LONDRA – I negoziati sulla non proliferazione nucleare fra Stati Uniti e Iran sono vicini a raggiungere un accordo, affermano fonti britanniche e francesi che partecipano agli incontri in corso a Vienna. Alla complessa trattativa prende parte anche la Russia, il cui ruolo di mediazione è ora messo a rischio dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni occidentali. Per il momento, il dialogo sembra proseguire lo stesso e appare anzi in prossimità del traguardo. Ma le parti accelerano nella speranza di raggiungere la linea d’arrivo prima che il conflitto fra Mosca e Kiev, con le sue conseguenze internazionali, renda ancora più difficile o impossibile andare avanti.
“Siamo vicini a un’intesa, i negoziatori del gruppo E3 stanno lasciando brevemente Vienna per aggiornare i rispettivi ministri ma sono pronti a farvi presto ritorno”, ha scritto su Twitter Syephanie Al-Qaq, a capo della delegazione britannica riferendosi ai diplomatici di Regno Unito, Francia e Germania impegnati nei colloqui. “Speriamo di tornare rapidamente per arrivare a una conclusione perché siamo molto, molto vicini a un accordo”, twitta l’inviato francese al negoziato Philippe Errera. “Per quanto ne so gli iraniani non sono pronti a sedersi al tavolo con gli americani in una trattativa diretta, ma dovremmo avere un accordo verso la metà della prossima settimana, siamo agli ultimi sforzi per passare il traguardo”, ha dichiarato il negoziatore russo Mikhail Ulyanov. “Siamo pronti a finalizzare un accordo buono e immediato commenta il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollhian, “la maggior parte delle nostre richieste sono state prese in considerazione, ma la fretta dell’Occidente di giungere a un’intesa non deve prevenire il rispetto delle condizioni che giudichiamo invalicabili”.
La trattativa continua da quasi un anno per resuscitare il patto del 2015 in base al quale l’Iran si impegnava a limitare il proprio programma nucleare in modo che sia più difficile produrre materiale per una bomba atomica, un’ambizione negata da Teheran, in cambio della fine o della riduzione delle sanzioni economiche occidentali. Nel 2018 l’allora presidente americano Trump ha sospeso l’accordo, ripristinando le sanzioni da parte degli Usa e spingendo l’Iran a cominciare a violare le limitazioni sul programma nucleare. Undici mesi fa il negoziato è ripreso per via indiretta, con da una parte Gran Bretagna, Francia, Germania e Russia, coadiuvate anche dalla Cina, e dall’altra l’Iran. Restano due incognite: interrogativi su materiali nucleari che l’Agenzia per l’Energia Atomica di Vienna sospetta non siano stati dichiarati dall’Iran; e il destino dei prigionieri occidentali in Iran, in primo luogo americani e britannici. Washington indica che non firmerà un accordo se non verranno rilasciati. Ma per il momento, nonostante la guerra in Ucraina abbia riportato le tensioni al livello peggiore della guerra fredda, Occidente e Russia continuano a collaborare su questa importantissima partita per la pace mondiale e un accordo sembra a portata di mano.