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Il pasticcio dei jet polacchi all'Ucraina: che cosa è successo con gli aerei chiesti da Kiev

(ansa)
Il governo di Zelensky ha chiesto all'Occidente un sostegno per la difesa dello spazio aereo e dall'alto commissario Ue Borrell era arrivata una prima apertura.  Ma la fornitura dei velivoli dall'esercito polacco avrebbe rischiato un coinvolgimento della Nato nel conflitto. Il segretario di Stato Usa Blinken:" Vogliamo finire la guerra, non espanderla"
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“Il nostro scopo è finire la guerra, non espanderla, soprattutto verso i territori della Nato”. Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha messo fine con queste parole nettissime a un piccolo giallo che si infittiva da settimane. E che rischiava seriamente di acuire la tensione tra la Nato e la Russia. La questione ruotava intorno a 28 jet militari di stampo sovietico, i Mig-29, in dotazione all’esercito della Polonia, e all’ipotesi molto rischiosa di fornirli all’Ucraina. 

Con il drammatico acuirsi dell’aggressione militare russa che si osserva di giorno in giorno, il presidente ucraino Volodomyr Zelensky teme che i missili antiaerei generosamente forniti dall’Occidente non possano bastare più per difendersi da un probabile attacco più intenso dai cieli. Servono aerei, insiste. Sulle prime il presidente ucraino ha chiesto che la Nato istituisca una no-fly-zone. Ma l’ipotesi è stata respint…

“Il nostro scopo è finire la guerra, non espanderla, soprattutto verso i territori della Nato”. Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha messo fine con queste parole nettissime a un piccolo giallo che si infittiva da settimane. E che rischiava seriamente di acuire la tensione tra la Nato e la Russia. La questione ruotava intorno a 28 jet militari di stampo sovietico, i Mig-29, in dotazione all’esercito della Polonia, e all’ipotesi molto rischiosa di fornirli all’Ucraina. 

Con il drammatico acuirsi dell’aggressione militare russa che si osserva di giorno in giorno, il presidente ucraino Volodomyr Zelensky teme che i missili antiaerei generosamente forniti dall’Occidente non possano bastare più per difendersi da un probabile attacco più intenso dai cieli. Servono aerei, insiste. Sulle prime il presidente ucraino ha chiesto che la Nato istituisca una no-fly-zone. Ma l’ipotesi è stata respinta dagli alleati atlantici perché se un jet europeo o americano chiamato a presidiare i cieli ucraini venisse colpito dai russi - o viceversa - segnerebbe l’avvio di un conflitto diretto tra Mosca e l’Alleanza atlantica, con conseguenze incalcolabili, incluso l’impiego di arsenale nucleare.

Il punto è che lo stesso identico discorso varrebbe per un eventuale jet polacco fornito all’Ucraina che finisse in uno scontro diretto con l’aviazione russa. Tanto che Mosca ha fatto sapere ufficialmente nei giorni scorsi che interpreterebbe un’ipotesi del genere come l’ingresso diretto della Nato nel conflitto. La Polonia, è appena il caso di ricordarlo, è un membro dell’Alleanza atlantica, l’Ucraina no.

Com'è nato il cortocircuito sui jet

Ma quando è nato il pasticcio dei jet polacchi? A fine febbraio è stato l’Alto commissario agli Affari europei Josep Borrell ad annunciare per primo, dopo colloqui con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, la possibilità che un Paese europeo fornisca jet militari a Kiev. E aveva aggiunto che gli ucraini gli avevano chiesto dei Mig o altri jet di stampo sovietico che i loro piloti fossero in grado di guidare. D’ora in poi, aveva annunciato lo spagnolo, “forniremo jet da combattimento. E non solo munizioni. Ora garantiremo all’Ucraina armi più importanti per affrontare la guerra”. Apriti cielo. L’ipotesi aveva fatto saltare sulla sedia mezza Nato e ha messo in moto uno scaricabarile durato dieci lunghissimi giorni.

La retromarcia di Borrell

Borrell si è rimangiato l’uscita incauta in un battibaleno. Ma sia gli americani sia i polacchi hanno cominciato ad ammettere che i colloqui fossero in corso perché la Polonia cedesse i suoi 28 vecchi jet militari all’Ucraina, utilizzabili dai suoi piloti abituati agli aerei sovietici, in cambio di F-16 americani. Ma secondo indiscrezioni dell’una e dell’altra parte si trattava di ammissioni fatte a denti strettissimi. Persino i “falchi” polacchi, interventisti e durissimi con Mosca, ad un certo punto avevano fatto sapere, attraverso un tweet degli uffici del premier Mateusz Morawiecki, che non avrebbero fornito gli aerei direttamente all’Ucraina. Nella testa di tutti risuonavano sicuramente gli avvertimenti di Mosca: se un aereo polacco interviene nella guerra in Ucraina, lo interpretiamo come un attacco diretto della Nato, aveva fatto sapere il Cremlino.

La mossa di Varsavia

Martedì scorso, l’ennesimo colpo di scena che ha messo, di fatto, la pietra tombale sul piano. La Polonia ha annunciato che avrebbe trasferito i 28 jet a costo zero alla base militare Nato di Ramstein, in Germania. E Morawiecki ha spiegato l’offerta sostenendo che l’eventuale fornitura degli aerei sarebbe dovuta avvenire con una decisione “unanime” della Nato. Non doveva essere, in altre parole, un’iniziativa polacca.

A strettissimo giro il Pentagono ha bollato la proposta come “insostenibile”. E mercoledì sera, secondo il New York Times, il Segretario alla Difesa Lloyd J. Austin III ha chiamato il suo omologo polacco per dirgli che la proposta era morta.

Ma durante la giornata era già avvenuto un altro coup de theatre: il consigliere diplomatico del presidente polacco Andrej Duda ha rivelato che l’iniziativa dei jet, l’idea balzana di sfidare la Russia nei cieli ucraini, era venuta dall’Europa. E’ stato Borrell, insomma, a mettere in moto una valanga che per fortuna è stata fermata in tempo. Daniel Fried, ex ambasciatore americano in Polonia, commenta che “è stato un pasticcio. Il mio sospetto è che ci sia stata un caos informativo che ha prodotto segnali confusi alla Polonia”. Ma in una guerra così feroce e con delle linee rosse così nette, sarebbe meglio evitare anche i pasticci informativi.