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Corea del Sud al voto, sfida in stile "Squid Game" tra l'ex operaio e l'ex procuratore

(reuters)
Il Paese alle urne per scegliere il nuovo presidente, dopo una campagna elettorale molto feroce all'insegna di colpi bassi, corruzione e avatar. Dagli ultimi sondaggi, si profila un testa a testa tra i partiti Yoon e Lee. Divisi su molti temi e uniti solo sull'antifemminismo
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PECHINO - L’ex procuratore d’acciaio, Yoon Suk-yeol, contro Lee Jae-myung, l’operaio diventato governatore, il “Bernie Sanders di Seul”. Decima economia del mondo e quarta dell’Asia, la Corea del Sud va alle urne oggi per scegliere il nuovo presidente al termine di una campagna elettorale dai colpi, davvero, bassissimi. Scandali, sangue, corruzione, insulti di ogni tipo, avatar, sciamani e agopuntori anali come consiglieri. Nelle ultime settimane sembrava la trama di una serie tv, tanto che pure l’Associated Press la chiama la “Squid Game Election”. 

Dodici i candidati ma il testa a testa è tra Yoon (del Partito del potere al popolo, di destra) e Lee (del Partito democratico, centrosinistra), appaiati anche negli ultimi sondaggi (sebbene il primo sia dato leggermente in vantaggio), che dovranno far fronte alla peggiore ondata di Covid che il Paese sta vivendo, che dovranno dare risposte su come far ripartire l’ec…

PECHINO - L’ex procuratore d’acciaio, Yoon Suk-yeol, contro Lee Jae-myung, l’operaio diventato governatore, il “Bernie Sanders di Seul”. Decima economia del mondo e quarta dell’Asia, la Corea del Sud va alle urne oggi per scegliere il nuovo presidente al termine di una campagna elettorale dai colpi, davvero, bassissimi. Scandali, sangue, corruzione, insulti di ogni tipo, avatar, sciamani e agopuntori anali come consiglieri. Nelle ultime settimane sembrava la trama di una serie tv, tanto che pure l’Associated Press la chiama la “Squid Game Election”. 

Dodici i candidati ma il testa a testa è tra Yoon (del Partito del potere al popolo, di destra) e Lee (del Partito democratico, centrosinistra), appaiati anche negli ultimi sondaggi (sebbene il primo sia dato leggermente in vantaggio), che dovranno far fronte alla peggiore ondata di Covid che il Paese sta vivendo, che dovranno dare risposte su come far ripartire l’economia, sui prezzi delle case che salgono, su come intendono riavviare i negoziati con la vicina Corea del Nord e su quali rapporti instaurare con la potenza regionale, la Cina, e l’alleato americano. Gli analisti affermano che non saranno le loro promesse o i piani populisti per la Corea del Nord a fare la differenza, ma ciò che la stampa chiama il “ciclo della vendetta”, caratteristica dell'estrema polarizzazione nella politica sudcoreana. Solamente un mandato di cinque anni è possibile per legge e, ad oggi, tutti gli ex capi di Stato ancora in vita sono passati per la prigione dopo aver lasciato la Casa Blu, la residenza presidenziale. 

L’ex operaio

Lee, 57 anni, ex operaio ed ex governatore della provincia di Gyeonggi, la più popolosa del Paese, il “Bernie Sanders sudcoreano”, ha proposto un reddito minimo universale da 1 milione di won (circa 800 euro). Si definisce un "estraneo al partito" e si è espresso più volte contro le politiche del presidente in carica Moon Jae-in. Definendo la politica del mercato immobiliare di Moon un "fallimento", ha promesso di raffreddare i prezzi degli immobili alle stelle e di espandere l'edilizia popolare. 

In politica estera sostiene che la Corea del Sud non abbia bisogno di scegliere tra il suo più grande partner commerciale, la Cina, e gli Stati Uniti. “La Corea del Sud non deve scegliere da che parte stare tra le due superpotenze nella loro crescente rivalità”. E propone un approccio flessibile alla questione nordcoreana. Ma è nel mirino per una operazione finanziaria sospetta, soprattutto dopo il suicidio di due testimoni chiave del caso. Sua moglie è stata accusata di appropriazione indebita di fondi pubblici e lui è stato oggetto di voci di presunti legami con la criminalità organizzata.

 

L’ex procuratore

Yoon, 61 anni, è l’ex procuratore generale promosso proprio dall’uscente Moon. Le sue indagini hanno aiutato a incarcerare due ex presidenti, nonché il capo di Samsung, con l'accusa di corruzione. Chiede una maggiore cooperazione con Washington per far fronte alla crescente minaccia nucleare rappresentata dal Regno Eremita. Ha promesso di riavviare i colloqui e di presentare una tabella di marcia con benefici “significativi e rapidi” per Pyongyang, a patto che quest’ultima intraprenda azioni concrete per la denuclearizzazione. Ma ha affermato pure che occorre aumentare la deterrenza militare, anche rafforzando i legami con gli Stati Uniti. E che gli attacchi preventivi possono essere l'unico modo per contrastare i nuovi missili ipersonici del vicino. Un altro cambiamento nella politica estera della Corea del Sud sotto Yoon sarebbe nelle sue relazioni con il Giappone, dopo anni di legami tesi. Gli scandali hanno toccato anche lui e la sua famiglia. Mentre lavorava come procuratore generale, avrebbe organizzato l'apertura di denunce penali contro i politici in corsa alle elezioni legislative del 2020. Sua suocera ha ricevuto una condanna a tre anni di prigione per frode. Sua moglie ha ammesso di aver falsificato la maggior parte del suo curriculum.

Simili i due candidati lo sono nel comune antifemminismo. Un tema molto sentito nel Paese e numerosi sono i gruppi, in prevalenza giovani uomini, che si fanno promotori di istanze antifemministe. Yoon ha proposto l’eliminazione del Ministero dell’uguaglianza di genere, mentre Lee ha detto che le istanze femministe creano discriminazioni nei confronti dei maschi.