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Guerra in Ucraina, alla Cina conviene sostenere la Russia?

(ansa)
Pechino potrebbe approfittare dell'isolamento russo per stringere legami ancora più forti con Mosca. Ma guarda con timore alle sanzioni, temendo di diventare in futuro lei stessa un bersaglio dell'Occidente. E gli effetti sui prezzi del conflitto si stanno facendo sentire già anche in Asia
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PECHINO - Quanto ci perde, e quanto ci guadagna, la Cina dall’amicizia tra Xi Jinping e Vladimir Putin in questa crisi ucraina? Quali sono i pericoli, e i benefici, della “cooperazione senza limiti” che i due presidenti annunciarono il 4 febbraio, all’apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino? Quali effetti può avere per il Dragone dal punto di vista economico e politico la partnership strategica con Mosca, visto l’evolversi della guerra e le massicce sanzioni contro la Russia? Cerchiamo di dare delle risposte. Spoiler: i rischi sono al momento maggiori rispetto alle opportunità.

Le ricadute economiche e lo spettro delle sanzioni 

Stabilità è la parola chiave per il Partito comunista cinese. All’interno e all’estero. Per continuare a fare crescere la sua economia e portare avanti la sua “ascesa pacifica” nel mondo. E’ il patto non scritto tra Partito e cittadini: il Paese cresce e …

PECHINO - Quanto ci perde, e quanto ci guadagna, la Cina dall’amicizia tra Xi Jinping e Vladimir Putin in questa crisi ucraina? Quali sono i pericoli, e i benefici, della “cooperazione senza limiti” che i due presidenti annunciarono il 4 febbraio, all’apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino? Quali effetti può avere per il Dragone dal punto di vista economico e politico la partnership strategica con Mosca, visto l’evolversi della guerra e le massicce sanzioni contro la Russia? Cerchiamo di dare delle risposte. Spoiler: i rischi sono al momento maggiori rispetto alle opportunità.

Le ricadute economiche e lo spettro delle sanzioni 

Stabilità è la parola chiave per il Partito comunista cinese. All’interno e all’estero. Per continuare a fare crescere la sua economia e portare avanti la sua “ascesa pacifica” nel mondo. E’ il patto non scritto tra Partito e cittadini: il Paese cresce e assicura benessere e il Pcc continua a governare. E’ ancora difficile per la Cina quantificare l’impatto delle sanzioni occidentali contro Mosca. Di certo, è molto preoccupata. Pechino dall’inizio si scaglia contro le sanzioni inflitte alla Russia, che considera “illegali”. Una sottolineatura non soltanto per prendere le posizioni dell’amico vicino, ma per difendere sé stessa. Si batte contro questi provvedimenti unilaterali perché non vuole che, un domani, vengano applicate pure a lei.

Il segretario al commercio Usa, Gina Raimondo, in un’intervista al New York Times, mette in guardia le società cinesi: chi aiuta la Russia potrebbe subire azioni “devastanti”, specificando che Washington taglierebbe le compagnie colpevoli fuori dalla fornitura di apparecchiature e software americani di cui hanno bisogno per realizzare i loro prodotti, citando il colosso cinese dei semiconduttori Smic. Significativo, poi, che due delle più grandi banche commerciali cinesi, Bank of China e Icbc, nelle scorse settimane abbiano limitato i finanziamenti o gli acquisti di materie prime russe. Pure la Asian Infrastructure Investment Bank, sostenuta dalla Cina, ha sospeso le sue attività relative alla Russia. 

 

Uno scambio commerciale da record. Ma non comparabile a quello con Ue e Usa. E c’è la paura dell’isolamento

Gli scambi nel 2021 tra Pechino e Mosca hanno toccato il record di 146,88 miliardi di dollari. Ma l’economia russa, nonostante ciò, non è nella top 10 dei partner commerciali di Pechino. La Cina non vuole cadere nell’isolamento visto che nel 2021 è grazie all’import-export con il resto del mondo (superiore al 20%) che la propria economia è cresciuta. Lo scambio con l’Unione europea è stato, infatti, di 828 miliardi. Quello con gli Stati Uniti di 756 miliardi. La Cina ha un disperato bisogno di un’economia globalizzata. In caso di isolamento, la Russia non potrebbe da sola costituire un mercato alternativo. Qualsiasi turbolenza esterna può tornare indietro, per la Cina, come un boomerang.

