Il più grande impianto nucleare d’Europa è andato in fiamme. Nella notte le truppe di Putin hanno conquistato dopo intensi combattimenti Zaporizhzhia, la centrale atomica affacciata sul fiume Dnepr, nel sud dell’Ucraina, che ospita sei dei quindici reattori nucleari del Paese. I russi avrebbero preso di mira la centrale con tiri di artiglieria pesante e sventagliate di mitra che avrebbero causato un enorme incendio, per fortuna in una parte dell’impianto dedicata agli addestramenti.
Non ci sono fughe radioattive, concordano le autorità locali e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica AIEA. Il direttore generale del’Aiea, Rafael Mariano Grossi ha confermato in una conferenza stampa da Vienna che è stato “un proiettile russo” a colpire la centrale e che ci sono “due feriti” tra il personale per la sicurezza. Zaporizhzhia garantisce un quinto dell’energia elettrica all’Ucraina.
Durissima la reazione del presidente ucraino Volodomyr Zelensky: “per la prima volta nella storia dell’uomo uno stato terrorista ha fatto ricorso al terrorismo nucleare”. Zelensky ha sentito il presidente americano Joe Biden, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier britannico Boris Johnson, che ha detto di voler convocare d’urgenza il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il presidente ucraino ha aggiunto che "questa notte sarebbe potuta essere la fine dell'Ucraina e dell'Europa". Ma Mosca smentisce ogni responsabilità: "Sono stati mercenari stranieri e sabotatori ucraini ad attaccare la centrale", sostiene il ministero della Difesa russo che parla di una "mostruosa provocazione" di Kiev.
A causa degli scontri feroci attorno ai reattori, i pompieri sarebbero riusciti ad accedere alla centrale soltanto dopo ore. Le fiamme sarebbero state state domate alle 6,20, riferisce il Servizio statale per le emergenze ucraino. “Non ci sono fughe radioattive”, riferisce l’Aiea, che si è detta “profondamente preoccupata” per la battaglia di Zaporizhzhia. Grossi ha riferito che “l’edificio dove è scoppiato l’incendio è vicinissimo all’impianto; l’incendio è stato domato”. Gli impianti di sicurezza dei sei reattori “non sono stati compromessi”. Ma la situazione “resta tesa”.
Il direttore dell’Aiea parla di “una situazione di normale anormalità”: l’integrità della centrale “è stata violata” ed è “fondamentale” che i lavoratori ucraini “possano lavorare liberamente” e che le misurazioni sulle radiazioni “siano continue”. Gli ucraini controllerebbero ancora la sala di comando della centrale.
Grossi ha annunciato che dopo l'imminente viaggio previsto a Teheran per i negoziati sul nucleare iraniano si recherà a Chernobyl, l’ex impianto nucleare del più grande incidente della storia finito la scorsa settimana in mano russa. E il direttore dell’Aiea ha ammesso che ci sono “problemi tecnici” nella misurazione delle radiazioni, anche se “trascurabili”.
Nei giorni scorsi le immagini degli ucraini che difendevano il più grande impianto nucleare d’Europa dai battaglioni di Putin avevano fatto il giro del mondo. A Zaporizhzhia centinaia di civili avevano formato catene umane bloccando la via d’accesso con camion dell’immondizia e sacchi di sabbia. Grossi ha elogiato “il loro coraggio e la loro resilienza”. Ma mercoledì sia Kiev sia Mosca avevano fatto sapere che l’area e la città che ospitano il gigantesco impianto erano state conquistate dai tank russi.
La notizia che l’area stesse per finire sotto il controllo di Mosca aveva immediatamente allarmato l’AIEA che aveva convocato una riunione d’emergenza per ieri mattina e aveva fatto sapere attraverso il suo direttore generale Grossi, di essere preoccupata per “una situazione senza precedenti”.
In serata, quando sono arrivate le conferme dei tank russi in città, Grossi ha chiesto che le truppe smettessero di combattere vicino agli impianti. Già in mattinata aveva fatto appello a Mosca perché evitasse azioni che potessero compromettere la sicurezza dei reattori, perché “qualsiasi incidente potrebbe avere conseguenze pesanti e aggraverebbe le sofferenze umane causando danni ambientali”. Appelli caduti nel vuoto.
L’Ucraina ha chiesto all’agenzia dell’Onu di dichiarare una “safe zone” di 30 km attorno alle quattro centrali nucleari del Paese. Ieri Grossi ha anche ricordato due incidenti radioattivi sfiorati nella scorsa settimana: il missile che ha colpito una stazione di stoccaggio di rifiuti delle centrali a Kiev e un impianto simile danneggiato nei pressi di Kharkiv. Episodi che per fortuna non hanno prodotto aumenti di radiazioni, ma che sottolineano “il rischio che siano danneggiati in un conflitto armato”