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La rabbia dei fedelissimi di Putin all’oscuro dell’attacco: “Ci ha ingannati”

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Il malumore nei corridoi del potere: nessuno era informato dei piani o era pronto alle sanzioni. “Ma chi decide di dimettersi rischia la galera”
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Mosca. C'è una frase che risuona da oramai due settimane nelle dorate stanze moscovite del potere: "Ci ha ingannati!". Neppure i fedelissimi di Vladimir Putin, concordano diverse fonti russe, erano stati messi al corrente sui suoi piani militari in Ucraina. Chi per anni si era costruito una reputazione e un impero in patria o aveva coltivato una dolce vita all'estero tra ville in Occidente ed enormi conti nascosti oggi vede i suoi castelli sgretolarsi come sabbia sotto il durissimo colpo delle sanzioni occidentali.

 

In molti, almeno un quarto dei funzionari ai vertici, vorrebbero dimettersi per protesta, ma non possono: sarebbero accusati di tradimento. "Puoi dimetterti solo per andare in galera", ha commentato ironicamente una fonte vicina al governo citata da Agentsvo, erede del sito d'inchiesta messo al bando Proekt. "Dimettersi adesso verrebbe visto come un tentativo di fuga", ha confermato al media russo con base a Riga Med…

Mosca. C'è una frase che risuona da oramai due settimane nelle dorate stanze moscovite del potere: "Ci ha ingannati!". Neppure i fedelissimi di Vladimir Putin, concordano diverse fonti russe, erano stati messi al corrente sui suoi piani militari in Ucraina. Chi per anni si era costruito una reputazione e un impero in patria o aveva coltivato una dolce vita all'estero tra ville in Occidente ed enormi conti nascosti oggi vede i suoi castelli sgretolarsi come sabbia sotto il durissimo colpo delle sanzioni occidentali.

 

In molti, almeno un quarto dei funzionari ai vertici, vorrebbero dimettersi per protesta, ma non possono: sarebbero accusati di tradimento. "Puoi dimetterti solo per andare in galera", ha commentato ironicamente una fonte vicina al governo citata da Agentsvo, erede del sito d'inchiesta messo al bando Proekt. "Dimettersi adesso verrebbe visto come un tentativo di fuga", ha confermato al media russo con base a Riga Meduza un'altra fonte governativa ancora più pessimistica: "Ti farebbero fuori".

Solo una cerchia ristrettissima di persone era stata informata della volontà di Putin di lanciare quella che ha chiamato "operazione militare speciale" in Ucraina: il ministro della Difesa Serghej Shojgu, il capo di Stato Maggiore delle forze armate Valerij Gerasimov e i leader del controspionaggio. Persino il capo di gabinetto dell'ufficio presidenziale, Anton Vajno, ne era all'oscuro.

Per settimane il premier Mikhail Mishustin e il suo primo vice Andrej Belousov si erano incontrati con la governatrice della Banca di Russia Elvira Nabiullina per preparare contromisure alle possibili sanzioni, come l'esclusione della Russia dallo Swift o il bando sulle importazioni high-tech, che sarebbero seguite, credevano, all'eventuale riconoscimento dell'indipendenza delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Contromisure insufficienti di fronte al fuoco di fila occidentale seguito all'offensiva russa in Ucraina. Tanto che Nabiullina, sentendosi tradita, avrebbe presentato invano le sue dimissioni già due volte, sostiene Julija Latynina, l'ex commentatrice di Eco di Mosca e Novaja Gazeta costretta a lasciare il Paese nel 2017 dopo ripetute minacce.

Persino gli analisti dell'Fsb, i servizi segreti eredi del Kgb, erano stati chiamati a preparare dei report sulla possibilità di "un attacco di un 'meteorite'". Report inutilizzabili. Nessuno avrebbe mai immaginato che il fantomatico "meteorite" sarebbe stato l'invio di truppe in un Paese vicino. "Lo avevano nascosto a tutti", ha scritto un agente dell'Fsb a Vladimir Osechin della Ong anticorruzione Gulagu.net. "È il contrappasso della segretezza: dal momento che nessuno di noi era stato informato, come avremmo potuto fare calcoli su quello che non ci era stato detto?".

"Prima chiunque poteva dimostrare le sue qualità dentro e fuori il Paese. German Gref era orgoglioso di Sberbank. Il sindaco Serghej Sobjanin aveva reso Mosca una capitale mondiale. Ora nessuno è più in grado di conseguire successi nel Paese. E all'estero è fuori questione. Non importa quel che faremo, sarà sempre peggio", è uno sfogo raccolto da Meduza. Andrej Kostin, il capo di Vtb, la seconda banca russa, sarebbe "in lutto".

Stando alla giornalista Farida Rustamova, il vice ceo di Yandex, Tigran Khudaverdjan, non voleva neppure partecipare all'incontro tra imprenditori e Putin convocato il 24 febbraio. E al Cremlino, dicono, "è tutto un delirio". I malumori sono tali che lo storico Andrej Zubov è convinto: "Ci sarà un golpe dall'alto molto veloce, come la rimozione di Krusciov nel 1964, la morte dello zar Paolo I nella notte tra l'11 e il 12 marzo o la strana morte di Stalin nel marzo 1953".