucraine a tappeto facendo entrare in azione l'aviazione e usare qualunque mezzo per conquistare rapidamente Kiev, uccidendo il presidente Zelensky o costringendolo a fuggire.

Attacchi contemporanei sono già iniziati lungo le coste del mar Nero, dove la Marina russa potrebbe essere in procinto di tentare uno sbarco a Odessa. La parte occidentale dell'Ucraina, quella che fa capo alla splendida città di Leopoli e confina con la Polonia, storicamente la più legata all'Europa, è stata finora risparmiata dall'offensiva ma verrà investita brutalmente nei prossimi giorni, aumentando le dimensioni dell'esodo fino a 6 o 7 milioni di profughi. A quel punto Putin può sperare che gli ucraini rimasti si arrendano, installare un governo fantoccio a Kiev, dichiarare che la guerra è stata responsabilità di "nazisti e drogati", come li ha già definiti, e promettere fratellanza fra russi e ucraini, "che sono lo stesso popolo", come ha ripetuto di nuovo giovedì.

 

In questo scenario Mosca potrebbe ottenere il "cambio di regime" desiderato e affermare di avere di fatto riunificato le tre repubbliche slave dell'Urss: Russia, Bielorussia (da dove è partita una colonna dell'invasione e dove resteranno truppe russe) e Ucraina. Ma qualsiasi governo filorusso insediato a Kiev sarebbe impopolare, specie dopo le distruzioni e gli orrori della guerra. È probabile se non certo che una guerriglia continuerebbe a operare in parti dell'Ucraina. Una breve guerra lascerebbe come retaggio l'instabilità e la prospettiva di un nuovo conflitto.

Una lunga guerra

La colonna lunga 60 chilometri di carri armati e mezzi militari russi che marcia verso Kiev ha rallentato. Secondo alcuni osservatori si è bloccata: per il fango, per sabotaggi e sortite delle forze ucraine, per mancanza di rifornimenti. L'attacco a Kiev comincerà lo stesso nei prossimi giorni, ma la battaglia per la capitale proseguirà per settimane, strada per strada, infliggendo gravi perdite ai russi, che comunque non riusciranno a circondare e assediare completamente la città, né a impedire che eventualmente il presidente Zelensky riesca a uscirne per mandare avanti il governo e il comando delle operazioni da un'altra località o addirittura provando a riconquistare parte di Kiev in seguito.

Prendere una metropoli che ospitava 3 milioni di abitanti sarebbe difficile; controllarla dopo averla presa, ancora più difficile. I combattimenti vanno avanti per lungo tempo, come nella brutale lotta per conquistare e distruggere Grozny, la capitale della Cecenia, regione ribelle all'interno della Russia, negli anni '90. Putin si insediò al potere proprio grazie a quella guerra, che il suo predecessore, Boris Eltsin, non riusciva a vincere: per questo scelse come erede lui, uomo forte e uomo d'ordine, ex-Kgb, e non Boris Nemtsov, il "Bill Clinton russo", che per qualche tempo era sembrato il suo favorito, poi finito assassinato da ignoti, sette anni fa, sulla Piazza Rossa.

Adesso è possibile, se questo secondo scenario si avvera, che un'altra guerra segni il declino di Putin. Oltretutto, alla Russia non basta prendere Kiev: l'Ucraina è grande come la Francia. Servirebbero forze ancora più grandi dei 200 mila uomini schierati alla frontiera per sottometterla tutta. Ma nella sua ultima telefonata con Putin, Macron ha ricavato l'impressione, dicono le sue fonti al Financial Times, che il capo del Cremlino abbia proprio l'ambizione di conquistare l'intera Ucraina. E se nessuno riesce a fargli cambiare idea, in questo caso la guerra potrebbe diventare sempre più feroce ed essere molto lunga, come è stata l'avventura militare della Russia, e poi della Nato, in Afghanistan. Come in Afghanistan, dopo molti anni le forze russe potrebbero essere costrette a tornare a casa. O no.

La terza guerra mondiale

Se vince in Ucraina, Putin potrebbe essere tentato di invadere anche le vicine Moldavia e Georgia, altre due ex-repubbliche sovietiche dove esistono da tempo repubbliche separatiste filo-russe. O addirittura potrebbe attaccare i tre paesi baltici, citando presunte richieste di aiuto da parte delle minoranze russe che esistono in Lituania, Lettonia ed Estonia, oppure l'esigenza di aprire un corridoio in difesa della regione di Kaliningrad, un enclave russo separato dal resto della Russia.

Un'altra ipotesi è che Putin denunci l'invio di aiuti militari europei all'Ucraina come un'interferenza nel conflitto e li attacchi mentre si trovano in Polonia o in Romania. Come afferma l'articolo 5 del trattato della Nato, un attacco contro un paese dell'Alleanza Atlantica è un attacco contro tutta l'Alleanza. In quel caso, diversamente da quanto sta avvenendo in Ucraina, la Nato dovrebbe rispondere militarmente.

C'è anche un'altra ipotesi: se la guerra in Ucraina va male alla Russia, anziché ritirare le sue truppe Putin potrebbe avere la tentazione di una escalation del conflitto, coinvolgendo altri paesi. E in caso di conflitto diretto tra Nato e Russia, ci sarebbe naturalmente il rischio che diventi un conflitto a colpi di armi nucleari. L'opinione dominante è che Putin e i suoi generali non siano così pazzi da usare i missili strategici contro l'Europa o contro gli Stati Uniti: sarebbe un suicidio, o meglio l'apocalisse, predicata dalla teoria del MAD, acronimo di Mutual Assured Destruction, Distruzione Reciproca Assicurata, che ha mantenuto uno stato di non belligeranza fra le due superpotenze durante la guerra fredda.

