Droni a Kiev e gas da Mosca: il difficile equilibrio di Erdogan
di Gabriella Colarusso , di Gabriella Colarusso"Lo status internazionale della Turchia è l'unico vincitore dei colloqui Russia-Ucraina". La battuta dell'analista Samuel Ramani riassume il senso del vertice di Antalya, il suo mezzo fallimento perché se tra russi e ucraini non si è aperto nessun reale negoziato, Erdogan può però rivendicare il suo ruolo di mediatore. Gliel'ha riconosciuto ieri pomeriggio anche il presidente americano Joe Biden: "Apprezziamo" gli sforzi di Ankara per "una soluzione diplomatica del conflitto".
Distesa tra il Mar Nero e il Mediterraneo, la Turchia sta cercando un compromesso tra i suoi interessi in conflitto nella guerra scatenata da Mosca. La linea l'ha data lo stesso presidente turco: "Non abbiamo intenzione di rinunciare a nessuno dei due Paesi".
I rapporti con l'Ucraina
Con l'Ucraina, la Turchia ha solide relazioni politiche ed economiche fin da quando nel 1991 fu uno dei primi Sta…
"Lo status internazionale della Turchia è l'unico vincitore dei colloqui Russia-Ucraina". La battuta dell'analista Samuel Ramani riassume il senso del vertice di Antalya, il suo mezzo fallimento perché se tra russi e ucraini non si è aperto nessun reale negoziato, Erdogan può però rivendicare il suo ruolo di mediatore. Gliel'ha riconosciuto ieri pomeriggio anche il presidente americano Joe Biden: "Apprezziamo" gli sforzi di Ankara per "una soluzione diplomatica del conflitto".
Distesa tra il Mar Nero e il Mediterraneo, la Turchia sta cercando un compromesso tra i suoi interessi in conflitto nella guerra scatenata da Mosca. La linea l'ha data lo stesso presidente turco: "Non abbiamo intenzione di rinunciare a nessuno dei due Paesi".
I rapporti con l'Ucraina
Con l'Ucraina, la Turchia ha solide relazioni politiche ed economiche fin da quando nel 1991 fu uno dei primi Stati a riconoscere l'indipendenza dell'ex Repubblica sovietica. Nel 2014, Erdogan definì l'occupazione della Crimea "un'annessione illegale", anche se rifiutò di unirsi alle sanzioni internazionali contro Mosca. Da allora, la cooperazione si è sviluppata sia nel commercio che nella Difesa. Oggi la Turchia è il primo investitore estero in Ucraina (quasi 5 miliardi di dollari nel 2021), ha fornito a Kiev i droni Bayraktar Tb2 che si stanno rivelando preziosi per la difesa contro i russi.
L'azienda che li produce, la Bakyar, stava costruendo uno stabilimento in Ucraina. Nei primi due mesi dell'anno, l'export militare turco verso Kiev è cresciuto del 5mila per cento rispetto allo scorso anno, fino a 59 milioni di dollari. Ma componenti e know how viaggiavano anche in direzione contraria: quando la Turchia, membro della Nato, è stata sanzionata per l'acquisto dei sistemi di difesa russi S-400, si è rivolta all'Ucraina per colmare alcune lacune tecnico-ingegneristiche nella produzione militare. Ankara è favorevole all'ingresso dell'Ucraina nella Nato per contenere la presenza russa nel Mar Nero.
L'ambivalenza con la Russia
Con Mosca i rapporti sono ambivalenti. Erdogan ha deciso di bloccare il passaggio alle navi militari negli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, in base alla convenzione di Montreux, una mossa che gli è valsa il plauso di americani ed europei, e che è servita in parte a ricucire le fratture prodotte dalle esplorazioni turche sul gas nel Mediterraneo orientale e dall'acquisto degli S-400 russi - costato ad Ankara sanzioni e lo stop di Washington alla fornitura degli F-35. Ma come nel 2014, la Turchia non si è unita alle sanzioni occidentali contro la Russia e non ha chiuso il suo spazio aereo per non rompere con Mosca. La ragione è innanzitutto economica: il 45% del gas naturale e il 17% del petrolio usato dai turchi arrivano dalla Russia, insieme a milioni di turisti ogni anno. Il gasdotto Turkstream che porta il gas dalla Russia bypassando l'Ucraina attraversa la Turchia. In diversi scenari di conflitto, Erdogan e Putin sono riusciti a trovare compromessi pur partendo da fronti opposti.
È successo in Siria, dove la Turchia - avversaria di Assad, sostenuto da Mosca e dall'Iran - si è accordata con la Russia per fare pattugliamenti congiunti perché l'enclave siriana di Idlib, controllata di fatto dai turchi, è un nervo scoperto per Ankara, che vuole evitare a ogni costo una nuova ondata di profughi ai suoi confini. La stessa sequenza di conflitto e compromesso si è vista nel Nagorno Karabakh, dove è stato l'accordo tra Putin e Erdogan a porre fine alla guerra tra armeni e azeri, questi ultimi finanziati e armati dalla Turchia. In Libia Turchia e Russia restano su fronti contrapposti, la prima con Tripoli, la seconda con Haftar, ma anche lì il dialogo è necessario.