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In Romania tra i soldati americani che simulano la guerra: “Così battiamo i russi”

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In Romania l’Alleanza si esercita a fronteggiare un’invasione di Putin: “Se non usano l’atomica non passeranno”. Ma ci si prepara a un attacco chimico
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SMARDAN (Romania) - Provateci. E' il messaggio che esplode forte e chiaro, quando i carri armati rumeni TR-85 sparano insieme agli Stryker, i Bradley e gli M777 americani. Provateci pure, dopo la vergognosa carneficina di cui vi state macchiando in Ucraina, a violare la linea rossa dei confini Nato. Noi siamo qui, pronti ad accogliervi. E a giudicare da quanto è andata male la vostra offensiva su Kiev, è difficile supporre che ve la cavereste tanto meglio in uno scontro convenzionale con noi.    


Sono passate da poco le dieci del mattino, quando sulla steppa gelata davanti al Centrul Secundar de Instruire pentru Lupta di Smârdan, iniziano ad avanzare i mezzi di "Justice Eagle 22.1". E' un'esercitazione bilaterale fra Romania e Usa che si svolge ogni anno, ma è inutile spiegare perché stavolta abbia un significato particolare. A venti chilometri da qui, c'è il confine con l'Ucraina e la Moldova, affo…

SMARDAN (Romania) - Provateci. E' il messaggio che esplode forte e chiaro, quando i carri armati rumeni TR-85 sparano insieme agli Stryker, i Bradley e gli M777 americani. Provateci pure, dopo la vergognosa carneficina di cui vi state macchiando in Ucraina, a violare la linea rossa dei confini Nato. Noi siamo qui, pronti ad accogliervi. E a giudicare da quanto è andata male la vostra offensiva su Kiev, è difficile supporre che ve la cavereste tanto meglio in uno scontro convenzionale con noi.    


Sono passate da poco le dieci del mattino, quando sulla steppa gelata davanti al Centrul Secundar de Instruire pentru Lupta di Smârdan, iniziano ad avanzare i mezzi di "Justice Eagle 22.1". E' un'esercitazione bilaterale fra Romania e Usa che si svolge ogni anno, ma è inutile spiegare perché stavolta abbia un significato particolare. A venti chilometri da qui, c'è il confine con l'Ucraina e la Moldova, affollato da migliaia di rifugiati in fuga. Se una volta presa Odessa, Putin si facesse venire in testa altre strane idee, questo diventerebbe il primo fronte della guerra contro la Nato, insieme alla Polonia. Non a caso, oltre ai carri armati della Brigazii 9 Mecanizata Marasesti, ci sono i mezzi della 1st Infantry Division basata a Fort Riley, in Kansas, e quelli di Fort Hood, in Texas, che si sono uniti al 2nd Cavalry Regiment di stanza a Vilsek, in Germania, dopo che il presidente Biden ha deciso di rinforzare i 70.000 soldati americani presenti abitualmente in Europa, per rispondere all'aggressione di Vladimir. Già dal 2014, invasione della Crimea, era in corso l'Operation Atlantic Resolve, che faceva ruotare in Europa orientale 7.000 militari, 25 elicotteri Apache, 10 Chinooks, 50 Black Hawks, 80 carri armati Abrams e 130 Bradley, ma ora il totale delle truppe Usa schierate nel Vecchio continente tocca i 100.000 uomini. A loro, per rinforzare in maniera specifica la Romania, si sono aggiunti i caccia italiani nella base Mihail Kogalniceanu di Costanza, mezz'ora scarsa di volo da qui, gli olandesi e adesso i francesi.      


"Justice Eagle 22.1" comincia con l'artiglieria, che da lontano spazza le posizioni nemiche in direzione est, per preparare il terreno all'avanzata dei mezzi di terra. Il concetto strategico prevederebbe anche l'intervento degli elicotteri di Fort Hood e l'aviazione, che però resta simulato. I carri rumeni TR-85 sono i primi a sparare, munizioni vere, seguendo la tradizionale tattica a sbalzi. Colonne di fumo nero si alzano dagli obiettivi, vecchie carcasse di mezzi militari che saltano in aria. A quel punto arrivano i Bradley e gli Striker, armati con i razzi Javelin che in Ucraina stanno decimando i carri russi. Si posizionano sopra una cresta di terreno che sovrasta la vallata del poligono, e allora esce anche la fanteria dal ventre dei meccanizzati. Fanno fuoco i carri, gli Striker, i Bradley, gli M777, ma anche i mortai e le mitragliatrici piazzate a terra. Per circa un'ora si sente il tuono costante di quello che sarebbe un inferno, se dall'altra parte ci fosse qualche essere umano a sfidarlo. Poi inizia il ripiegamento, veloce e ordinato come era stato l'attacco.

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Tornati alla base, il primo parlare è l'ospite, il colonnello rumeno Adrian Costaru. L'ordine che ha ricevuto deve essere quello di non drammatizzare: "Siamo molto soddisfatti, perché abbiamo dimostrato la capacità dei nostri reparti di combattere in maniera integrata". Quando gli fai notare che sparavano verso quello che tra qualche giorno potrebbe diventare il nuovo confine fra la Romania e la Russia, il colonnello non fa una piega: "Il nostro paese confina ancora con l'Ucraina, non con la Russia". Dietro di lui, on background, un collega americano aggiunge: "Secondo la nostra intelligence, Mosca pensava di conquistare Kiev e prendere il controllo dell'intero paese entro il 6 marzo.

Invece stanno ancora là, a combattere. E' evidente che le cose non sono andate per il verso previsto". Off the record, la considerazione che si aggiunge è la sorpresa per l'inefficienza dei russi: se mobilitando 200.000 soldati non sono riusciti a piegare l'esercito ucraino, contro il massiccio dispiegamento convenzionale delle forze Nato difficilmente farebbero meglio. A meno che non abbiano in mente di usare le armi nucleari, rischiando la fine del genere umano, o quelle chimiche.

E su questo, il maggiore John Ambelang che ci accompagna fa una precisazione: "La mia precedente unità era specializzata nelle armi chimiche, e posso assicurarvi che i russi stanno solo facendo ridicola propaganda, quando ci accusano di preparale con gli ucraini. Gli Stati Uniti rispettano al cento per cento la Chemical Weapons Convention e la Biological Weapons Convention. Il compito della mia unità è solo quello di garantire che i nostri soldati siano protetti, se il nemico le usasse". Postulato logico: siccome invece Mosca le armi chimiche e biologiche le ha sviluppate, forse lancia queste false accuse per poi avere la giustificazione di impiegarle, tanto male va la sua offensiva. Come peraltro ha avvertito anche il capo della Cia Burns: "Valutiamo seriamente la minaccia. Questa è una cosa che, come tutti voi sapete bene, fa parte del comportamento della Russia. Hanno usato le armi chimiche contro i loro stessi cittadini".
Il sottotenente Jafr Kazmi, appena rientrato dal fronte di "Justice Eagle" col suo plotone di Stryker, non ci fa neppure caso: "Oggi abbiamo dimostrato la nostra forza. Contro qualsiasi nemico, comunque armato. Abbiamo visto la potenza della nostra alleanza. Siamo pronti, per chiunque".