Gli shock internazionali e le preoccupazioni alimentari

Come maggiore importatore di petrolio e tra i più grandi acquirenti di prodotti  alimentari, l'economia cinese è profondamente esposta alle turbolenze del mercato. La seconda economia del mondo importa circa il 70 per cento del suo petrolio e il 40 per cento del suo gas. I prodotti che la Russia esporta sono certamente quelli che qui fanno più gola: petrolio, gas, cereali. La Russia è il secondo più grande fornitore di petrolio della Cina, dopo l'Arabia Saudita, con volumi medi di 1,59 milioni di barili al giorno l'anno scorso: il 15,5% delle importazioni cinesi. La Russia è anche il terzo fornitore di gas di Pechino: 16,5 miliardi di metri cubi di combustibile verso il Dragone nel 2021, il 5% della domanda cinese. Il giorno dell’apertura dei Giochi olimpici invernali, il 4 febbraio, Putin e Xi hanno siglato nuovi accordi proprio su petrolio e gas: consegna di 100 milioni di tonnellate di petrolio greggio russo in dieci anni.

A preoccupare il presidente cinese è anche il fabbisogno alimentare. La nazione deve "garantire gli approvvigionamenti di importanti prodotti agricoli, in particolare di grano”. Pechino è diventata il più grande importatore di orzo ucraino lo scorso anno e circa il 30% delle importazioni di mais della Cina l'anno scorso, più di 8 milioni di tonnellate, proveniva dall’Ucraina. La Cina "non può fare affidamento sui mercati internazionali" per garantirsi gli acquisti di beni alimentari e deve concentrarsi sul mercato interno. "Le ciotole cinesi", ha aggiunto, dovrebbero essere "principalmente riempite di cibo cinese".

Primi effetti: benzina e smartphone 

Con i prezzi delle materie prime che crescono, la benzina in Cina è salita ai massimi da dieci anni. Scrive la rivista finanziaria Caixin che i prezzi all'ingrosso hanno raggiunto in media i 10.306 yuan (1.630 dollari) per tonnellata (+30% da inizio 2022). 

Anche sul fronte delle spedizioni si materializzano le prime ripercussioni. "I maggiori produttori cinesi di smartphone stanno tagliando le loro spedizioni in Russia a causa del crollo del rublo e delle sanzioni occidentali”, scrive il Financial Times. "I tagli, guidati da Huawei e Xiaomi, mostrano che gli sforzi del presidente cinese Xi Jinping e del suo omologo Putin per costruire uno stretto rapporto personale non stanno proteggendo i gruppi cinesi dalle ricadute economiche della guerra. Le sanzioni stanno inoltre rendendo difficile per le aziende cinesi sfruttare le opportunità create dall'esodo di gruppi occidentali dalla Russia. Il calo di oltre il 35% del rublo rispetto al dollaro dopo l'invasione ha reso difficile per le aziende cinesi vendere i loro prodotti in Russia senza subire perdite", perché dovrebbero far pagare ai clienti russi un prezzo in rubli molto più alto per compensare il tasso di cambio”.

 

Tutti d’accordo sui rischi economici? No 

Secondo Justin Lin Yifu, ex vicepresidente della Banca Mondiale e oggi docente presso la Peking University, la guerra in Europa non intralcerà i piani economici di Pechino. “Sono abbastanza fiducioso che la Cina supererà gli Stati Uniti entro il 2030”, sottolineando come la crisi comprometterà parzialmente la crescita cinese ma anche quella degli Stati Uniti.

 

Come potrebbe aiutare Mosca? E sé stessa?

