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Anche McDonald's va via: chiudono 850 punti vendita in Russia

Il gigante degli hamburger ha detto che continuerà a pagare i suoi 62.000 dipendenti nel paese. È un altro dei marchi occidentali a reagire al conflitto in Ucraina
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La fine del comunismo sovietico cominciò con l'apertura del primo McDonald's al tempo della perestrojka di Mikhail Gorbaciov. La chiusura dei ristoranti fast food dalla M gialla, annunciata stamani come sanzione per la guerra in Ucraina, simboleggia il ritorno della dittatura a Mosca: quasi un arco durato trentacinque anni che ha gradualmente accompagnato prima l'ascesa di una fragile democrazia e poi il suo inesorabile declino nell'era di Vladimir Putin.

La multinazionale americana delle polpette, che ha a Chicago il suo quartier generale, ha annunciato la decisione di "chiudere temporaneamente" i suoi 850 ristoranti in Russia in risposta "alle insensate sofferenze umane causate all'Ucraina". L'azienda afferma che è "impossibile prevedere" quando potranno riaprire, ma per il momento continuerà a retribuire i suoi 62 mila dipendenti russi. "I nostri valori significano che non possiamo ignorare quel…

La fine del comunismo sovietico cominciò con l'apertura del primo McDonald's al tempo della perestrojka di Mikhail Gorbaciov. La chiusura dei ristoranti fast food dalla M gialla, annunciata stamani come sanzione per la guerra in Ucraina, simboleggia il ritorno della dittatura a Mosca: quasi un arco durato trentacinque anni che ha gradualmente accompagnato prima l'ascesa di una fragile democrazia e poi il suo inesorabile declino nell'era di Vladimir Putin.

La multinazionale americana delle polpette, che ha a Chicago il suo quartier generale, ha annunciato la decisione di "chiudere temporaneamente" i suoi 850 ristoranti in Russia in risposta "alle insensate sofferenze umane causate all'Ucraina". L'azienda afferma che è "impossibile prevedere" quando potranno riaprire, ma per il momento continuerà a retribuire i suoi 62 mila dipendenti russi. "I nostri valori significano che non possiamo ignorare quello che accade a Kiev", ha dichiarato l'amministratore delegato della società Chris Kempczinski. 
Era una mossa nell'aria da qualche giorno, perché McDonald's e Coca-Cola erano rimasti due brand occidentali più noti ancora operativi in Russia dopo la grande fuga di quasi tutti gli altri, dai generi di lusso come Chanel, Dior e Prada, a quelli per la classe media come l'Ikea, Netflix e i jeans Levi's.

Lunedì era diventato virale un tweet intitolato #BoycottMcDonalds, boicottate la McDonald's, non solo e non tanto in Russia ovviamente quanto nel resto del mondo: 40 mila ristoranti che servono 70 milioni di clienti al giorno in oltre 100 paesi. Il bando alle importazioni di petrolio e gas russo reso noto oggi dal presidente Biden ha probabilmente contribuito a spingere i responsabili della compagnia ad agire.

Una foto d'archivio di Mikhail Gorbaciov davanti al primo McDonald's 

Quando il primo McDonald's aprì a Mosca, il 31 gennaio 1990, fu un avvenimento epocale: uno dei primi marchi occidentali che sbarcava in Unione Sovietica, sinonimo del capitalismo americano. Il caos provocato dalle confuse riforme economiche di Gorbaciov aveva svuotato i negozi alimentari. I russi avevano fame. E i Big Mac erano a quell'epoca l'equivalente di una prelibatezza sconosciuta nel paese dei Soviet.

Sulla piazza Pushkin, una delle più centrali della capitale, adornata dal monumento al poeta nazionale, si formarono subito lunghissime code: ben presto molto più lunghe di quelle, in verità sempre più esangui, per visitare il mausoleo di Lenin sulla piazza Rossa. Chi scrive, in quei giorni corrispondente di "Repubblica" da Mosca, ricorda bene lo spettacolo della fila per acquistare un hamburger nonostante il gelo e la neve.

Era l'inizio di una parziale privatizzazione dell'economia. Era l'apertura ai consumi e ai costumi occidentali. Era il preludio della fine del comunismo sovietico e del crollo dell'Urss, che sarebbe giunto in meno di due anni. Adesso che Putin ha ripristinato il totalitarismo e la guerra fredda, la chiusura dei McDonald's sembrerà ai russi un ritorno al passato, un passo indietro lungo più di trent'anni. Il capo del Cremlino può anche censurare le notizie sulla guerra in Ucraina, anzi vietare l'uso della parola guerra, ma non potrà nascondere al suo popolo che da domani i McDonald's resteranno chiusi. Il segno più tangibile che qualcosa è cambiato. 

Anche Starbucks e Coca Cola via dalla Russia

Via dalla Russia anche il gigante del caffè e la Coca Cola. La pressione sui social era cresciuta, insieme alle minacce di boicottaggio. Dopo giorni di silenzio i due colossi hanno deciso di lasciare Mosca. Starbucks Corps sospende tutte le attività, chiude i suoi punti vendita e i suoi ristoranti, anche quelli affidati in gestione e non spedirà più i suoi prodotti. Ha garantito che si preoccuperà di sostenere economicamente chiunque faccia affari con loro, direttamente o indirettamente. La società, che ha sede in Kuwait, ha assicurato che "fornirà supporto ai 2000 partner che dipendono da Sturbucks". Coca Cola è stata l'ultima a decidere di andare via, ma alla fine anche l'azienda della bibita più venduta al mondo ha ceduto: ha annunciato la sospensione di tutte le attività in Russia, specificando che "proseguirà a monitorare la situazione".