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La guerra in Ucraina blocca il commercio marittimo: "Prezzi destinati a salire"

(reuters)
Mercantili fermi nel Mar Nero, navi bersagliate nel conflitto, marinai uccisi. Dai tempi della pandemia commerciare via mare non era mai stato così difficile. A rischio gli approvvigionamenti di grano e mais
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ANTALYA (Turchia) - La guerra in terra ucraina sta ormai bloccando anche i traffici via mare. Sì, da Odessa a Mykolaiv, le città portuali che da giorni sono oggetto di gravissimi bombardamenti, ci sono almeno duecento fra cargo mercantili e petroliere provenienti da mezzo mondo, bloccati coi loro equipaggi: ovvero con almeno 3500 uomini a bordo.

Uno stop – lo conferma la londinese Windward Ltd, che si occupa di tracciare il traffico marittimo - che si riflette sull’attività nel resto del mondo: a causa del conflitto ucraino oggi ci sono più navi bloccate negli scali internazionali che durante l’intero periodo della Seconda Guerra Mondiale. 

Non è dunque bastata la pandemia a mettere a dura prova le catene di approvvigionamento globali. Secondo gli esperti le conseguenze di questa guerra sono ancora difficili da calcolare: ma i danni al commercio sono già evidenti e le scorte di grano e di mais – provenienti…

ANTALYA (Turchia) - La guerra in terra ucraina sta ormai bloccando anche i traffici via mare. Sì, da Odessa a Mykolaiv, le città portuali che da giorni sono oggetto di gravissimi bombardamenti, ci sono almeno duecento fra cargo mercantili e petroliere provenienti da mezzo mondo, bloccati coi loro equipaggi: ovvero con almeno 3500 uomini a bordo.

Uno stop – lo conferma la londinese Windward Ltd, che si occupa di tracciare il traffico marittimo - che si riflette sull’attività nel resto del mondo: a causa del conflitto ucraino oggi ci sono più navi bloccate negli scali internazionali che durante l’intero periodo della Seconda Guerra Mondiale. 

Non è dunque bastata la pandemia a mettere a dura prova le catene di approvvigionamento globali. Secondo gli esperti le conseguenze di questa guerra sono ancora difficili da calcolare: ma i danni al commercio sono già evidenti e le scorte di grano e di mais – provenienti in buona parte proprio da Russia e Ucraina - a rischio un po’ ovunque. E infatti il blocco sta già mandando i prezzi alle stelle: quello del grano, per dire, è volato su del 55 per cento in 15 giorni.  

«È il più grande scossone globale dai tempi della crisi petrolifera degli anni Settanta» dice al Wall Street Journal il politologo della Campbell University Sal Mercogliano: «Significa inflazione crescente nel mondo e meno cibo in quei paesi dell’Africa e del Medio Oriente interamente dipendenti dalle scorte provenienti da Mosca e da Kiev». Come l’Egitto: che compra dai russi l'85 per cento del suo grano.

Intanto pure i premi assicurativi sono vertiginosamente aumentati: e questo significa ulteriori sovraprezzi del costo di ciascun trasporto e di conseguenze sui prezzi dei beni primari. Ecco perché ora le maggiori organizzazioni marittime internazionali chiedono di mettere in atto sistemi di protezione per navi e marinai. Molti equipaggi bloccati, spiegano, sono allo stremo e hanno già finito carburante e provviste.  

D’altronde, provare a uscire dai porti e avventurarsi sulle acque del Mar Nero o dell’attiguo Mar d’Azov è sempre più pericoloso. Sono già almeno cinque i cargo bersagliati da missili nonostante battessero bandiere di tutt’altri colori, provenienti com’erano da Giappone, Turchia, Bangladesh, Moldavia ed Estonia.

Il primo giorno di guerra un missile ha incendiato a largo di Odessa la turca Yasa Jupiter, che trasportava merci per il colosso americano Cargill Inc. Poi è toccato alla petroliera moldava Millennial Spirit, con a bordo 600 tonnellate di petrolio e diesel, che ha sfiorato la tragedia prendendo fuoco dopo essere stata colpita da un razzo: due membri dell'equipaggio sono rimasti gravemente feriti. Anche la nave giapponese Namura Queen è finita sotto le bombe. E un marinaio è morto sulla bengalese Banglar Samriddhi. 

Russi e ucraini si rimbalzano le responsabilità. Ma almeno nel caso della Estone MV Helt, affondata dopo essere stata colpita sotto la linea di galleggiamento, la responsabilità è evidentemente di Mosca, anche se i colpi possono essere stati sparati dall’Ucraina. «I russi l’hanno usata come scudo per nascondere le loro manovre militari» ha infatti denunciato la Guardia Costiera ucraina su Facebook: «Costringono sempre più spesso le navi commerciali a spostarsi in zone pericolose per nascondersi dietro di loro».

Manovre mirate a soffocare le città ucraine che hanno sbocchi sul mare visto che le forze navali di Kiev sono praticamente inesistenti da quando nel 2014 i russi requisirono il grosso dell flotta ancorata in Crimea, durante l’annessione della penisola. Mentre la nave ammiraglia Hetman Sahaidachny, è stata affondata dal suo stesso equipaggio per ordine del ministro della Difesa Oleksiy Reznikov, con lo scopo di non lasciarla catturare dal nemico.