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L'Occidente può fare a meno del gas e del petrolio russo?

Dopo il bando deciso da Stati Uniti e Regno Unito ci si interroga sulle conseguenze per le economie dei Paesi. A partire dalle possibili alternative alle fonti energetiche di Mosca
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Gli Stati Uniti hanno messo al bando le importazioni di petrolio e gas russo con effetto immediato. Il Regno Unito ha adottato lo stesso provvedimento ma a partire dalla fine dell’anno. L’Unione Europea annuncia che intende fare altrettanto entro il 2030. Sono tutte sanzioni che l’Occidente ha messo in moto per protestare contro la guerra di Putin in Ucraina. Ecco in che modo, e con quali conseguenze per tutti, Russia inclusa, il mondo può fare a meno delle ricchezze energetiche di Mosca.

 

Quali sono esattamente le misure prese dagli alleati occidentali?

Washington ha annunciato un divieto completo sull’import di petrolio, gas e carbone dalla Russia, rispondendo alla richiesta del presidente ucraino Zelensky di espandere le sanzioni contro il Cremlino. Il Canada ha annunciato un provvedimento simile a quello americano. Il governo britannico smetterà di importare petrolio russo entro il dicembre 2022, per avere tempo di trovare forni…

Gli Stati Uniti hanno messo al bando le importazioni di petrolio e gas russo con effetto immediato. Il Regno Unito ha adottato lo stesso provvedimento ma a partire dalla fine dell’anno. L’Unione Europea annuncia che intende fare altrettanto entro il 2030. Sono tutte sanzioni che l’Occidente ha messo in moto per protestare contro la guerra di Putin in Ucraina. Ecco in che modo, e con quali conseguenze per tutti, Russia inclusa, il mondo può fare a meno delle ricchezze energetiche di Mosca.

 

Quali sono esattamente le misure prese dagli alleati occidentali?

Washington ha annunciato un divieto completo sull’import di petrolio, gas e carbone dalla Russia, rispondendo alla richiesta del presidente ucraino Zelensky di espandere le sanzioni contro il Cremlino. Il Canada ha annunciato un provvedimento simile a quello americano. Il governo britannico smetterà di importare petrolio russo entro il dicembre 2022, per avere tempo di trovare forniture alternative. La Ue si è impegnata a ridurre di due terzi le importazioni energetiche da Mosca per arrivare a eliminarle del tutto entro la fine del decennio in corso.

Da cosa deriva la differenza dei tempi fra Usa, Londra e Ue?

Dalla diversa dipendenza energetica dalla Russia. L’America importava finora soltanto il 3 per cento del proprio fabbisogno energetico da Mosca, il Regno Unito l’8 per cento, l’Unione Europea il 40 per cento del gas e il 30 per cento del petrolio.

Ma quanto petrolio esporta la Russia nel mondo?

È il terzo maggiore produttore di oro nero, dietro gli Usa e l’Arabia Saudita. Ogni giorno esporta 5 milioni di barili di greggio, di cui più della metà va all’Europa.

Quale è la classifica dei maggiori paesi produttori di petrolio?

Ecco in primi dieci (in barili di greggio prodotti al giorno): Stati Uniti 16,5 milioni, Arabia Saudita 11 milioni, Russia 10,7 milioni, Canada 5,1 milioni, Iraq 4,1 milioni, Cina 3,9 milioni, Emirati Arabi Uniti 3,7 milioni, Brasile 3 milioni, Kuwait 2,7 milioni.

E quali sono le esportazioni russe di gas?

Ecco i paesi a cui va il gas russo (in miliardi di metri cubi): Germania 42, Italia 29, Bielorussia 18, Turchia 16, Olanda 15, Ungheria 11, Kazakistan 10, Polonia 9,6, Cina 9,2, Giappone 8.

Ci sono alternative al petrolio russo per l’Occidente?

Ce ne sono di più che per il gas. Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Arabia Saudita di aumentare la propria produzione, ma Riad in passato ha respinto richieste simili per non ridurre il prezzo del petrolio. Washington sta anche esaminando la possibilità di alleviare le sanzioni contro il Venezuela, che era uno dei principali esportatori negli Usa. Un altro paese che potrebbe rientrare nel commercio petrolifero con l’Occidente è l’Iran, se si raggiungerà un accordo sul nucleare che nei giorni scorsi sembrava vicino: ma a quel negoziato partecipa anche la Russia, si vedrà se proverà a ostacolarlo per fini propri nella fase finale.

E che alternative ci sarebbero al gas russo?

Ce ne sono, ma non sono facili né rapide. Una ipotesi citata dalla Bbc è che l’Europa importi più gas liquido dall’America e da altri paesi. Un’altra è accelerare lo sviluppo di altre fonti energetiche, in particolare quelle rinnovabili, ma ciò richiede tempo. Una terza, considerata in particolare da Italia e Germania, è puntare di più su centrali a carbone. Infine si parla di responsabilizzare la popolazione europea esortandola a consumare meno energia: per esempio abbassando di un grado la temperatura nelle case. Indossare un maglione pesante o mettersi un plaid sulle ginocchia guardando la televisione, come gesto contro Putin e in difesa dell’Ucraina.

Quale sarà una conseguenza immediata per i consumatori occidentali?

L’aumento dei prezzi della benzina e della bolletta del gas. Da gennaio, il prezzo del gas è già aumentato del 37 per cento negli Stati Uniti e del 144 per cento in Europa.

Come reagirà la Russia all’embargo occidentale dei suoi prodotti energetici?

Mosca sostiene che il bando del petrolio farà raddoppiare il prezzo del greggio fino a 300 dollari a barile e ammonisce che chiuderà il rubinetto del gas all’Europa, se l’Europa metterà al bando il petrolio russo.

Lo farebbe davvero?

Questo resta da vedere. La Ue paga a Mosca 700 milioni di euro al giorno per il gas: se la Russia fermasse le esportazioni noi resteremmo senza gas ma Putin resterebbe senza soldi. Che è poi la ragione per cui il presidente ucraino Zelensky spinge l’Occidente a imporre un bando energetico a Mosca: in pratica una parte dei soldi che Putin spende per attaccare l’Ucraina gli arriva dalla Ue. Al di là dell’obiettivo immediato di punire Mosca con le sanzioni, nella speranza di costringere Putin a fermare i bombardamenti sull’Ucraina e cercare un accordo di compromesso, il bando energetico ha un obiettivo morale: mettere fine alla dipendenza del mondo democratico da un dittatore.

La Russia può vendere ad altri paesi il suo petrolio e il suo gas, se l’Occidente smetterà di comprarglieli?

In teoria, sì. In pratica è comunque una faccenda complicata. Le aziende petrolifere internazionali appaiono meno disponibili a rischiare di acquistare greggio dalla Russia, nota il Financial Times, temendo ripercussioni legali o di rovinare la propria reputazione. La recente decisione della Shell di comprare una partita fortemente scontata di petrolio russo ha provocato reazioni così forti da indurre la multinazionale britannica a interrompere subito dopo tutte le sue importazioni da Mosca e a chiudere tutti i suoi distributori di benzina in Russia. Una lezione salutare per altre compagnie.