Odessa, il dramma degli ebrei più anziani: "Siamo sfuggiti a Hitler, ora con Putin riviviamo lo stesso terrore"
dal nostro inviato Giampaolo Visetti , dal nostro inviato Giampaolo VisettiODESSA – Roman Shvarcman tiene una valigetta accanto all’uscio di casa: qualche ricordo, biancheria, un paio di scarpe. Appena suonano le sirene e sente gli scoppi della contraerea, l’afferra e corre giù per dieci piani di scale. Si nasconde nel rifugio sotterraneo e resta immobile per ore, nel buio e al freddo. “E’ la borsa che avevo da bambino – dice – quando con la mia famiglia sono stato chiuso nel ghetto di Slobodka”. Nel 1941 aveva cinque anni: provava a fuggire dall’invasione dell’esercito rumeno, alleato della Germania di Hitler. “In queste ore rivivo lo stesso terrore – dice – di chi è stato privato dell’infanzia. Vedo di nuovo migliaia di bambini scappare a piedi nella neve, o venire uccisi da soldati stranieri senza capire perché. E’ la tragica replica del film della mia vita. Sono vecchio, so che i dittatori si nutrono di sangue”.
Nella comunità…
ODESSA – Roman Shvarcman tiene una valigetta accanto all’uscio di casa: qualche ricordo, biancheria, un paio di scarpe. Appena suonano le sirene e sente gli scoppi della contraerea, l’afferra e corre giù per dieci piani di scale. Si nasconde nel rifugio sotterraneo e resta immobile per ore, nel buio e al freddo. “E’ la borsa che avevo da bambino – dice – quando con la mia famiglia sono stato chiuso nel ghetto di Slobodka”. Nel 1941 aveva cinque anni: provava a fuggire dall’invasione dell’esercito rumeno, alleato della Germania di Hitler. “In queste ore rivivo lo stesso terrore – dice – di chi è stato privato dell’infanzia. Vedo di nuovo migliaia di bambini scappare a piedi nella neve, o venire uccisi da soldati stranieri senza capire perché. E’ la tragica replica del film della mia vita. Sono vecchio, so che i dittatori si nutrono di sangue”.
Nella comunità ebraica di Odessa restano 317 sopravvissuti al ghetto, o allo sterminio nazista della Seconda guerra mondiale. Come gli altri vecchi, in tutta l’Ucraina, non hanno più la forza di rimettersi in marcia per provare a salvarsi. Donne e bambini lo fanno. Gli anziani no: sono soli, esausti, malati, incapaci di camminare, Non vogliono abbandonare figli e nipoti. Con il tempo arriva il giorno in cui si smette di scappare sempre. Il loro dolore però è doppio: la guerra di oggi li fa crollare, quella di ottanta anni fa si ripresenta per riscuotere il conto dei ricordi. “Sono sopravvissuto ai campi di sterminio in Transnistria – dice Shvarcman – e sento Putin spiegare che ci aggredisce per denazificare il Paese. Assurdo: ricordo la stessa retorica cinica della Wermacht. Hitler tra il 1941 e il 1944 a Odessa ha sterminato 80 mila ebrei. Putin oggi vuole eliminare 43 milioni di ucraini”.