Ma l'opinione dominante è stata spesso smentita da Putin. Si pensava che le truppe al confine fossero un bluff e che non avrebbe invaso l'Ucraina: invece l'ha invasa. Si pensava che si sarebbe accontentato di occupare il Donbass e invece è andato oltre. Si pensava che non avrebbe cercato di conquistare tutta l'Ucraina e invece apparentemente ci sta provando. Si pensa che non userebbe mai le armi nucleari e invece le ha messe in stato d'allerta, una mossa del tutto sproporzionata alla minaccia perché la Russia ha comunque più forze in campo e dunque assolutamente non necessaria, come scrive Ephraim Halevi, ex-capo del Mossad, sul quotidiano israeliano Haaretz, dunque una decisione rivelatrice della debolezza perlomeno psicologica di Putin, di uno stato mentale "unhinged", squilibrato, instabile, come lo definisce l'intelligence americana.

E infine non bisogna dimenticare che la dottrina nucleare russa prevede l'uso di armi nucleari "tattiche", cioè di potenza pari a quella della bomba sganciata su Hiroshima, in grado di causare 200 mila morti, meno potente dei missili strategici che ne farebbero 2 o 3 milioni. Putin ha già dimostrato di mettere la propria allucinata visione imperiale della Russia al di sopra degli interessi nazionali. Se fosse disperato, potrebbe tentare il tutto per tutto: la terza guerra mondiale. "Che senso avrebbe l'esistenza del mondo" disse anni fa in un discorso, "se non esistesse la Russia".

La caduta di Putin

È anche possibile che, se Putin tentasse una mossa così folle, i suoi generali non eseguirebbero l'ordine: occorre che anche il ministro della Difesa e il capo di stato maggiore "girino la chiave" che fa partire un missile nucleare. È vero che i due alti ufficiali in questione sono dei falchi legatissimi a Putin. Ma non è solo questione di generali. La cupola di ministri, imprenditori di stato e oligarchi miliardari che gestisce la Russia potrebbe a un certo punto decidere che il danno dell'invasione dell'Ucraina è troppo grande dal punto di vista militare, economico e politico, oltre che morale, per tacere del dissenso già evidente ma destinato a crescere tra la popolazione a dispetto delle fake news del telegiornale di stato; e rendersi conto che Putin, avendo perso la testa, sta trascinando la Russia nel baratro. Allora, come ipotizzato da alcuni osservatori, a Mosca scatterebbe un golpe per rovesciarlo.

Dopotutto anche la crisi dei missili del 1962, un altro braccio di ferro con l'Occidente, fu alla base della deposizione di un leader sovietico, Nikita Krusciov, nel 1962. Scaricando su Putin tutte le responsabilità della guerra, la Russia potrebbe aspettarsi che l'Occidente cancelli tutte le sanzioni e riprenda i rapporti. Il tentato cambio di regime a Kiev porterebbe a un cambio di regime al Cremlino. Fare cadere Putin come ultima chance di evitare il peggio: uno scenario che viene esaminato a Washington, a Bruxelles, forse anche nella stessa Mosca. "Fate di tutto per evitare una guerra nucleare", avrebbe detto Mikhail Gorbaciov, ultimo presidente sovietico, che ha appena compiuto 91 anni ed è ricoverato in ospedale, a Dmitrij Muratov, il direttore premio Nobel per la pace della Novaja Gazeta, uno dei pochi giornali liberi rimasti in Russia.

Un compromesso diplomatico

Fra questi scenari estremi è possibile che prevalga una via di mezzo. La Russia non vince la guerra, e questa per Mosca sarebbe già una sconfitta. Ma l'Ucraina ha solo la forza di resistere, non di ricacciare indietro l'invasore. In un paese diviso militarmente e distrutto dai bombardamenti, potrebbe prevalere in tutti la ricerca di un compromesso. Forse nello stile che concluse la guerra russo-finlandese del 1939-'40, che Stalin pensava di vincere rapidamente e che invece si tramutò in un incubo per i russi, con il rischio di un conflitto lungo e costoso. Il dittatore sovietico ci rimase così male che ordinò di insegnare lo sci da fondo nelle scuole, dopo le sconfitte inflitti ai suoi soldati dai soldati-sciatori di Helsinki. La Finlandia perse un decimo del suo territorio e si impegnò a rimanere neutrale fra est e ovest, la formula destinata a essere identificata come la "finlandizzazione", ma mantenne l'indipendenza e la democrazia. Non è mai entrata nella Nato, tuttavia dopo una lunga attesa è entrata nell'Unione Europea, con una scelta totalmente occidentale: e in verità ora, davanti all'invasione dell'Ucraina, sembra tentata di mettersi anche sotto l'ombrello protettivo della Nato.

Qualcosa del genere potrebbe accadere anche adesso: la cessione alla Russia del Donbass e di qualche altra area, forse il corridoio verso la Crimea; un qualche impegno di Kiev a non chiedere l'adesione alla Nato (resta da vedere per quanto tempo, ma la diplomazia è l'arte di lasciare irrisolti i problemi irrisolvibili - vedi gli accordi sull'Irlanda del Nord per la Brexit); il ritiro russo dalle altre aree; il presidente Zelensky e il suo governo che restano al potere a Kiev; la democrazia salva; i profughi che tornano a casa; la prospettiva di un futuro ingresso dell'Ucraina nella Ue. Le due parti negoziano, sia pure per il momento senza risultati a parte una intesa sui corridoi umanitari per civili in fuga. Qualche leader occidentale, come Macron, insiste a tenere aperto il dialogo con Putin. Lo stesso Zelensky dice di voler parlare con il presidente russo. Si vedrà. Come nota la Bbc, nessuno di questi scenari è certo e uno non esclude l'altro. La guerra, intanto, continua.