“Molto probabilmente, la Cina sosterrà la Russia finanziariamente e attraverso il commercio nella misura in cui le sanzioni occidentali lo consentano", ha scritto Mark Williams, capo economista per l'Asia presso la società di ricerca Capital Economics, in un rapporto di febbraio. "Le grandi imprese e il governo non rischieranno un'ulteriore rottura delle relazioni con l’Occidente". L’ok all’import sul grano è già arrivato e Pechino ora sta valutando l’acquisto o l’aumento della propria partecipazione in colossi come Gazprom e il produttore di alluminio Rusal, come riporta Bloomberg. Anche se le fonti che hanno parlato con l’agenzia si affrettano a specificare che non si tratta di un “sostegno all’invasione”. 

Lo fa per mettersi al riparo. Più per questioni di stabilità interne: rischiare di collassare per colpa della Russia non è certo un’opzione per il Partito. Di certo, però, Pechino sembra destinata a beneficiare di un accesso più economico al petrolio russo dopo lo stop imposto dagli Stati Uniti. "La Cina e la Russia mantengono sempre una solida cooperazione energetica e continueranno a condurre una normale cooperazione commerciale, compreso il gas e il petrolio, nello spirito del rispetto reciproco, dell'uguaglianza e del mutuo beneficio", ha detto ieri il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian.

 

Qual è la linea ufficiale della propaganda di Partito? Pro-Cremlino

Il ministro degli Esteri Wang ha sottolineato che Pechino continuerà a trattare la Russia come un partner stretto. "L'amicizia tra i popoli cinese e russo è solida come una roccia. C'è una prospettiva luminosa per la cooperazione tra le due parti", ha detto Wang. "Non importa quanto precaria e impegnativa possa essere la situazione internazionale, la Cina e la Russia manterranno l'attenzione strategica e faranno avanzare costantemente la nostra partnership strategica completa di coordinamento per una nuova era. La relazione Cina-Russia è libera da interferenze o discordie seminate da terze parti".

 

Quali sono invece i rischi politici per Xi?

Sapeva dell’invasione? O si è fatto prendere in giro? Di certo una guerra così Pechino non la voleva e forse pensava che quella di Putin sarebbe stata un’operazione lampo senza troppe conseguenze. Ma Xi non può nemmeno sconfessare apertamente - rischiando di perdere la faccia ammettendo un errore in questo che è un anno cruciale per la sua rielezione - la partnership strategica con Mosca.

 

Quali le opportunità geopolitiche per la Cina?

La guerra potrebbe parzialmente distrarre gli americani dall’Indo-Pacifico e certamente la risposta occidentale sta dando alla Cina un’ottima opportunità per studiare attentamente come risponderebbe ad un’eventuale invasione di Taiwan. Tuttavia sarebbe azzardato pensare che la guerra in Ucraina inneschi immediatamente lo sbarco dell’esercito cinese sull’isola. Pechino è concentrata sulle questione interne e Xi non può permettersi altri errori. Ne ha già fatto uno stringendosi troppo a Mosca, visto come stanno procedendo le cose. E vista la reazione compatta di Usa e alleati sull’Ucraina, non può rischiare di commetterne un altro ancora più grave con azioni militari dall’esito ancora molto incerto.

Russia stato vassallo?

Più netta l’opinione di Seth Cropsey, in un’editoriale sul Wall Street Journal. “Supponendo che il collasso della Russia non sia imminente, la Cina userà il crescente isolamento della Russia per trasformare Mosca in un satellite petrolchimico, approfittando delle sanzioni occidentali per garantire i flussi di energia russa a tempo indeterminato. A sua volta, la Cina spera che la Russia, umiliata o incoraggiata dalla sua avventura in Ucraina - con o senza Putin al timone - occuperà l'attenzione dell'Occidente mentre Pechino si accaparra i possedimenti più preziosi del Pacifico ed estende i suoi legami economici e diplomatici in Medio Oriente, Africa ed Europa orientale. Lungi dall'accettare un'azione russa indipendente, la Cina conta sul fallimento russo per accelerare la soddisfazione del suo appetito sconfinato”.