Prima della Seconda guerra mondiale in città vivevano 180 mila ebrei. Quando fu liberata dai nazisti, i sopravvissuti erano meno di un migliaio. Fino a dieci giorni fa la comunità ebraica contava 20 mila persone: 8 mila sono già fuggite. Rimangono i vecchi, sorpresi e tramortiti dalla realtà inconcepibile di un’altra guerra. I bambini in fuga commuovono: gli anziani che in tutta l’Ucraina restano imprigionati sotto le bombe dall’età, sono uno scandalo osceno e taciuto. “Quando ci invasero – dice Zhinaida Levith, 93 anni – i nazisti mi caricarono su un treno per il trasporto dei maiali. Gli aerei tedeschi volavano così basso che vedevo i caschi dei piloti. Alle 8 di sera il mio vagone si fermò accanto a un campo di pomodori: sono viva perché ho potuto mangiarli, mentre i contadini ci lanciavano patate”. Anche Zhinaida, deportata a 14 anni, conserva le ferite della guerra. “Non ho ritrovato un solo compagno di scuola – dice – e ho perduto i genitori. Mio cucino Stephan è stato ammazzato perché tentava di uscire dal ghetto in cerca di pane: aveva 16 anni. Oggi guardo la tivù e rivedo le stesse crudeltà a Kiev e a Kharkiv, a Mariupol e a Kherson. A Odessa aspettiamo il nostro turno. Hitler mi ha impedito di avere un solo giocattolo: Putin mi sta rubando gli ultimi giorni della vita”.
Il rabbino capo, Rav Avraham Wolff, ha fondato un’associazione che gestisce un orfanatrofio e una casa di riposo. Dal 2014 accoglie i rifugiati dalla Crimea conquistata da Mosca. Assiste una sessantina di vecchi, incapaci di salire su un pullmino per raggiungere la frontiera moldava. “Risentono bombe e sirene – dice – e piangono. Vedono le immagini della città assediata da trincee e carri armati, il fiume di gente che scappa. Rivivono il loro esodo, l’incubo dell’Olocausto. In Ucraina, pensando al nazismo di Hitler, eravamo certi che non sarebbe tornato mai più. All’improvviso rieccolo, sotto un altro profilo e con un volto senza baffi”.
Nel 1941 Odessa resistette due mesi agli invasori e fu poi occupata per tre anni. Anche quella memoria la spinge oggi a prepararsi per non cedere al più spietato degli attacchi. I vecchi sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale accettano di andare via solo se nessuno, tra i figli e nipoti, si vede invece obbligato a restare. Milioni accettano così il rischio del sacrificio. “Mia figlia è chirurgo – dice a 94 anni Tatiana Nazarchuk, ospite nella più grande casa di riposo della città – e si prepara a curare i feriti in battaglia a Mariupol. Suo marito combatte a Mykolajiv. Non ho nessun altro: li aspetto e affronto la mia seconda guerra. Da bambina avevo sempre fame. Oggi il dolore da giorni mi impedisce di ingoiare un solo boccone”. Questi ricoveri, pieni di superstiti all’invasione nazista, sono uno dei crimini dell’aggressione russa. I vecchi sono disperati. Resistono nell’angoscia che finiscano le medicine che li tengono in vita. Quando salta la corrente elettrica, o vengono spinti nei bunker per gli allarmi, si scoprono immersi nell’amputazione della loro giovinezza. “Alcuni non parlano dal 26 febbraio – dice l’infermiera Halyna Sydorka – perché ricordano l’arrivo delle truppe rumene nel 1941.
Altri rivedono gli spettri dell’Holodomor, la carestia innescata da Stalin nel 1933. Sterminò milioni di persone per fame. Molti anziani hanno perso i genitori. Oggi pensano alla loro terra ridotta a un campo di battaglia. I campi questa primavera non verranno seminati: i vecchi temono che l’invasione russa priverà gli ucraini del pane, preludio dell’epilogo staliniano”. Due guerre e due esodi, in una vita, sono troppi per sperare un giorno di tornare. Per questo a Odessa i vecchi condividono un’inconfessabile speranza. “Che Putin muoia – dice Zvimirsh Blinder nella sinagoga Chabad di via Osypova – e che la sua pazzia omicida lo segua nella tomba”. Sua mamma, 86 anni, è in ospedale. Suo figlio, 8 anni, non può più andare a scuola. A 52 anni anche Zvimirsh si scopre già prigioniero dei russi. Anche dell’odio, condannato nella morsa di chi dall’ingiustizia non può fuggire.