Il Cremlino chiude all’informazione: "Ma non siamo isolati"
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiIl Cremlino può pure provare a mascherare, ma la verità è che su Mosca è calata la notte: niente più voli per l'estero, niente più valuta straniera, niente più social, niente più media indipendenti. Solo la propaganda che parla di "un'operazione speciale mirata" e fa di tutto per serrare i ranghi. E i marchi il cui arrivo trent'anni fa sul mercato russo avevano significato l'apertura al mondo dopo il crollo del Muro ora se ne vanno. "Naturalmente, c'è un abbandono di legami, l'imposizione di diverse misure restrittive economiche da parte di un certo numero di Paesi - nazioni europee, Stati Uniti, Canada, Giappone e altri", dice il portavoce di Vladimir Putin, Dmitrij Peskov. "Ma questo non significa che la Russia sia isolata. Il mondo è troppo grande perché l'Europa e gli Stati Uniti isolino qualsiasi Paese, specialmente uno grande quanto la Russia". E…
Il Cremlino può pure provare a mascherare, ma la verità è che su Mosca è calata la notte: niente più voli per l'estero, niente più valuta straniera, niente più social, niente più media indipendenti. Solo la propaganda che parla di "un'operazione speciale mirata" e fa di tutto per serrare i ranghi. E i marchi il cui arrivo trent'anni fa sul mercato russo avevano significato l'apertura al mondo dopo il crollo del Muro ora se ne vanno. "Naturalmente, c'è un abbandono di legami, l'imposizione di diverse misure restrittive economiche da parte di un certo numero di Paesi - nazioni europee, Stati Uniti, Canada, Giappone e altri", dice il portavoce di Vladimir Putin, Dmitrij Peskov. "Ma questo non significa che la Russia sia isolata. Il mondo è troppo grande perché l'Europa e gli Stati Uniti isolino qualsiasi Paese, specialmente uno grande quanto la Russia". E ha poi aggiunto: "Ci sono molti altri Paesi nel mondo che sono molto più equilibrati nelle loro politiche e talvolta più ragionevoli sulle dinamiche dello sviluppo delle relazioni internazionali. Perciò, sono convinto che non possiamo parlare di isolamento".
La verità è che la Russia si sta isolando da sé. Venerdì Putin ha approvato una legge che prevede fino a 15 anni di carcere per chi, cittadino russo e straniero, diffonde "notizie false" su quella che qui chiamano "operazione militare speciale" contro i "neonazisti" ucraini che per otto anni hanno provocato un "genocidio" della popolazione russofona nel Donbass. Vietato dire "guerra", "invasione" o "offensiva". Vietato invocare sanzioni contro la madrepatria, gettare discredito sulle forze armate o invitare la gente a manifestare. Una stretta che "nasce dalla necessità urgente dettata da una guerra di informazione senza precedenti contro la Russia", ha spiegato Peskov. "La legge è stata approvata e deve essere applicata. L'ha votata il nostro Parlamento".
Al solito la formulazione della norma è così vaga da potersi prestare alle più ampie interpretazioni. Tanto che già venerdì molti media internazionali hanno deciso di sospendere ogni attività dei loro corrispondenti, inviati e collaboratori nella Federazione. A partire dalla Bbc che la scorsa settimana aveva visto il numero di visitatori russi sul suo sito inglese balzare del 252% a 423.000. E da Bloomberg: la nuova legge, ha scritto il direttore John Micklethwait, "sembra scritta per rendere criminale ogni giornalista freelance, per semplice associazione, rendendo impossibile mantenere viva qualsiasi parvenza di giornalismo nel Paese".
Una scelta che ha fatto scuola. Ieri anche i due principali media pubblici spagnoli, la radio-televisione Rtve e l'agenzia di stampa Efe, hanno sospeso i servizi dei loro corrispondenti dalla Russia. Misure analoghe sono state prese dai media tedeschi Ard e Zdf. In Italia la prima ad accodarsi è stata la Rai per l'impossibilità - ha spiegato Viale Mazzini in una nota - di "garantire la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell'informazione". Lo stesso vale per Mediaset. "Chi sta a Mosca rientra", ha confermato il direttore del Tg5 Clemente Mimun. E persino l'agenzia di stampa Ansa ha deciso di sospendere il flusso di notizie dalla sede di Mosca.
Tra il silenzio dei corrispondenti stranieri e il blocco dei media indipendenti russi deciso dalle autorità moscovite, per i russi diventa sempre più difficile trovare fonti d'informazione alternative alla propaganda del Cremlino. Sono stati bloccati anche i social network Facebook e Twitter. "La censura militare in Russia - ha commentato Dmitrij Muratov, premio Nobel per la Pace e direttore di Novaja Gazeta - è entrata rapidamente in una nuova fase".