I giovani scappano da Mosca: "Qui si rischia il carcere se dici ciò che pensi"
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - Ieri pomeriggio si sono ritrovati a casa di Irina. Imprenditori, registi e programmatori. Tra i trenta e i quarant'anni. La meglio gioventù di Mosca che se ne va perché un presidente che non hanno mai eletto ha deciso di dichiarare guerra a un Paese fratello come l'Ucraina. Emigrano come i "Russi bianchi", i "Bjeloemigrant", un secolo fa dopo la Rivoluzione. Ogni giorno un nuovo "arrivederci" che ha il sapore salato dell'addio. "Ho deciso di andare via perché il 24 febbraio ha cambiato tutto", confessa Irina, nome di fantasia per proteggerne l'identità. Annunciando l'inizio dell'operazione militare speciale in Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha distrutto due Paesi.
Ieri i russi si sono svegliati in Cina: niente Facebook, né WhatsApp, fermo Twitter e pure l'App Store, oscurati tutti i siti d'informazione indipendente. E poi il rublo si svaluta, le aziende chi…
MOSCA - Ieri pomeriggio si sono ritrovati a casa di Irina. Imprenditori, registi e programmatori. Tra i trenta e i quarant'anni. La meglio gioventù di Mosca che se ne va perché un presidente che non hanno mai eletto ha deciso di dichiarare guerra a un Paese fratello come l'Ucraina. Emigrano come i "Russi bianchi", i "Bjeloemigrant", un secolo fa dopo la Rivoluzione. Ogni giorno un nuovo "arrivederci" che ha il sapore salato dell'addio. "Ho deciso di andare via perché il 24 febbraio ha cambiato tutto", confessa Irina, nome di fantasia per proteggerne l'identità. Annunciando l'inizio dell'operazione militare speciale in Ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha distrutto due Paesi.
Ieri i russi si sono svegliati in Cina: niente Facebook, né WhatsApp, fermo Twitter e pure l'App Store, oscurati tutti i siti d'informazione indipendente. E poi il rublo si svaluta, le aziende chiudono, i marchi lasciano. Sulla Russia è calata una nuova Cortina di ferro. Ma non c'è solo questo. "È troppo pericoloso restare qui. Non puoi scendere in strada, non puoi dire quello che pensi. La stessa parola "pace" è una fake news per le autorità, un reato penale ", si sfoga Aleksej Belyaev, 32 anni, fondatore di una start-up. Ieri era stata indetta una manifestazione in piazza Pushkin, nel centro di Mosca, ma c'erano solo poliziotti in tenuta anti-sommossa e Omon a controllare i documenti e ispezionare le borse dei passanti. In 10 giorni sono stati fermati oltre 8.300 dimostranti contro l'invasione in Ucraina. Da ieri però si rischiano 15 anni. "La gente ha paura", continua Aleksej. "Qui non c'è più futuro. A scuola insegnano ai bambini che quello che accade in Ucraina non è una guerra, ma un'operazione di pace. Non voglio che mio figlio cresca tra queste menzogne. Torneremo solo quando ci sarà un altro presidente". La "sicurezza" è la ragione principale di fuga per il 64% dei russi interpellati dalla ong Takie Dela: la paura di un "regime sempre più repressivo" o di dover andare a combattere una guerra in cui non credi. E a volere andar via, rivela l'istituto di sondaggi indipendente Levada, sono sempre di più: almeno il 22 per cento, per metà giovani. Tanto che la chiave "emigrazione" è schizzata sui motori di ricerca, soprattutto in città come Murmansk, San Pietroburgo e la capitale Mosca. Si parte con un paio di bagagli. Non c'è tempo per un trasloco. Si lasciano alle spalle genitori, amici, appartamenti.
"Se tutti partono, chi resterà? Che futuro avrà questo Paese?", si chiede Anna, 35 anni, che lavora in una delle principali società informatiche russe. "Dopo l'Urss sta crollando anche la Russia. Piango ogni giorno. Questa guerra sta distruggendo anche noi russi. Non mi riconosco più in questo Paese. Ma non ne ho un altro. Mi sento un'apolide". Anna parla di "divario orizzontale", con i coetanei, e di "divario verticale", con i genitori. "Se sei contrario alla guerra, ti accusano di non essere un patriota. E non hai più la forza di manifestare. Siamo scesi in piazza così tante volte e non è mai cambiato nulla".
Andare via non è facile. I russi sono oramai dei paria. Tra restrizioni sul rilascio dei visti e chiusure dello spazio aereo come rappresaglia occidentale all'invasione, le mete dell'esilio non sono poi tante. E con il crollo del rublo, l'Europa è un miraggio. Molti sono volati a Tblisi, in Georgia, oppure a Istanbul, in Turchia. Altri a Erevan, in Armenia. Come Olga Marquez, fondatrice di Sekta e musicista della band Alaioli, che sta raccontando il suo esilio su Instagram: "Sento l'odio degli ucraini, ma anche dei russi perché sono andata via. Come se fossi un nemico qui e là". TJournal ha pubblicato un vademecum per chi fugge. Su Telegram ci si scambia consigli su come dribblare gli interrogatori delle guardie di frontiera e degli agenti dei servizi dell'Fsb che vogliono fermare la "fuga di cervelli". Ora che le principali compagnie aeree russe hanno cancellato i voli per l'estero, emigrare diventa sempre più complicato. Belyaev sarebbe dovuto partire per la Turchia martedì, ma ora dovrà pensare a un "piano B". Julija invece ha deciso di restare: "Non voglio correre da nessuna parte. Sarà cosi finché posso. Amo questo Paese, non sopporto quello che sta succedendo, ma non posso andarmene. Non ho niente da fare dove nessuno mi aspetta. Il mio cuore è a Mosca".